CHAPEAU from 1959 to 2019

CHAPEAU from 1959 to 2019

Il mio lavoro mi porta con frequenza a riscontrare similitudini, copie e brutte copie di abiti e accessori del passato, riproposte nel contemporaneo. Uso il termine “contemporaneo” invece di “moderno” perché ritengo più innovativi gli originali delle copie. Oggi vi mostro il copricapo in pizzo a falda larga sul viso, realizzato per Valentino fall winter 2019 – 2020 e indossato in passerella da Kaia Gerber. Lo stesso design, in tessuto trasparente, fu proposto nel 1959 da Nina Ricci. La modella nelle foto sotto indossa infatti un abito con copricapo chiamato “Jeasmine” e realizzato dal designer Jules-François Crahay (1917–1988), a Belgian-born French fashion artist who worked for the fashion house from 1952 to 1963 . Più sotto una creazione di per Adolfo Sardinia per Emme, sempre dal 1959.

My work frequently leads me to find similarities, copies and bad copies of clothes and accessories of the past re-proposed in the contemporary. I use the term “contemporary” instead of “modern” because I consider the originals of the copies to be more innovative. Today I show you the wide-brimmed lace headgear on the face, created for Valentino fall winter 2019 – 2020 and worn on the catwalk by Kaia Gerber. The same design, in semi-transparent fabric, was proposed in 1959 by Nina Ricci. In fact, the model in the picture below wears a dress together with an hat, called “Jeasmine” and made by the designer Jules-François Crahay (1917–1988), Belgian-born French fashion artist who worked for the fashion house from 1952 to 1963. Last pic: a creation of Adolfo Sardinia for Emme, 1959.

Kaia Gerber in Valentino fw 2019/2020
“Jeasmine” model by NINA RICCI
Adolfo Sardinia hat for Emme

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Skoptsy Sect: castration in the name of Christ – Eunuchi per il Regno dei Cieli

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La storia si ripete ciclicamente, esibendoci fragilità, paure, speranze, illusioni e chimere proprie dell’animo umano. Così dai «mille non più mille» al fuoco di nuove apocalissi lo spazio temporale pare ridursi a pochi attimi, e quella parte buia del Medio Evo torna a insinuarsi nel tessuto sociale, nella fede religiosa.

Questa volta siamo nella Russia di metà ‘700, regno di “Caterina la Grande“, imperatrice sedotta dalla modernità del pensiero francese, che voleva la sconfitta dell’insensatezza da parte della razionalità. Tuttavia il popolo rappresentato da Caterina II, in gran parte troppo povero, era avulso al fascino delle élite come a quello del pensiero razionale. Lo scisma del 1656 aveva diviso la società in “nuovi” e “vecchi” credenti, e a quest’ultima schiera appartenevano – dopo cento anni – i tanti contadini ridotti in miseria. Il bisogno di certezze esistenziali, la speranza – l’unica – di un riscatto post mortem, la convinzione accesa di una vicina fine dell’umanità, furono i focolai dell’incredibile e devastante ritorno al credo eretico proveniente da un passato che si credeva dimenticato.

La più importante tra le varie sette costituite in quel periodo fu quella degli “skoptsy” parola che deriva dal termine “skopets” ossia castrato. Fu infatti il tragico rituale dell’evirazione il caposaldo su cui quel credo si basò.

Ancora una volta il sesso tornò ad essere vissuto come il più terribile dei peccati, frutto proibito offerto dal demonio, tentazione irrinunciabile a cui potersi sottrarre solo mutilando e così estirpando organi e desiderio dal corpo e dall’animo. Quella fede trasse la propria identità da una alterata interpretazione del Vangelo di Matteo,  precisamente dal passo in cui è descritto il dialogo sul divorzio tra i discepoli e Cristo. Mentre loro asseriscono che per evitare la separazione, forse sarebbe meglio per l’uomo non sposare la donna, Gesù risponde: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca» (Matteo 19:11-12)

Spinti dal fanatismo più assoluto, i fedeli si convinsero che “il battesimo del fuoco” di Cristo fosse una metafora della sua castrazione, che faceva quindi del Messia il primo tra gli eunuchi. Dalla delirante rilettura dei passi biblici derivò la certezza che Adamo ed Eva fossero stati creati da Dio privi di organi sessuali e che solo dopo esser caduti in tentazione questi si sarebbero sviluppati sui loro corpi.

A indottrinare i proseliti fu il mistico fondatore della setta, Kondratij Selivanov. Il suo spaventoso motto descriveva la pratica di auto evirazione a cui si era sottoposto: «Datemi dunque la mia spada, ché tagli con la destra la testa del serpente

Serafico nell’aspetto, dotato di notevole intelligenza e grande magnetismo, segnò la storia delle Russia, terra sempre attratta da personaggi carismatici e scismi religiosi. In breve riuscì a spopolare tra le genti, passando dalla campagna ai salotti alla moda dell’aristocrazia di San Pietroburgo e Mosca. All’interno di quelle stanze, sempre al piano superiore della casa, metafora del Cielo, il santone si presentava disteso su un baldacchino, con indosso paramenti sontuosi, circondato da scenografie mistiche fortemente evocative, ossessive.

Divisi per camere in base al sesso, i presenti, tra loro molti bambini, ardevano ipnotizzati dalla presenza del “dio fatto uomo”, e in rituali che dallo spirituale sfociavano nel turpe, si abbandonavano a canti e danze scatenate, isteriche. Spesso durante queste cerimonie avveniva che i «maestri» usassero forbici e coltelli per intervenire sul corpo e sull’anima degli iniziati. Così alle donne era praticata l’amputazione del seno, e la “clitoridectomia” con l’ablazione di parte delle piccole e grandi labbra. Agli uomini, anche ai fanciulli, era invece inflitta l’asportazione dello scroto e dei testicoli. Spaventoso era il rituale del «sigillo imperiale» che invece prevedeva la completa evirazione del pene. Al termine degli interventi i nuovi eunuchi urlavano: «Cristo è risorto.»

Le oblazioni dei nobili introdussero sempre maggior denaro nelle casse dei maestri della setta, i quali assetati di ricchezza presero a ostacolarsi l’un l’altro, fino a sancire con denunce e maldicenze il proprio epilogo. Nel 1820 anche Selivanov venne arrestato, fatto che inflisse il corpo mortale agli skoptsy. Un ultimo baluardo della congrega si registrò in Romania intorno al 1880.

Kondratij, uomo che passò dalla povertà della vita contadina ai palazzi di potere degli Zar, morì a centodue anni, non riuscendo solo per poco ad assistere alla nascita di colui che avrebbe oscurato la sua presenza per fama o infamia, Grigorij Efimovič Rasputin, ma questa è un’altra storia.

Luciano Lapadula

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History repeats itself cyclically, exhibiting fragility, fears, hopes, illusions and chimeras of the human soul. So from the “thousand no more thousand” to the fire of new apocalypses the temporal space seems to be reduced to a few moments, and that dark part of the Middle Ages returns to creep into the social fabric, into religious faith.

This time we are in mid-eighteenth-century Russia, the reign of “Catherine the Great”, an empress who looked at the modernity of French thought, which at the time wanted the defeat of senselessness on the part of rationality. However, the people represented by Catherine II, largely too poor, were free from the charm of the elites as well as that of rational thought. The schism of 1656 had divided society into “new” and “old” believers, and to this last group belonged – after a hundred years – the many farmers reduced to poverty. The need for existential certainties, the hope – the only one – of a post mortem redemption, the burning conviction of a near end of humanity, were the outbreaks of the incredible and devastating return to the heretical belief from a past that was thought to have been forgotten .

The most important  sect constituted in that period was that of the word “skoptsy” which derives from the term “skopets” or castrated. It was in fact the tragic ritual of the emasculation the cornerstone on which that creed was based.

Once again sex returned to being lived as the most terrible of sins, the forbidden fruit offered by the devil, an indispensable temptation to be escaped only by mutilating and thus extirpating organs and desire from the body and soul. That faith drew its own identity from an altered interpretation of the Gospel of Matthew, precisely from the passage in which the dialogue between the disciples and Christ on divorce is described. While they assert that to avoid it, perhaps it would be better for the man not to marry the woman, Jesus answers them: “All cannot accept this saying, but only those to whom it has been given: 12 For there are a]”>[a]eunuchs who were born thus from their mother’s womb, and there are eunuchs who were made eunuchs by men, and there are eunuchs who have made themselves eunuchs for the kingdom of heaven’s sake. He who is able to accept it,let him accept it.”(Matthew 19: 11-12)

Driven by the most absolute fanaticism, the faithful were convinced that the “baptism of fire” of Christ was a metaphor of his castration, which therefore made the Messiah the first among the eunuchs. From the delirious rereading of the biblical passages came the certainty that Adam and Eve were created by God devoid of sexual organs and that only after falling into temptation would they develop on their bodies.

The mystic founder of the sect, Kondratij Selivanov, indoctrinated the proselytes. His frightful motto described the practice of self-castration to which he had submitted: “Give me then my sword, for you cut the serpent’s head with your right hand.”

Seraphic in appearance, endowed with considerable intelligence and great magnetism, he marked the history of Russia, a land always attracted by charismatic characters and religious schisms. In short, he succeeded in depopulating among the peoples, passing from the countryside to the fashionable salons of the St. Petersburg and Moscow aristocrats. Inside those rooms, always on the top floor of the house, a metaphor of Heaven, the saint stood out on a canopy, wearing sumptuous vestments, surrounded by mystical, strongly evocative, obsessive sets.

Divided into rooms based on sex, those present, among them many children, burned hypnotized by the presence of the “god made man”, and in rituals that flowed from the spiritual into the absurd, were abandoned to hysterical songs and dances. Often during these ceremonies it happened that the “masters” used scissors and knives to intervene on the body and soul of the initiates. So women were given breast amputation, and “clitoridectomy” with the ablation of part of the small and large lips. For men, even for children, the removal of the scrotum and the testicles was instead inflicted. The ritual of the “imperial seal” was rather frightening, which instead provided for the complete emasculation of the penis. At the end of the interventions the new eunuchs shouted: “Christ is risen.”

The oblations of the nobles introduced more and more money into the coffers of the masters of the sect, who, thirsty for wealth, began to obstruct one another, until their epilogue was ratified with denunciations and slander. In 1820 also Selivanov was arrested, which inflicted the mortal body on skoptsy. One last bastion of the coven was registered in Romania around 1880.

Kondratij, a man who passed from the poverty of peasant life to the palaces of power of the Tsar, died at one hundred and two years, not being able to witness the birth of one who would have obscured his presence for fame or infamy, Grigorij Efimovič Rasputin, but this is another story.

Luciano Lapadula

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Kondratii Selivanov

Kondratii Selivanov, (Кондратий Селиванов) founder of Skoptsy-movement. Drawing from early 19th cantury

from The Study of the Scopic Heresy 1844

From: “Study of the Skoptsy Heresy” – 1844

Devices for emasculating

razor blades and knives used for emasculation

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Russian man and woman portrayed in a cabinet card. she shows her amputated breasts

Skoptsy evirated boy

Sad young boy in a cabinet card shows his penis amputated according to the practice that they called “imperial seal”

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Italian Fashion Icons from Renaissance

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Prima delle francesi le donne italiane furono considerate maestre di eleganza. L’elegante tra le eleganti, vera e propria icona rinascimentale, fu la Marchesa di Mantova Isabella d’Este Gonzaga che ideava i propri abiti e le proprie pettinature, e amava utilizzare i profumi. al punto che essa stessa si definiva “la prima perfumera del mondo”. L’Archivio di Stato di Mantova custodisce un’ampia serie di corrispondenze dei Gonzaga, e numerosi sono i riferimenti al mondo della moda, del lusso, delle tendenze vestimentarie. Insieme a Isabella, definita dai suoi contemporanei come “la prima donna del mondo”, maestre di stile di quel tempo furono sua sorella minore Beatrice, sua cognata Lucrezia Borgia, la modella Simonetta Vespucci,  chiamata la “Sans Par” per la sua eccezionale bellezza, la duchessa di Mantova Margherita Paleologa e  Laura Bentivoglio da Bologna. Erano le  italiane a lanciare mode che venivano seguite poi dalle corti del resto d’Europa, avanguardiste e attente a cambiare sempre indumento per evitare di essere imitate dalle donne di ceto inferiore. Isabella, vera pioniera, fu una tra le prime donne del proprio tempo a indossare i calzoni al di sotto delle gonne, spendeva ingenti somme di denaro per il proprio guardaroba, per i prodotti cosmetici, per le acconciature impreziosite da perle, nastri, capelli posticci. Così si scopre che già nel 1515 Francesco I di Francia chiese proprio a Isabella d’Este di inviargli una “bambola” simile a quella qui sotto (successiva), vestita secondo il suo straordinario gusto, in modo da permettere alle dame francesi di imitare quella moda. Da un altro scritto invece, si apprende che fu proprio la regina di Francia Caterina de Medici a inviare uno scampolo di tessuto in seta alla duchessa Margherita chiedendole di far realizzare, con quel tessuto, delle camicie dagli esperti artigiani mantovani. L’Italia, culla del Rinascimento, è stata un esempio di stile, eleganza, cultura per tutto il resto del mondo.

Before the French, Italian women were considered masters of elegance. The elegant among the elegants, true Renaissance icon, was the Marquise of Mantua Isabella d’Este Gonzaga who conceived her own clothes and her hairstyles, and loved to use perfumes. to the point that she was called “the first perfumera of the world”. The State Archives of Mantua, in Italy, hold a wide range of correspondences from the Gonzagas, and there are numerous references to the world of fashion, luxury and clothing trends. Together with Isabella, defined by her contemporaries as “the first woman in the world”, style masters of that time were her younger sister Beatrice, her sister-in-law Lucrezia Borgia, the Duchess of Mantua Margherita Paleologa and Laura Bentivoglio from Bologna. The Italians were launching fashions that were then followed by the courts of the rest of Europe, avant-garde and careful to always change garments to avoid being imitated by lower-class women. Isabella, a true pioneer, was one of the first women of her time to wear trousers under the skirts, she spent huge sums of money for her wardrobe, for cosmetics, for hairstyles embellished with pearls, ribbons, hair extensions. So it turns out that in 1515 king Francesco I of France asked Isabella d’Este to send him a “doll” similar to the one below, dressed according to her extraordinary taste, in order to allow the French ladies to imitate that fashion. On the other hand, we learn that it was the Queen of France, Caterina de Medici, who sent a remnant of silk fabric to the Duchess Margherita asking her to make, with that fabric, some shirts by expert Mantuan artisans. Italy, cradle of the Renaissance, was an example of style, elegance and culture for the rest of the world.

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Leonardo Da Vinci cartone per il ritratto di Isabella d Este Museo del Louvre Parigi

Isabella D’Este – Leonardo da Vinci

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Portrait of Isabella d’Este

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Isabella D’Este – Tiziano – 1534-1536 c.

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Margherita Paleologo – Giulio Romano

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Artwork by Carlo Crivelli – 1476

Bianca Maria Sforza cousin and sisterinlaw of Isabella of Aragon Duchess of Milan

Bianca Maria Sforza – Giovanni Ambrogio de Predis – 1493

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Lucrezia Borgia – Bartolomeo Veneto

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Sandro Botticelli (1445-1510), Idealized Portrait of a Lady (Portrait of Simonetta Vespucci as Nymph), ca. 1475

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Lorenzo Costa – Portrait of A Woman with Pearl Necklace – c. 1490

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Portrait of Giovanna degli Albizzi Tornabuoni by Domenico Ghirlandaio c. 1488

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Cappella Tornabuoni – Nascita di San Giovanni Battista – det. Domenico Ghirlandaio

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Antea – Parmigianino – 1535 c.

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Il Sarto – Giovan Battista Moroni – 1565-1570 c.

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