The Most Beautiful Suicide

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Sul biglietto che Evelyn lasciò prima del tragico salto scrisse:

Non voglio che nessuno mi veda, nemmeno la mia famiglia. Fatemi cremare, distruggete il mio corpo.Vi supplico: niente funerale, niente cerimonie. Il mio fidanzato mi ha chiesto di sposarlo a giugno. Ma io non sarei mai la brava moglie di nessuno.
Sarà molto più felice senza di me. Dite a mio padre che, evidentemente, ho fin troppe cose in comune con mia madre

Era una ragazza di soli 23 anni.

Può un suicidio trattenere bellezza e trasformarsi in un’opera d’arte?

Io credo di si. L’elogio della morte di una bella ragazza è atroce e seducente. Da Andy Warhol a David Bowie – nella sua canzone “Jump They Say” – l’esistenza dolorosa di una vita spezzata nel suo fiorire, rende la protagonista un’eroina eterna.

Tratto dal mio libro “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume“,

la descrizione dell’accaduto.

 

“Edgar Allan Poe, all’interno del
suo saggio La filosofia della composizione,
scrisse che
«la morte di una bella
donna è senza dubbio l’argomento
più poetico del mondo»
e in proposito
colma di emozione è l’immagine
realizzata per caso dall’allora aiuto fotografo
Robert Wiles il primo maggio
1947.
Riuscì a immortalare la ventitreenne
Evelyn McHale distesa con
elegante ma innaturale compostezza
sul tetto di una limousine dopo un
lungo volo dall’ottantaseiesimo piano
dell’Empire State Building.
La fanciulla appare dolcemente
sprofondata tra le scure lamiere del
veicolo, i vetri infranti, l’acciaio laccato
ricurvo su se stesso per la violenza
dell’impatto, e lei lì, supina come
una bella addormentata in un sonno
senza fiato.
Dal freddo metallo della
vettura emerge prepotente il colore
rosso del raffinato tailleur. Bianca la
camicetta e bianchi i lunghi guantini
che vestono ancora alle mani. I capelli
biondi circondano un volto bellissimo
e dal trucco perfetto. Le calze sono
abbassate. Le braccia sono piegate e
la mano sinistra appare gentile accanto
al volto, socchiusa in un gesto che
sembra sofisticato e fascinoso.
Il suicidio
perde in questo caso l’orrore del
suo significato grazie alla bellezza di
un’immagine che appare come quella
di una rivista di moda. La paradossale
assenza di sangue e di deturpazione,
abbinata alla compostezza del soggetto,
fecero sorgere l’appellativo con il
quale la fotografia venne chiamata:
“il suicidio più bello”.
L’immagine lascia
scaturire una forte contraddizione
nella mente dello spettatore, sedotto
dall’estetica della morte che appare
crudelmente soave.
Vorremmo chiedere
a Evelyn il perché di quel gesto,
la frustrazione per l’incomprensibilità
della sua scelta genera una morbosa
attenzione ai dettagli che raccontano
della sua vita: la bianca sciarpa che
vorticosamente scendeva dalla finestra
raggiungendo il corpo, il porta-
trucco lasciato in disparte insieme al
cappotto ripiegato, la sua lettera di
addio.
Una morte violenta per una
fotografia dalla bellezza immortale.
Questa immagine attraente e insieme
aberrante venne pubblicata
all’interno della rivista “Life” con il
titolo The Most Beautiful Suicide.
La didascalia narrava:
«At the bottom of
the Empire State Building the body
of Evelyn McHale reposes calmly in
grotesque bier, her falling body punched
into the top of a car».
Lo scatto
fu poi rielaborato da Andy Warhol
nel 1962 con il nome: Suicide (Fallen
Body), in un’indagine sul rapporto tra
bellezza, morte e Pop Art.”
Luciano Lapadula

© COPYRIGHT:
Divieto di copia e riproduzione.
Contattare l’autore per info e disponibilità
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The Most Beautiful Suicide

On the piece of paper Evelyn left before the tragic leap, she wrote:

I don’t want anyone in or out of my family to see any part of me. Could you destroy my body by cremation? I beg of you and my family – don’t have any service for me or remembrance for me. My fiancé asked me to marry him in June. I don’t think I would make a good wife for anybody. He is much better off without me. Tell my father, I have too many of my mother’s tendencies

She was only 23 years old.

Can a suicide keep beauty and transform into a work of art?

I think yes. The praise of the death of a beautiful girl is terrible and seductive. From Andy Warhol to David Bowie – in his song “Jump They Say” – the traumatic existence of a life broken in its blossom, makes the protagonist an eternal heroine.

Taken from my book “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume“,

the description of the fact.

“Edgar Allan Poe, within its essay Philosophy of composition,
wrote that

«the death of a beautiful
woman is undoubtedly the most poetic
topic of the world »

and about this
the image realized by chance
by the former assistant photographer

Robert Wiles on the first of May
1947 is rich of emotion.

He succeeded in capturing the twenty-three years-old
Evelyn McHale lying with
elegant but unnatural composure
on the top of a limousine after a
long flight from the eighty-sixth floor
of the Empire State Building.


The girl seems to be sweetly
collapsed among the dark plates of
the car, the glasses smashed, the lacquered steel
bent on itself because of the violence
of the impact and the girl there, supine as
a sleeping beauty in a breathless
sleep.

From the ice-cold metal of the
car there comes, violently, the red colour
of the sophisticated suit. 
White is the

blouse and white are the long gloves
that still adorn her hands. Her blonde
hair frame a beautiful face
with a perfect makeup. 
The tights are
taken down. abbassate. Her arms are bent and
the left hand seems to be gentle near
the face, half-closed in a gesture that
seems to be sophisticated and charming.

The suicide,
in this case, loses the atrociousness of
its meaning thanks to the beauty of
an image that seems to come from 
a fashion magazine.

The paradoxical
absence of blood and disfigurement,
combined with the composure of the subject,
gave birth to the title with
which the picture was called:
“The Most Beautiful Suicide”.

The image gives
origin to a strong contradiction
in the observer’s mind, seduced
by the aesthetic of death that seems to be
cruelly sweet.

We would like to ask
Evelyn the reason of that gesture,
the frustration for the incomprehensibility
of her choice generates a morbid
attention to the details that
tell her life: the white scarf that
vertically fell from the window
reaching the body,
the beauty case left apart together with the folded coat, her suicide note.

A violent death for a
picture having an immortal beauty.


This charming and simultaneously
aberrant image was published
in the magazine “Life” with the
title The Most Beautiful Suicide.

The caption told:

«At the bottom of
the Empire State Building the body
of Evelyn McHale reposes calmly in
grotesque bier, her falling body punched
into the top of a car».

The shot
has been then redesigned by Andy Warhol
in 1962 with the name: Suicide (Fallen
Body), in a study about the relationship between 
beauty, death and Pop Art.”

Luciano Lapadula

Special Thanks for supporting in translation to

Serena Bartolo trad.serenabartolo@gmail.com

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Evelyn Francis McHale

BIRTH

Berkeley, Alameda County, California, USA
DEATH 1 May 1947 (aged 23)

Manhattan, New York County (Manhattan), New York, USA
BURIAL

Middle VillageQueens CountyNew YorkUSA

evelyn francis mchale 1923

evelyn mchale photo portrait fotografia blog

 

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Galitzine: ascesa e declino della Principessa della Moda|Galitzine: Rise and Fall from a Princess of fashion

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Era una principessa e si chiamava Irene Galitzine. Come in un favola visse in una dimora a soli 50 kilometri da Mosca, immersa nel verde e nel lusso, oltre 50 stanze, tappeti, vasellami, quadri preziosi. Suo padre amava andare a caccia nei boschi, seguito da staffette a cavallo pronte a servirgli champagne ghiacciato. Bei vestiti, feste, formazione di prim’ordine segnarono l’infanzia della giovane Irene, ormai adolescente. La Rivoluzione Russa incalzava, e la famiglia degli Zar sarebbe stata di lì a poco sterminata (look Here for more) . Come tutti i nobili del posto, anche i Galitzine fuggirono cercando rifugio in Europa. Irene andò a vivere in Italia, aveva 14 anni e tra gli studi come pittrice e quelli di diplomazia estera, prevalse il suo gusto innato e prepotente per la moda, per l’eleganza. Iniziò la sua carriera a Roma, insieme all’amica Simonetta Colonna di Cesarò, al tempo Fabiani, che nel ’46 presentò la sua prima collezione. Ai lavori come Public Relator dalle Sorelle Fontana seguirono i primi indipendenti passi nella sartoria, i suoi pigiami palazzo insieme agli abiti da sera divennero in breve tempo una divisa per le donne del jet-set internazionale. Nella rara immagine proveniente dal mio archivio, Jackie Kennedy, insieme a Irene, sfoggia un miniabito in shantung di seta al teatro “La Cometa” di Roma, era il 1968.

Solo pochi giorni dopo questo evento mondano tuttavia, il tribunale accolse i ricorsi di alcuni commercianti di tessuti che vantavano dei crediti dalla casa di moda per un totale di soli 4 milioni e mezzo di lire, certo, sempre più di 2250 euro odierni, ma pur sempre una cifra irrisoria per una stilista affermata come Galitzine. Eppure il curatore fallimentare, intemperante, concesse alla stilista di portare a termine solo gli abiti ordinati dalla regina Annamaria di Grecia, dopo di che la favola della principessa sarta e stilista venuta dalla Russia si interruppe. Indefessa però, l’elegante Galitzine non si dette per vinta e riuscì a riaprire la propria casa di moda solo due anni dopo. Il marchio oggi è ancora esistente e appartiene per lo più a un mercato di nicchia, ma questa è un’altra storia.

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She was a princess and her name was Irene Galitzine. As in a fairytale lived in a house just 50 kilometers from Moscow, surrounded by greenery and luxury, over 50 rooms, carpets, precious paintings. His father, when he went hunting in the woods, was followed by riding stirrups ready to serve him chilled champagne. The Russian Revolution was pressing, and the family of the Tsar would soon be exterminated (look Here for more). Like all Russian nobility, the Galitzines also fled seeking refuge in Europe. At the age of 14, the young Irene wanted to be a painter, or to try her diplomatic career, but her innate and overbearing taste for fashion and elegance prevailed. He began his career in Rome, together with his friend Simonetta Colonna di Cesarò, at the time Fabiani, who in 1946 presented his first collection. Sisters Fontana followed the first independent steps in the tailor’s shop as her Public Relator, her palace pajamas along with evening dresses soon became a uniform for the women of the international jet-set. In the rare image from my archive, Jackie Kennedy, along with Irene, sports a silk shantung minidress at the “La Cometa” theater in Rome. Only a few days after this worldly event, however, the court upheld the appeals of some creditors – mostly textile merchants – who boasted of credits from the fashion house, for a total of only 4 and a half million, of course, more than 2250 euro today, but still a ridiculous figure for an established designer like Galitzine. yet the bankruptcy trustee did not want to feel right, granted the designer only to carry out the dresses ordered by Queen Annamaria of Greece, after which the fable of the princess, a seamstress and stylist who had come from Russia, broke off. Undaunted, however, the elegant Galitzine did not give up and managed to reopen her own fashion house only two years later. The brand today is still existing and belongs mostly to a niche market, but that’s another story.

1952

Princess Irene Galitzine strikes a pose in her atelier

Irene galitzine 1965. Foto di Elsa Haertter in Siam. 1963 c

What glamour is.

Princess Galitzine and Marella Agnelli, Atelier Galitzine inauguration day in Veneto street, Rome

With Marella Agnelli during the opening of Galitzine Atelier

Abito scultura Irene Galitzine, Harper's Bazaar, Ottobre 1966

Harper’s Bazaar, Oct 1966

Irene galitzine 1968

From my archive  rare image of princess Irene Galitzine her with Jackie Kennedy wearing her couture creation in Rome. Year 1968 (copyright)

linea italiana isa stoppi galitzine

For “Linea Italiana” – Isa Stoppi supermodel

Photo by Bugat 1972 Galitzine jacket, trousers, sweater and shoes, Borbonese belt

Photo by Bugat 1972 Galitzine jacket, trousers, sweater and shoes, Borbonese belt

Diana Ross' Mahogany

Diana Ross in Galitzine from the movie Mahogany – 1975

 

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1968 – 2018: from Revolution to Fashion

1968 2018 luciano lapadula blog

1968”: suona come il titolo di una favola dai contorni nostalgici. In genere, una rivoluzione fa pensare a imprese eroiche, se poi i ribelli sono giovani che in tutto il mondo condividono ideali, presentandosi con un look dirompente e scandaloso, allora si spiega perché a distanza di 50 anni il “1968” risulti ancora attraente come la più trasgressiva delle rock star. Da Roma a Parigi, dal Giappone agli Stati Uniti, la strada fu il nuovo luogo d’incontro in cui per la prima volta oltre agli ideali si condivideva uno streetwear espressione dell’opposizione alla classe borghese. Insieme all’eskimo, alle clark e alla minigonna si diffusero nuove parole come “Matusa” e “Capellone”, per identificare con disprezzo il vecchio e il nuovo modo di apparire. Mentre il rock suonò la marcia di quella generazione in rivolta, le tendenze più cool giungevano dall’Oriente, dalla cultura black e persino dalla luna: le frange degli Indiani d’America, il Safari look di Yves Saint Laurent, lo Space Age firmato Courrèges. Profumato di Patchouli questo esercito dell’amore e della contestazione si preparò per Woodstock, il concerto evento che l’anno successivo avrebbe segnato la storia del costume, decretando anche la disfatta di tante utopie.

Tuttavia sono diversi gli aspetti che fanno del ’68 un anno significativo per le profonde trasformazioni sociali e  antropologiche messe in atto, tra le quali una rivoluzione sessuale che nella moda ha visto l’affermazione del prêt-à-porter e dell’abito unisex. Una forma nuova di apparire, che riveste da allora plurime identità, giungendo a noi sotto forme inattese: uomini e donne oggi indossano abiti interscambiabili e l’aspetto per i due sessi tende a essere sempre più simile. Il poncho, indumento simbolo degli studenti rivoluzionari, è ormai un classico nella moda, la parola “capellone” è desueta, i politici possono non indossare la cravatta e donne di ogni età possono rinunciare al reggiseno e vestire una minigonna. Il motto “Love & Peace” continua ad apparire sulle t-shirt decolorate in Tye-Dye, la strada ha smesso di essere un luogo di scambio di ideologie tra i giovani, per divenire lo sfondo di un selfie, ma è la strada il luogo nel quale, dal ’68,  si sviluppano tendenze che divengono, spesso, mode.

1968“: sounds like the title of a fairy tale with nostalgic outlines. In general, a revolution suggests heroic undertakings, if the rebels are young people who share ideals all over the world, presenting themselves with a disruptive and scandalous look, then it is explained why, after 50 years, the “1968” is still attractive as the most transgressive rock star. From Rome to Paris, from Japan to the United States, the street was the new meeting place where for the first time, in addition to the ideals, there was a streetwear expression of opposition to the bourgeois class. Together with the eskimo, the clark and the miniskirt, new words were spread like “Matusa” and “Capellone”, to identify with contempt the old and the new way of appearing. While rock played the march of that generation in revolt, the coolest trends came from the East, from the black culture and even from the moon: the fringes of the American Indians, the Safari look by Yves Saint Laurent, the Space Age signed Courrèges . Scented by Patchouli, this army of love and protest prepared for Woodstock, the concert event that the following year would mark the history of the costume, also decreeing the defeat of so many utopias.

However, there are several aspects that make ’68 a significant year for the profound social and anthropological transformations implemented, including a sexual revolution that has seen the emergence of prêt-à-porter and unisex dress in fashion. A new form of appearing, which since then has multiple identities, reaching us in unexpected forms: men and women today wear interchangeable clothes and the appearance for the two sexes tends to be more and more similar. The poncho, garment symbol of revolutionary students, is now a classic in fashion, the word “capellone” is obsolete, politicians may not wear a tie and women of all ages can give up their bra and wear a miniskirt. The “Love & Peace” motto continues to appear on Tye-Dye bleached t-shirts, the street has ceased to be a place of exchange of ideologies among young people, to become the background of a selfie, but it’s the street the place in which, since ’68, trends have developed that often become fashions.

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from 68s in Paris

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students in Italy

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Mexico protest in ’68

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“Matusa” record from Italy

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Flower Power Revolution

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Fashion Protest

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Eskimo  It was a coat worn by young revolutionaries

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from the Summer of Love

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Unisex Hippie fashion from 1968

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Same garments from men and women

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Nowadays unisex fashion

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Yves Saint Laurent Safari Look: today and yesterday

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Dior 2018: the symbols of peace are back in fashion on the sweatshirts, which however lose the bright colors

 

 

 

 

From Music to Fashion: 10 look che sono passati dalla Musica alla Moda

Un vestito in lurex, una cresta decolorata, un trucco esasperato spesso divengono alla moda per il fatto di averli visti sfoggiare da un cantante di successo. Icone rock, pop, persino provenienti dal mondo della lirica lanciano da decenni stili e tendenze adottate poi dal pubblico e talvolta rielaborate, anche a distanza di anni, da grandi nomi della moda. Di seguito ho analizzato per voi 10 look che – in ordine cronologico – raccontano questo straordinario passaggio da una dimensione all’altra.

A lurex dress, a wierd coloured hairstyle, an exasperated make-up often become fashionable due to having seen them show off by a successful singer. Rock and pop icons, even from the world of opera, have been launching for decades styles and trends adopted by the public and sometimes reworked, even after many years, by big names in fashion. Below I have analyzed for you 10 looks that – in chronological order – talks about this extraordinary passage from one dimension to another.

  1. La generazione dei “Belli e Dannati” degli anni ’50 ha tra le proprie icone musicali Elvis Presley, il quale ha ispirato altri cantanti per la scelta del proprio hairstyle, oltre che numerosi stilisti per i capi proposti in passerella. — “Bad Boys” generation from 50s: Elvis Presley’s hairstyle is so fashionable for the hipster generation.
elvis presley hairtyle moda fashion green sweater blog

Elvis con la sua storica acconciatura

stash the kolors

Il cantante del gruppo The Kolors, 2015

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Roberto Cavalli ss 2013

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Elvis indossa un completo  in pelle nera

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Roberto Cavalli ss 2014

 

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Saint Laurent ss 2012

 

 

2. I costumi realizzati da Piero Tosi per la produzione cinematografica “Medea”, diretta dal poeta Pier Paolo Pasolini nel 1969, che scelse il soprano Maria Callas per il personaggio di Euripide.

Piero Tosi costumes for “Medea” movie, with soprano star Maria Callas, and Valentino collecton from ss 2014

New Maria Callas Medea Pier Paolo Pasolini

Medea e Giasone

Rivive l’Antica Grecia negli abiti disegnati da Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli per la collezione Primavera Estate 2014 di Valentino.

Costume designed by Piero Tosi for Maria Callas in Medea (1969)

Costume di Scena

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Valentino by Maria Grazia Chiuri and Pierpaolo Piccioli Spring Summer 2014 vogue italia steven meisel

Valentino ss 2014 – Vogue Italia- Ph Steven Meisel

 

3. L’iconico hairstyle indossato da Paul McCartney durante la seconda metà degli anni ’60 fu ripreso nel 1994 dalla band britannica Oasis oltre che da Calvin Klein per la sua campagna pubblicitaria del profumo Ck One, 1995 e 1998.

Paul McCarteny 60s hairstyle and Oasis mid 90s (togheter with cK adv) 

hairstyle fashion history luciano lapadula paul mccartney 60s 90s oasis ck one 90s adv johnny zander

© Iconic Haistyle from 60s to 90s

 

4. La cantante francese Francoise Hardy negli anni ’60 indossò un abito in tasselli metallici firmato Paco Rabanne. Lo stesso concetto è stato riproposto da numeri stilisti, in primis proprio da Rabanne che ne ha fatto un suo tratto distintivo. Nella foto un’immagine dalla sua sfilata ss 1997.

The French singer Francoise Hardy in the ’60s wore a dress in metal dowels signed Paco Rabanne. The same concept has been repeated by stylists, first of all by Rabanne who has made a distinctive trait. In the picture an image from his fashion show – SS 1997.

Francoise-ange

paco rabanne ss 1997 luciano lapadula blog moda storia fashion history

 

 

5. Patty Pravo e la storica acconciatura cotonata alla moda nel 1968. Ciclicamente riproposta tra gli altri anche da Dior nel 2008, abbinata al medesimo Make-Up e stile vestimentario.

Iconic italian singer Patty Pravo during 1968 and same style from Dior 2008

PATTI PRAVO hairstyle 1968 luciano lapadula moda dior

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© Patty Pravo vs Dior ©

 

6. Gli anni ’70 con la loro musica si legano alla moda indissolubilmente. Dal Glam al Punk sino alla Disco ogni subcultura generò mode che nel tempo sono state soventemente rielaborate. Nella celebre discoteca Studio 54 fu trendy indossare abiti firmati Halston. Il brand ha fatto di quei volumi il proprio marchio di riconoscimento, confermandosi come un classico nella storia della moda.

70s disco music is inextricably linked to fashion. From Glam to the Punk till the Disco each subculture generated fashions that always comes back in fashion trend. In the famous Studio 54 disco it was trendy to wear Halston designer clothes. This brand has made these designs  its own brand of recognition, confirming itself as a classic in the history of fashion.

bianca jagger horse studio 54 halston

Bianca Jagger  at Sudio 54: entra in discoteca su di un fiabesco cavallo bianco, indossando un maxi abito rosso fuoco

Chris Royer in a dress by Halston

Chris Royer in Halston

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Lo stilista Halston al centro insieme a Bianca Jagger, Liza Minnelli e Michael Jackson. Studio 54

halston-fall-2011

Halston fw 2011

 

 

7. Gli anni ’80 e l’immagine di Grace Jones, cantante e performer, musa di grandi stilisti tra cui Azzedine Alaïa. Memorabili i suoi look eccentrici, sensuali e dal sapore androgino.

Grace Jones, from music to fashion icon.From Azzedine Alaya to JPG 2009

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Grace Jones in Jean Paul Gaultier 1981 e una creazione Jean Paul Gaulier del 2009

 

8. Madonna ha da sempre lanciato, più di chiunque altro, stili e tendenze. Il suo amico Jean Paul Gaultier la celebrò nel 2013 quando presentò la rielaborazione del look proposto dalla cantante nel film “Cercasi Susan Disperatamente”, 1985.

Madonna has always launched styles and trends more than anyone else. Jean Paul Gaultier celebrated her style in 2013 too when he presented the reworking of the look proposed by the singer during the movie “Desperately Seeking Susan”, 1985.

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jpg 2013

 

 

9. Tra il 1991 e il 1993 Axl Rose, leader della band Guns N’ Roses, indossò aderenti pantaloncini in lycra abbinati a bandana, anfibi e camicia tartan. L’immagine divenne subito spunto per una nuova moda, ripresa in ultimo anche da Number Nine Collection (anno 2008).

Between 1991 and 1993, Axl Rose, “Guns N ‘Roses” leader, wore tight Lycra shorts with bandana over his long blonde hair, military boots and tartan shirt. This sexy image immediately became a starting point for a new fashion, also recently taken from Number Nine Collection (2008).

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axl rose style fashion luciano lapadula blog blogger moda storia 90s anni 90 number nine blog blogger

© Axl vs Number Nine ©

 

10. E come non citare i Nirvana e il Grunge, gruppo e moda simbolo dell’ultimo decennio del secolo. Il look proposto dalla band, con a capo Kurt Cobain, bello e carismatico, divenne subito una tendenza tra i giovanissimi. Su un numero di Vogue America del 1992 due supermodelle posaro per Steven Meisel indossando abiti in linea con quella tendenza che si diffuse da Seattle in quasi tutto il mondo.

And how not to mention Nirvana and Grunge, the group and fashion symbol of the last decade of the century. The look proposed by the band, led by Kurt Cobain, beautiful and charismatic perfomer, immediately became a fashion and costume trend. On a number of American Vogue 1992 two supermodels where photographed by Steven Meisel wearing clothes in line with that trend that spread from Seattle almost all over the world.

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I Nirvana

Vogue (US) December 1992 Naomi Campbell & Kristen McMenamy Steven Meisel

Vogue (US) December 1992 Naomi Campbell & Kristen McMenamy – Steven Meisel

 

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Ten Iconic Bridal Dresses across 100 years

L’abito da sposa rappresenta per molte donne un indumento magico. È immaginato, disegnato, descritto sin dall’infanzia, e con lo scorrere del tempo il desiderio di indossarlo non si affievolisce ma aumenta. Per un giorno solo permette a chi lo indossa di trasformarsi nella romantica principessa di una favola, o in una seducente primadonna. Ho scelto per voi dieci icone che nello scorso secolo hanno segnato la storia del costume grazie al proprio abito nuziale, ispirando grandi stilisti o sartine che ne hanno rivisitato i modelli.

The wedding dress is a magical garment for many women. It is imagined, drawn, described since childhood, and with the passage of time the desire to wear it does not fade but increases. For one day only allows the wearer to turn into the romantic princess of a fairy tale, or a seductive primadonna. I chose for you ten icons that have marked the history of costume in the last century thanks to their wedding dress, inspiring great stylists or dressmakers who have revisited their models. English translation under each photo. Hope you will like. 

  1. L’attrice Lily Elsie nel 1911 indossò un prezioso abito realizzato da Lucile. Era in seta rosa pallido, ricamato con perline e adornato da pelliccia di ermellino.
lily elsie wedding bridal sposa dress

1911. Lily Elsie strikes a pose while wearing her empire wedding dress, palest pink embroidered with pearls and trimmed with ermine. Dress was created by Lucile

 

2. Mae Murray sposò il presunto principe David Mdivani nel 1926. Gli abiti si accorciavano e l’attrice alla moda indossò un bellissimo vestito in chiffon bianco latte bordato di pelliccia chiara, lungo sotto il ginocchio. Al capo  una cloche, le calzature erano del modello Mary Jane.

20s bridal dress luciano lapadula

1926. Mae Murray wedding dress: amazing silk crepe little dress with white fur trim. Cloche and Mary Janes for a perfect 20s style.

bridal iconic dress luciano lapadula

Iconic photo from 1926: Rudolph Valentino with Pola Negri, an amazing Mae Murray and her husband Mdivani prince

 

3. La principessa Maria José sposa in Italia il principe più bello d’Europa, Umberto II. Era l’8 gennaio del 1930, il principe dandy disegnò l’abito della bella Maria José che venne confezionato dalla sartoria Ventura.

Maria José of Italy with her bridal dress designed by her beautiful husband and tailored by Ventura. 1930.

 

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Queen Maria José of Italy. Bridal dress by Ventura, 1930

 

Altre nozze reali, nel 1931, furono quelle tra la contessa Marina Golenistcheff-Koutouzoff e il principe Dmitrij Romanov membro della famiglia degli Zar di Russia. Il padre della sposa, che per un periodo lavorò nella casa di moda Chanel a Parigi, avrà per certo avuto un ascendente sulla scelta del bel vestito in satin indossato da Marina che, appunto, fu realizzato da Madame Coco.

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Countess Marina Golenistcheff-Koutouzoff in Chanel satin bridal dress, 1931

 

4. L’attrice Linda Christian, nel 1949, sposò l’attore Tyron Power. L’abito è da sempre ritenuto come uno tra i più belli mai realizzati, fu cucito per lei dalle Sorelle Fontana, a Roma. Grazie a questa creazione l’atelier Fontana ebbe un successo internazionale.

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Actress Lynda Christian with Tyron Power in 1949. Iconic dress made by Sorelle Fontana, Rome, 1949

 

5. L’attrice Grace Kelly, nel 1956, indossò un abito passato alla storia. Realizzato dalla sua costumista Helen Rose segnò per Grace il passaggio dal mondo del cinema a quello della nobiltà, come in favola la bellissima attrice divenne una principessa.

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In 1956 Grace Kelly worn her bridal dress made by Helen Rose, becoming a princess.

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6. Jackie Kennedy, nel 1968, sposò in seconde nozze l’armatore greco Aristotele Onassis. Il miniabito fu creato dallo stilista italiano Valentino.

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V-Jackie Kennedy wedding dress

 

7. La modella Marisa Berenson, per le sue nozze con James Randall, sfoggiò un look Gipsy – Chic firmato Valentino . Era il 1976.

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8. Era il 1981 e il suo fu il matrimonio più atteso e discusso del tempo, Lady Diana sposò il principe Carlo in un opulento abito bianco con un lungo strascico di 8 metri. L’abito, barocco e prezioso, fu realizzato da Elisabeth e David Emanuel.

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Lady Diana bridal dress. 1981, made by Elisabeth e David Emanuel

 

9. Nozze principesche con un abito ispirato a quello di Lady D per la cantante Mariah Carey. Nel 1993 sposò Tommy Mottola indossando un vestito Vera Wang da $25.000.

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1993: Mariah Carey worn a dress inspired by the ones of Lady D

10.  Kate Middleton chiese a Sarah Burton  di ispirarsi all’abito indossato da Grace Kelly per quello del giorno delle proprie nozze con il principe William. Era il 2011.

In 2011 Kate Middleton worn her bridal dress inspired by the ones of Grace Kelly

 

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Lerario Lapadula is a Fashion Archives that owns one of the italian largest collections

of period dresses and accessories from XVIII century to 2010.

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1909 period dress and 1909 fashion magazine. Both from our fashion archives

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1948. Anita di Torino dress detail. Ultra rare Made in Italy dress. Lerario Lapadula Fashion Archives

 

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Chanel tailleur detail – 1958 Fashion Archives Lerario Lapadula

 

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1967 ca Angelo Litrico silk dress polkadot pattern. Lerario Lapadula Fashion Archives

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