La Suicida Punita: scienza, arte, morte | Punished Suicide: science, art, death

Visitando un museo eco di voci lontane tornano ad ammaliare orecchio e animo di quanti scelgano di affrontare un viaggio verso mondi spesso dimenticati. A Parigi, ho percorso i corridoi dell’insolito e affascinate Museo di Anatomia Patologica “Dupuytren” che ha un suo rivale in Italia nel “Morgagni” sito all’interno dell’Università degli Studi di Padova.
(ENGLISH AT THE END OF THE ARTICLE)
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Fondato nel 1870 dal medico e ricercatore Lodovico Brunetti (1813-1899), custodisce e mostra oltre 1300 reperti anatomici conservati in secco o in formalina, suddivisi per diverse categorie patologiche, risalenti a un periodo che va dalla seconda metà dell’800 agli inizi del ‘900.
Tra i tanti resti esposti all’interno del museo, ha rapito la mia attenzione il volto di una fanciulla dalla lunga e folta chioma dorata.
Emerge così la storia di una sarta padovana di soli diciotto anni, tradita e picchiata dal suo innamorato. All’alba di una fosca giornata di fine inverno dell’anno 1863 la giovane decise di suicidarsi lanciandosi nelle acque del fiume che scorre al di sotto delle finestre dell’Università. Brunetti, venuto a conoscenza della tragedia, si fece portare il corpo che era stato recuperato dal fiume attraverso l’utilizzo di uncini. Il medico ebbe in tal modo la possibilità di mettere in pratica i propri studi sperimentando sulla salma della sciagurata cucitrice il suo moderno e innovativo metodo di difesa dei resti umani dallo scorrere del tempo: la tannizzazione.
Dopo aver realizzato un calco del volto e del busto di questa ignota ragazzina, asportò dal corpo esanime i capelli e la pelle che venne sgrassata e fissata con l’acido tannico per essere in seguito riposizionata con cura, insieme alla chioma, sulla sagoma. Le orbite oculari furono riempite da due sfere di vetro che avrebbero fissato da lì in poi sguardi atterriti di ignari visitatori.
I segni lasciati dagli adunchi arpioni sul giovane corpo al momento del suo recupero dalle acque rappresentarono un problema per la resa estetica dell’opera, l’anatomista allora completò la propria creazione inserendo ai lati del busto due rami secchi da cui delle implacabili serpi mummificate si snodano con spasimo straziando il volto della giovane, insinuandosi in esso sino a svanire nella dorata chioma. Dagli occhi grondanti lacrime e sangue, ottenuto con della cera colorata, uno squarcio sull’inferno si presenta impietoso, la camicetta bianca della giovane vergine è macchiata dal rosso liquido.
Immagini: Credit Image Foto #Carlo Vannini
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«Suicida Punita»: preparato tannizzato conservato presso il Museo di Anatomia Patologica dell’Universita`di Padova. 

La personificazione del castigo divino inflitto ai suicidi, considerati peccatori mortali, era realizzata, l’opera sconvolgente venne chiamata “La Suicida Punita“. I genitori della fanciulla furono convocati dal medico per vedere il risultato del suo lavoro, e asserirono questo ricordasse in maniera sbalorditiva le fattezze della ragazza.
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In un più macabro prosieguo della storia, l’opera venne scelta dall’Università per essere esibita durante l’Esposizione Universale di Parigi nel 1867 insieme a una ricerca dal nome: “Notice sur une nouvelle methode de conservation macro-microscopique des pièces anatomiques”.
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Lodovico Brunetti vinse il Grand Prix per le Arti e i Mestieri, il busto della infelice fanciulla, come nel più infausto epilogo di una favola tragica ritornò in Italia, nel museo Morgagni, dietro il fiume. Da lì, attraverso una teca di vetro, gli occhi insanguinati della suicida sconvolgono l’animo di quanti gli incontrino, un eterno castigo punisce i resti di una vita infelice lasciando un angoscioso ricordo di quell’esistenza spezzata.
La ricerca dell’anatomista è stata di recente ristampata per permettere ai tanti interessati medici e ricercatori di approfondire l’argomento trattato 150 anni fa.
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Da un angolo dimenticato del museo, all’interno di un’Università i cui corridoi brulicano di vivaci studenti, la Suicida Punita resta immobile; suo malgrado dopo decenni il proprio suicidio ci offre un singolare spunto riflessivo. La scultura macabra infatti racchiude in sé sia medicina e sperimentazione sia una rituale forma di arte incentrata sulla rappresentazione della morte. Il rispetto del cadavere cessa di esistere, l’onta del peccato diviene uno strumento utile per giustificare la ricerca e così i resti di un’esistenza tormentata si trasformano in terribile allegoria del castigo infernale. Il fascino della morte, il morboso rapporto tra philìa e neikos si vestono di scienza infrangendo il tabù delle esequie. La pulsione d’amore si trasforma in quella della distruzione. Il corpo umano smembrato e assemblato diviene improvvisamente moderno, stupisce per la propria ri-forma i visitatori dell’Esposizione Universale del 1867 i quali accettano il raccapricciante che è trasfigurato in elemento straordinario, utile, contemporaneo. L’esorcismo della morte è compiuto.
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Luciano Lapadula

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Visiting a museum, echoes of distant voices return to seduce the ear and mind of those who choose to take a trip to worlds often forgotten. In Paris, I walked the corridors of the unusual and fascinating Museum of Pathology “Dupuytren” which has a rival in Italy in “Morgagni” site within the University of Padua.  Founded in 1870 by a physician and researcher iLodovico Brunetti (1813-1899), preserves and displays over 1,300 anatomical parts of huma bodies, stored in dry or in formalin, date back to a period ranging from the Victorian era to the early ‘900 .
Among the many items on display inside the museum, it caught my attention the face of a young girl with a long, thick golden hair.
Thus emerges the story of a seamstress Paduan girl, she was just eighteen, despised and beaten by her lover. In early morning of a dark day in late winter of 1863 she decided to commit suicide by jumping into the river flowing beneath the University windows. Brunetti, became aware of the tragedy, and he wanted the young body,  brought from the river through the use of hooks. In that way, finlly, the doctor had the opportunity to put into practice his studies by experimenting on the body of the unfortunate girlr its modern and innovative method of defense of human remains by time: the tannizzazione.After making a cast of the face and upper body of this unknown girl, he takes away from the remains of her hair and skin that were tannizzati and repositioned carefully on the template. The eye sockets were filled by two glass spheres. The marks left by hooked harpoons on young body at the time of his recovery from the water represented a problem for the surrender of the work aesthetic, the anatomist then completed his creation by inserting the sides of the torso two dry branches from which the relentless snakes mummified tearing the face of the young, creeping into it up to vanish in the golden hair. From the eyes dripping blood, obtained with the colored wax, a glimpse of hell looks merciless, the white blouse of the young virgin is stained by the red liquid.
The personification of divine punishment inflicted on suicide, considered mortal sinners, was realized. The shocking opera was called “The Suicide Punished”, performed to the victim’s parents got their recognition about the staggering realism of the torso with respect to the body of the daughter. In a macabre rest of history, the work was chosen by the University to be performed during the Universal Exhibition in Paris in 1867. Lodovico Brunetti won the Grand Prix for Art and Crafts, the bust of the unfortunate girl, as in most inauspicious ending to a tragic story came back to Italy, in Morgagni museum, behind the river.
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6 thoughts on “La Suicida Punita: scienza, arte, morte | Punished Suicide: science, art, death

  1. Pingback: Cut me and I bleed latex – LuxInterior

  2. Sig.Luciano Padula,
    Lei ha preso non so dove delle mie fotografie che riguardano appunto la vergine punita senza citare la paternità delle fotografie e peggio ancora scontornandole su bianco cambiando completamente l’ immagine.
    A questo punto mi aspetto come minimo che lei le riporti come le ha trovate, che citi paternità della fotografia, il nome dell’ editore e il nome dell’autore della collana omonima.
    Mi aspetto che lei rimedi a questo errore, controllerò nei giorni a venire e in caso contrario passerò all’avvicato che segue queste pratiche.
    Saluti
    Carlo Vannini

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    • Gentilissimo, grazie per avermi scritto e scusi per la mancanza. Ho trovato le foto in rete senza riuscire a risalire all’autore. Con molto piacerese lei è d’accordo inserisco i suoi dati. Mi dica pure cosa vuole io scriva. Diversamente le elimino. Grazie mille, a presto.

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      • Buongiorno Sig.Padula,
        Capisco.
        Semplicemente rimettendo su nero le immagini e attribuendo paternità:
        Foto #Carlo Vannini
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        La ringrazio per la sua pronta risposta
        Cordialmente Carlo Vannini

        Ps: da dove ha scaricato le immagini?

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      • Caro, davvero non ricordo. Grazie per l’autorizzazione lo faccio con tanto piacere. Non ho realizzato le foto bianche. Ha quelle nere? O può dirmi dove trovarle? Grazie. Cari saluti.

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