Galitzine: ascesa e declino della Principessa della Moda|Galitzine: Rise and Fall from a Princess of fashion

Irene galitzine vintage dress history photography fashion history blog blogger jumpsuit 60s 70s moda italy linea italiana isa stoppi diana ross 50s luciano lapadula

 

Era una principessa e si chiamava Irene Galitzine. Come in un favola visse in una dimora a soli 50 kilometri da Mosca, immersa nel verde e nel lusso, oltre 50 stanze, tappeti, vasellami, quadri preziosi. Suo padre amava andare a caccia nei boschi, seguito da staffette a cavallo pronte a servirgli champagne ghiacciato. Bei vestiti, feste, formazione di prim’ordine segnarono l’infanzia della giovane Irene, ormai adolescente. La Rivoluzione Russa incalzava, e la famiglia degli Zar sarebbe stata di lì a poco sterminata (look Here for more) . Come tutti i nobili del posto, anche i Galitzine fuggirono cercando rifugio in Europa. Irene andò a vivere in Italia, aveva 14 anni e tra gli studi come pittrice e quelli di diplomazia estera, prevalse il suo gusto innato e prepotente per la moda, per l’eleganza. Iniziò la sua carriera a Roma, insieme all’amica Simonetta Colonna di Cesarò, al tempo Fabiani, che nel ’46 presentò la sua prima collezione. Ai lavori come Public Relator dalle Sorelle Fontana seguirono i primi indipendenti passi nella sartoria, i suoi pigiami palazzo insieme agli abiti da sera divennero in breve tempo una divisa per le donne del jet-set internazionale. Nella rara immagine proveniente dal mio archivio, Jackie Kennedy, insieme a Irene, sfoggia un miniabito in shantung di seta al teatro “La Cometa” di Roma, era il 1968.

Solo pochi giorni dopo questo evento mondano tuttavia, il tribunale accolse i ricorsi di alcuni commercianti di tessuti che vantavano dei crediti dalla casa di moda per un totale di soli 4 milioni e mezzo di lire, certo, sempre più di 2250 euro odierni, ma pur sempre una cifra irrisoria per una stilista affermata come Galitzine. Eppure il curatore fallimentare, intemperante, concesse alla stilista di portare a termine solo gli abiti ordinati dalla regina Annamaria di Grecia, dopo di che la favola della principessa sarta e stilista venuta dalla Russia si interruppe. Indefessa però, l’elegante Galitzine non si dette per vinta e riuscì a riaprire la propria casa di moda solo due anni dopo. Il marchio oggi è ancora esistente e appartiene per lo più a un mercato di nicchia, ma questa è un’altra storia.

© COPYRIGHT: 

Divieto di copia e riproduzione. Contattare l’autore per info e disponibilità

She was a princess and her name was Irene Galitzine. As in a fairytale lived in a house just 50 kilometers from Moscow, surrounded by greenery and luxury, over 50 rooms, carpets, precious paintings. His father, when he went hunting in the woods, was followed by riding stirrups ready to serve him chilled champagne. The Russian Revolution was pressing, and the family of the Tsar would soon be exterminated (look Here for more). Like all Russian nobility, the Galitzines also fled seeking refuge in Europe. At the age of 14, the young Irene wanted to be a painter, or to try her diplomatic career, but her innate and overbearing taste for fashion and elegance prevailed. He began his career in Rome, together with his friend Simonetta Colonna di Cesarò, at the time Fabiani, who in 1946 presented his first collection. Sisters Fontana followed the first independent steps in the tailor’s shop as her Public Relator, her palace pajamas along with evening dresses soon became a uniform for the women of the international jet-set. In the rare image from my archive, Jackie Kennedy, along with Irene, sports a silk shantung minidress at the “La Cometa” theater in Rome. Only a few days after this worldly event, however, the court upheld the appeals of some creditors – mostly textile merchants – who boasted of credits from the fashion house, for a total of only 4 and a half million, of course, more than 2250 euro today, but still a ridiculous figure for an established designer like Galitzine. yet the bankruptcy trustee did not want to feel right, granted the designer only to carry out the dresses ordered by Queen Annamaria of Greece, after which the fable of the princess, a seamstress and stylist who had come from Russia, broke off. Undaunted, however, the elegant Galitzine did not give up and managed to reopen her own fashion house only two years later. The brand today is still existing and belongs mostly to a niche market, but that’s another story.

1952

Princess Irene Galitzine strikes a pose in her atelier

Irene galitzine 1965. Foto di Elsa Haertter in Siam. 1963 c

What glamour is.

Princess Galitzine and Marella Agnelli, Atelier Galitzine inauguration day in Veneto street, Rome

With Marella Agnelli during the opening of Galitzine Atelier

Abito scultura Irene Galitzine, Harper's Bazaar, Ottobre 1966

Harper’s Bazaar, Oct 1966

Irene galitzine 1968

From my archive  rare image of princess Irene Galitzine her with Jackie Kennedy wearing her couture creation in Rome. Year 1968 (copyright)

linea italiana isa stoppi galitzine

For “Linea Italiana” – Isa Stoppi supermodel

Photo by Bugat 1972 Galitzine jacket, trousers, sweater and shoes, Borbonese belt

Photo by Bugat 1972 Galitzine jacket, trousers, sweater and shoes, Borbonese belt

Diana Ross' Mahogany

Diana Ross in Galitzine from the movie Mahogany – 1975

 

© COPYRIGHT: 

Do Not Copy. Contact the writer for info

Follow Me on Instagram:

https://www.instagram.com/iamlucianolapadula/

Follow Me on Facebook:

https://www.facebook.com/lucianolapadulaofficial/

Acquista il mio libro. Clicca sull’immagine per info.

Shop my Book. Click on th pic for info.

Annunci

1968 – 2018: from Revolution to Fashion

1968 2018 luciano lapadula blog

1968”: suona come il titolo di una favola dai contorni nostalgici. In genere, una rivoluzione fa pensare a imprese eroiche, se poi i ribelli sono giovani che in tutto il mondo condividono ideali, presentandosi con un look dirompente e scandaloso, allora si spiega perché a distanza di 50 anni il “1968” risulti ancora attraente come la più trasgressiva delle rock star. Da Roma a Parigi, dal Giappone agli Stati Uniti, la strada fu il nuovo luogo d’incontro in cui per la prima volta oltre agli ideali si condivideva uno streetwear espressione dell’opposizione alla classe borghese. Insieme all’eskimo, alle clark e alla minigonna si diffusero nuove parole come “Matusa” e “Capellone”, per identificare con disprezzo il vecchio e il nuovo modo di apparire. Mentre il rock suonò la marcia di quella generazione in rivolta, le tendenze più cool giungevano dall’Oriente, dalla cultura black e persino dalla luna: le frange degli Indiani d’America, il Safari look di Yves Saint Laurent, lo Space Age firmato Courrèges. Profumato di Patchouli questo esercito dell’amore e della contestazione si preparò per Woodstock, il concerto evento che l’anno successivo avrebbe segnato la storia del costume, decretando anche la disfatta di tante utopie.

Tuttavia sono diversi gli aspetti che fanno del ’68 un anno significativo per le profonde trasformazioni sociali e  antropologiche messe in atto, tra le quali una rivoluzione sessuale che nella moda ha visto l’affermazione del prêt-à-porter e dell’abito unisex. Una forma nuova di apparire, che riveste da allora plurime identità, giungendo a noi sotto forme inattese: uomini e donne oggi indossano abiti interscambiabili e l’aspetto per i due sessi tende a essere sempre più simile. Il poncho, indumento simbolo degli studenti rivoluzionari, è ormai un classico nella moda, la parola “capellone” è desueta, i politici possono non indossare la cravatta e donne di ogni età possono rinunciare al reggiseno e vestire una minigonna. Il motto “Love & Peace” continua ad apparire sulle t-shirt decolorate in Tye-Dye, la strada ha smesso di essere un luogo di scambio di ideologie tra i giovani, per divenire lo sfondo di un selfie, ma è la strada il luogo nel quale, dal ’68,  si sviluppano tendenze che divengono, spesso, mode.

1968“: sounds like the title of a fairy tale with nostalgic outlines. In general, a revolution suggests heroic undertakings, if the rebels are young people who share ideals all over the world, presenting themselves with a disruptive and scandalous look, then it is explained why, after 50 years, the “1968” is still attractive as the most transgressive rock star. From Rome to Paris, from Japan to the United States, the street was the new meeting place where for the first time, in addition to the ideals, there was a streetwear expression of opposition to the bourgeois class. Together with the eskimo, the clark and the miniskirt, new words were spread like “Matusa” and “Capellone”, to identify with contempt the old and the new way of appearing. While rock played the march of that generation in revolt, the coolest trends came from the East, from the black culture and even from the moon: the fringes of the American Indians, the Safari look by Yves Saint Laurent, the Space Age signed Courrèges . Scented by Patchouli, this army of love and protest prepared for Woodstock, the concert event that the following year would mark the history of the costume, also decreeing the defeat of so many utopias.

However, there are several aspects that make ’68 a significant year for the profound social and anthropological transformations implemented, including a sexual revolution that has seen the emergence of prêt-à-porter and unisex dress in fashion. A new form of appearing, which since then has multiple identities, reaching us in unexpected forms: men and women today wear interchangeable clothes and the appearance for the two sexes tends to be more and more similar. The poncho, garment symbol of revolutionary students, is now a classic in fashion, the word “capellone” is obsolete, politicians may not wear a tie and women of all ages can give up their bra and wear a miniskirt. The “Love & Peace” motto continues to appear on Tye-Dye bleached t-shirts, the street has ceased to be a place of exchange of ideologies among young people, to become the background of a selfie, but it’s the street the place in which, since ’68, trends have developed that often become fashions.

68-france

from 68s in Paris

1968-Sessantotto-scioperi

students in Italy

paris68-03s

studentsin Paris

PAR19138

students protest in Paris

Senza titolo-18

Mexico protest in ’68

R-8240674-1457783230-8326.jpeg

“Matusa” record from Italy

Vietnamdem

Flower Power protest

flower-power-21

Flower Power Revolution

60s che guevara students anarchy 1968 blog fashion luciano lapadula

Fashion Protest

image

Eskimo  It was a coat worn by young revolutionaries

woodstock-7

from the Summer of Love

9e8362feefd991efa6633d3b97a75a97--woodstock-photos--woodstock

new male aesthetics

9339bfb9b191fda6e0f035da67027d83

Look from Woodstok in 1969

3e6cb36ebfaf12b28fefa12760027c79

Unisex Hippie fashion from 1968

unisex-resize-4

Same garments from men and women

one-wolf

Nowadays unisex fashion

le style yves saint laurent la saharienne

Yves Saint Laurent Safari Look: today and yesterday

DIOR_Autumn-Winter-2018-2019_GROUP-SHOT-©-Christine-Spengler-for-Dior

Dior 2018: the symbols of peace are back in fashion on the sweatshirts, which however lose the bright colors

 

 

 

 

Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume – il libro di Luciano Lapadula

E’ stato pubblicato il libro da me scritto: “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume“, edito da Progedit. Nel lavoro svolto ho cercato di dar luce ad aspetti inediti che riguardano la moda e i comportamenti sociali, dal 1700 ai giorni nostri, attraverso lo studio di abiti e abitudini estreme, folli, lugubri, erotiche, sconvolgenti.  Il lavoro, lungo, mi ha impegnato come ricercatore: inediti e straordinari racconti provengono da antichi libri, riviste impolverate, fotografie singolari raccolte in giro per il mondo, interviste, abiti e accessori rimasti in soffitta per oltre un secolo.

 

This is my last book:“The Macabre and Grotesque in Fashion and Costume History” published by Progedit. In my work I tried to give light to new aspects concerning fashion and social behaviors, from 1700 to the present day, through the study of extreme, crazy, gloomy, erotic and disruptive clothes and habits. The work, long, has engaged me as a researcher: unpublished and extraordinary stories come from ancient books, dusty magazines, singular photographs collected around the world, interviews, clothes and accessories left in the attic for over a century.

Acquistalo al link qui sotto

SHOP: “The Macabre and Grotesque in Fashion and Costume History”

Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume Luciano Lapadula

Il volume è stato scelto dal Festival “Il Libro Possibile” ed è stato presentato la sera del 6 luglio a Polignano a Mare (Ba), sulla evocativa balconata Santa Candida. Ha presentato l’incontro l’editore Gino Dato, a moderare la ricercatrice olfattiva Francesca Dell’Oro, elegante e raffinata, emozionante durante il suo reading sulla nascita del profumo Chanel nr 5.

il libro possibile successo il macabro e il grottesco

Un gran numero di persone ha affollato la balconata per assistere all’evento, sul palco erano esposti due rari abiti d’epoca provenienti dal mio archivio. Uno datato 1890, l’altro 1990, erano lì per comunicare tra loro e con il pubblico.

luciano lapadula il libro possibile polignano a mare 2017 progedit franco altobelli il macabro

Un lungo applauso ha chiuso la presentazione e si è registrato un Sold Out delle copie del libro.

Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume” è disponibile in libreria, online su Amazon e al link seguente, con spedizioni gratuite.

Shop: Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume

 

© COPYRIGHT: Do Not Copy. Contact the writer for info

Divieto di copia e riproduzione. Contattare l’autore per info e disponibilità

 

Follow Me on Instagram:

https://www.instagram.com/iamlucianolapadula/

 

Follow Me on Facebook:

https://www.facebook.com/lucianolapadulaofficial/

Sanremo Story: i look più belli nella storia del festival

La storia del Festival di Sanremo è fatta di canzoni, ma anche di abiti e fascino legati a figure divenute iconiche anche grazie al proprio aspetto. Ecco un classifica che riguarda i look più eleganti e originali sfoggiati dagli artisti più popolari che hanno segnato la kermesse.

 

La Classifica: 

15. Donatella Rettore a Sanremo 1986 con“Amore Stella”. L’anticonformista e insofferente Donatella rifiutò di presentarsi in gara con quel pezzo, ma venne costretta a farlo dalla sua etichetta discografica. Adottò un look straordinario e fortemente ispirato agli outfit Glam di David Bowie (di parecchi anni prima). L’abito bianco ottico è sinuoso e ha un profondissimo spacco che lascia vedere la lunga gamba velata di nero. Dal punto vita si sviluppano due immense ali rigide realizzate in tessuto bianco e materiale plastico nero “sequin” di colore nero. A un giornalista RAI che le chiese chi avrebbe vinto il Festival rispose: “Bettino Craxi”.

Risultati immagini per amore stella sanremo

 

14. Loredana Bertè, edizione del 1986, il brano si chiama “Re”. Abito firmato Gianni Versace e realizzato in pvc nero con borchie sulle ampie spalline. Pancione in vista e seno puntuto.  La critica insorge, la casa discografica scioglie il contratto con l’artista, ma dopo 30 anni Lady Gaga riprenderà lo stesso look.

Risultati immagini per loredana bertè gianni versace

Risultati immagini

 

Immagine correlata

 

13. Nada, Festival 1969, la timida liceale di 15 anni canta un brano che passerà alla storia: “Ma che freddo fa”. Indossa un miniabito bianco con maniche svasate in pizzo macramè e grandi margherite. Lo stivale è aderente e bianco, l’acconciatura minimal con la riga al centro. Look Hippie Chic che si ispira allo stile giovane tanto alla moda a Parigi, a Londra e in America.

Risultati immagini per nada sanremo 1969

 

12. Angela Brambati e Marina Occhiena, voci femminili dei Ricchi e Poveri si esibiscono nel Sanremo del 1971 con il brano “Che Sarà”. Eleganti e raffinate, bellissima l’acconciatura della “brunetta”. Gli abiti stampati a fiori sono lunghi e morbidi, svasati dal punto vita e con le maniche a sbuffo strette al polso. Lo stile è ispirato a quello proposto da Chanel durante gli anni ’30, ripreso oggi – tra gli altri – da Valentino.

 

Josè Feliciano With Ricchi E Poveri At The Sanremo Music Festival : Foto di attualità

 

Immagine correlata

Risultati immagini per ricchi e poveri sanremo che sarà

 

11. Nina Zilli in Vivienne Westwood a Sanremo 2012. Abito in seta blu, modello sirena. Scollo ottenuto con un elegante ripiegamento del tessuto. L’acconciatura è ispirata ai primi anni ’60. Sensuale e chic.

Risultati immagini per nina zilli westwood sanremo

 

 

10. Mietta indossa un bellissimo abito firmato Cavalli a Sanremo 2000 per presentare il brano “Fare l’Amore”. I cambi furono e tre, tutti ispirati ai figli dei fiori. Lunghi capelli con extension. Superba.

Risultati immagini per mietta sanremo 2000

 

9. Gigliola Cinquetti canta “Mistero” a Sanremo 1973. In gara con Milva che giunge seconda, la bella Gigliola non rientra tra i finalisti, ma regala al pubblico un outfit straordinario. Acconciatura minimal con riga centrale e lunghi capelli corvini che creano contrasto con la pelle chiara del volto. Abito lungo, corpino a vita bassa interamente ricamato con canottiglie e paillettes disposte per creare motivi grandi e geometrici, gonna in voile effetto nude look. L’abito potrebbe sembrare un Balmain di oggi.

Risultati immagini per gigliola cinquetti sanremo 1973

IL VIDEO:

Mistero, Gigliola Cinquetti – Sanremo 1973

 

8. Giuni Russo rifiuta di essere ospite e si presenta in gara al Festival di Sanremo del 2003. Malata quasi terminale esibisce con fierezza il capo privo ormai della sua storica chioma con ciuffo cotonato, per l’occasione tatuato all’henné. Rigoroso ed elegantissimo il tailleur firmato da Gianfranco Ferré, dalla cui giacca sfiancata fuoriesce una camicia in organza color canna di fucile. Il brano straordinario è “Morirò d’Amore”. Ovviamente non vinse. Namasté no?

Risultati immagini per giuni russo morirò d'amore sanremo 2003

Risultati immagini per giuni russo sanremo 2003

Risultati immagini per giuni russo sanremo 2003

 

7. E’ sempre l’architetto della moda Gianfranco Ferré a vestire un’altra regina della musica, Ornella Vanoni, al Festival si Sanremo del 1989. Il brano, intenso, è “Io come farò”. L’abito è in seta rossa, lungo e sinuoso valorizza la fisicità di Ornella. Il bolero rosso è in plissé soleil.

Risultati immagini per ornella vanoni sanremo io come farò

Risultati immagini per ornella vanoni sanremo 1989

 

6. Antonella Ruggiero si esibisce insieme ai Matia Bazar durante il Festival del 1983 con “Vacanze Romane”. Il look della cantante ha il sapore del passato, del periodo della seconda guerra mondiale. I capelli sono acconciati a onde strette, l’ombretto è glacè. Al tailleur sagomato sono abbinati dei guantini a rete color cipria. Il brano, dal testo alla melodia, ben si presta alla qualità vocale di Antonella e naturalmente alla sua personalità, contribuendo a far rimanere l’artista impressa nell’immaginario iconografico sanremese.

Immagine correlata

Risultati immagini per antonella ruggiero sanremo 1983

 

5. Nilla Pizzi, sempre elegantissima. Durante l’edizione del 1956 la regina del Festival indossa un abito in stile New Look di colore bianco ricamato interamente con perline.

Risultati immagini per nilla pizzi sanremo

 

4. Mia Martini ritorna al Festival di Sanremo nel 1989 regalando uno tra i brani più struggenti e belli della storia della musica italiana, “Almeno tu nell’universo”. All’intensa interpretazione si abbina l’immagine raffinata di un’artista matura ed elegante. Veste abiti firmati da Armani, dal sapore un po’ retrò, accentuato dall’acconciatura raccolta a onde e da un trucco intenso. Ovviamente non viste, superata da “Esatto” di Francesco Salvi, da “Vasco” di Jovanotti (entrambi ben posizionati anche nella mia classifica dei look peggiori, vedi il post).

Risultati immagini per mia martini armani sanremo 1989

Risultati immagini per mia martini sanremo 1989

 

 

3. Anna Oxa è un’artista che ha sempre amato cambiare il proprio look, passato con facilità dall’immagine ispirata al Punk dei propri esordi, a un’estetica raffinata come quella proposta durante l’edizione del 1988. Giovanissima e magnetica si esibisce in “Quando nasce un amore”, brano romantico ed emozionante che valorizza le doti canore dell’artista barese. Per l’occasione indossa abiti in seta blu elettrico creati per lei da Paolo Negrato.

Risultati immagini

Immagine correlata

 

2. Milva, la “Pantera di Goro” è all’apice del proprio successo insieme a Mina, da cui si discosta per repertorio e colore nella voce, più profonda e tenebrosa. A Sanremo del 1973 si presenta con la straordinaria “Da troppo tempo” e per l’occasione indossa un abito sensuale e aderente fino al busto, interamente realizzato con paillettes nere. Il vestito amplifica l’immagine drammatica dell’artista,  esaltata anche dal make-up che ricorda le creazioni di Sarah Moon e le fotografie di Barry Lategan. Straordinaria e incompresa da un pubblico abituato a canzoni poco impegnate giunge comunque terza, e vince il titolo di “Lady Eleganza”:

Immagine correlata

Risultati immagini per milva sanremo 1973

Risultati immagini per milva sanremo da troppo tempo

 

1. Patty Pravo ha fatto dell’abito, del trucco, dell’hairtsyle, parte del proprio personaggio, segnando in modo indelebile la storia della musica e del costume in Italia. Camaleontica, sensuale, misteriosa, eterea e androgina, durate l’edizione del 1984 sceglie di indossare le creazioni di un giovane e non troppo famoso stilista: Gianni Versace. Il brano “Per Una Bambola” ben si presta alla sua performance, Patty appare sulla lunga scalinata laterale del palco come un’allucinazione, illuminata – in e da – un metallico kimono argento (e poi scuro). Straordinaria l’acconciatura orientale con lunghissima treccia sul retro del capo, bellissimo il trucco delicato. Il grande ventaglio viene utilizzato dall’artista durante la propria interpretazione, accentuando la compostezza dei suoi movimenti.

Nicoletta nella sua carriera ha sempre indossato abiti straordinari, anche durante le varie edizioni del Festival a cui ha preso parte, e questo grande archivio è stato oggetto di una mostra a Palazzo Pitti. In seguito molti dei suoi costumi, incluso il favoloso kimono argento, sono stati battuti all’asta – su richiesta dell’artista –  con il ricavato devoluto a Emergency. Dimenticavo, anche Patty non ha mai vinto Sanremo, e anche per questo: Chapeau!

Luciano Lapadula

Risultati immagini per patty pravo sanremo 1984

Risultati immagini per patty pravo sanremo 1984

Immagine correlata

Risultati immagini per patty pravo gianni versace

Risultati immagini per patty pravo gianni versace

 

Risultati immagini per patty pravo gianni versace

Quando si “prende” tutto dai grandi: Jeremy scott ss 2016

Seguo la moda da un punto di vista assai particolare. Non mi lascio stupire dalle mediocri creazioni realizzate per generare stupore fine a se stesso. Lo studio delle mode del passato mi permette spesso di riscontrare – come è giusto che sia – “lieson” tra mode contemporanee con altre provenienti da polverose passerelle ormai quasi del tutto dimenticate.

In questo caso tuttavia non posso esimermi dal mostrarvi quanto per la collezione Jeremy Scott ss 2016 non si tratti più di ispirazione, ma di qualcosa che a mio avviso è più simile a una brutta, bruttissima copia di creazioni ideate dai mostri sacri della moda dagli anni ’60 al 2014.

Nella passerella ho visto Enrico Coveri con i suoi disegni pop a contrasto, le sue paillettes, i suoi rosa shocking vibranti molto Barbie.

enrico coveri e el sue paillettes

Enrico Coveri, colori e disegni

Enrico Coveri, colori e disegni

Ho rivisto copie per nulla esaltanti degli abitini a trapezio proposti da Courreges nella seconda metà dei 60s, oltre che spunti attinti dalla mitica Mary Quant con i suoi colori accesi provenienti dal mondo dei cartoon (anche la borsa con la margherita è presente all’interno della collezione J. S.)

Life Magazine 1965 Andre Courreges fashions, 60s, 60´s

Courreges nei ’60. Abito dalla linea a trapezio che fu ripresa anche da Gianni Versace nella metà degli anni ’90

mary quant flower bag

il “marchio” di Mary Quant

mary quant anni '60

colorate calze a pois Mary Quant – anni ’60

1960s Vintage Fashion - Paco Rabanne dress photographed by Guy Bourdin for Mademoiselle, 1966

Abito Paco Rabanne fotografato da Guy Bourdin for Mademoiselle, 1966

Ho rivisto ancora una volta i sequin dress realizzati con dischi in rhodoid come quelli ideati da Paco Rabanne 50 anni fa, riproposti negli anni a seguire da tanti altri geni della moda (tra cui Fiorucci e Coveri)

Fiorucci 1980 ca

Abiti in stile Rabanne reinterpretati da Elio Fiorucci – 1979 ca

Enrico Coveri ss 1990

Enrico Coveri ss 1990

Disegni e cromie pop art prese da Warhol a Roy Lichtenstein (che grande novità), si alternano a cromie tipiche del periodo 1967-1969, rivisitate da Fiorucci anni dopo (con tanto di parrucca cotonata color platino)

fiorucci e le grandi parrucche platino

il Pop di Fiorucci e l’acconciatura cotonata

ade99040706f5d9230ef7fd5caa7563e

Contrasti Pop in questo abito A-Line anni ’60

3e93280641d78c42d724568da67f9853

Abito Optical anni ’60

Tommy Ton ss14

il Pop di Roy Lichtenstein abbinato a pois, siamo nel 2014 – Tommy Ton

shirt 1984

Stampe Pop Art, come in un fumetto. Camicia Vintage anni ’80

gianni versasce pop-pois

Stampe Pop e Pois per Gianni Versace, anni ’80

la Pop Art di Gianni Versace

la Pop Art di Gianni Versace

Lichtenstein pop art makeup and hair

Roy Lichtenstein

Non mancano i crop top corti abbinati a mini in tinta unita come quelli creati da Gianni Versace nel 1995, presa da lui anche l’ispirazione (a mio avviso) per gli abiti neri (1992) e le minigonne plissé con stampe colorate.

gianni versace skirts 1991

le mini di Gianni Versace – 1991

versace fw 1991

Stringato, ma anche con zip. Gianni Versace fw 1991

E poi Gigi Hadid indossa una terribile copia del top ideato da Jean Paul Gaultier sul finire degli anni ’80.

Madonna nel suo tour vestita da Jean paul Gaultier - 1990

Madonna nel suo tour vestita da Jean paul Gaultier – 1989/1990

Jean Paul Gaultier

Jean Paul Gaultier

Non manca qualcosa dall’archivio delle straordinarie Sorelle Fontana…guardate la lavorazione del tessuto, qui siamo nel 1968.

Sorelle Fontana 1968

Sorelle Fontana 1968

Le acconciature sono prese dagli anni ’60, e furono proposte identiche già nel 1992 quando vennero poi ridimensionate nei volumi per essere indossate da Cindy Crawford o Pamela Anderson.

Jean Shrimpton negli anni '60

Jean Shrimpton negli anni ’60

Cindy Crawford nel 1992

Cindy Crawford nel 1992

A voi alcune immagini e il link alla sfilata:Jeremy Scott ss 2016
_JER0735_20150915003116

Top come JPG, gonna come Versace

_JER0637_20150915003105

come Versace

_JER0755_20150915003300

come Rabanne

Jeremy_Scott_005_ss16-b427dee5962d185d1fa45525981fb327

stampe pop art e gonne in lurex come Versace

Jeremy-Scott-Ready-To-Wear-SS-2016-NYFW-1

Sorelle Fontana…OOooops Jeremy Scott

tumblr_nupq4qA19t1ub2gwco1_1280

abitino a trapezio con stampe pop