20s Flapper girls from China

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Una nuova tipologia di donna nasce in Cina durante gli anni ’20. La sfrenatezza della vita occidentale, legata al ritrovato benessere, invade l’Oriente e la sua moda che lentamente è sedotta dall’immagine à la Garçonne. Il pesante cerone, gli ombrellini di carta, i fascianti kimono in seta cedono il passo ad impalpabili abiti  in chiffon, a trucchi meno vistosi, ad acconciature “alla maschietta”. E si fa strada ad Hollywood la prima tra le attrici cinesi, Anna May Wong, destinata a divenire un’icona di stile per il mondo intero. Di seguito una selezione di immagini che testimoniano questa rivoluzione sociale e vestimentaria in Cina.

© COPYRIGHT: Luciano Lapadula

A kind of woman was born in China during the 1920s. The wildness of Western life, linked to the refounded welfare, invades the Orient and its fashion that was slowly seduced by the style “à la Garçonne”. The heavy make-up, the paper umbrellas, the kimono silk bindings give way to impalpable chiffon dresses, to less conspicuous make-up, to “boyish” hairstyles. And the first of the Chinese actresses, Anna May Wong, was making her way to Hollywood, destined to become a style icon for the whole world. Below for you a selection of images that testify to this social and clothing chinese revolution.

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Illustrazione cinese anni ’20. Due ballerine indossano un abito tradizionale chiamato Cheongsam, rivisitato per un look occidentale tipico della “Flapper Girl”. I capelli sono corti e in stile Garçonne. Calzature T-Bar. 

Cheongsam china shangai dancer 1920s 20s blog blogger fashion history luciano lapadula

Chinese illustration from the 20s. Two female dancers wear a dress called Cheongsam, rivisited in Western look, typical of the Flapper Girls. The hair is short and in Garçonne style. T-Bar shoes

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Ni Hongyan, Chinese film actress popular in the Chinese film industry in the late 1920s. Fashion Magazine and Amazing Belt (seems to be a modern Alaya!) for this beautiful girl in her swimsuit

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Silk Socks, Waves Hairstyle and Cigarette for a smoking flapper

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Huang Huilan wife of the  Chinese diplomat Wellington Koo, popular in the western world as Madame Wellington Koo or Hui-lan Koo

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still Madame Wellington Koo

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Two asian ladies in 20s fashionable outfits

Here is Anna May Wong visiting Chicago 20s china fashion 1920s history chinese women

March 25, 1928. Here is Anna May Wong visiting Chicago. Trousers, Mary Jane shoes and Cloche hat for the first Chinese American Hollywood movie star, as well as the first Chinese American actress to gain international recognition

Anna May Wong

“The Dangerous” Anna May Wong

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Anna May Wong a glamorous Femme Fatale. 1928

Anna May Wong -1929 photo by Paul Tanqueray cloche fur

Anna May Wong in 20s

Anna May Wong -1929 photo by Paul Tanqueray

Anna May Wong -1929 photo by Paul Tanqueray

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Skoptsy Sect: castration in the name of Christ – Eunuchi per il Regno dei Cieli

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La storia si ripete ciclicamente, esibendoci fragilità, paure, speranze, illusioni e chimere proprie dell’animo umano. Così dai «mille non più mille» al fuoco di nuove apocalissi lo spazio temporale pare ridursi a pochi attimi, e quella parte buia del Medio Evo torna a insinuarsi nel tessuto sociale, nella fede religiosa.

Questa volta siamo nella Russia di metà ‘700, regno di “Caterina la Grande“, imperatrice sedotta dalla modernità del pensiero francese, che voleva la sconfitta dell’insensatezza da parte della razionalità. Tuttavia il popolo rappresentato da Caterina II, in gran parte troppo povero, era avulso al fascino delle élite come a quello del pensiero razionale. Lo scisma del 1656 aveva diviso la società in “nuovi” e “vecchi” credenti, e a quest’ultima schiera appartenevano – dopo cento anni – i tanti contadini ridotti in miseria. Il bisogno di certezze esistenziali, la speranza – l’unica – di un riscatto post mortem, la convinzione accesa di una vicina fine dell’umanità, furono i focolai dell’incredibile e devastante ritorno al credo eretico proveniente da un passato che si credeva dimenticato.

La più importante tra le varie sette costituite in quel periodo fu quella degli “skoptsy” parola che deriva dal termine “skopets” ossia castrato. Fu infatti il tragico rituale dell’evirazione il caposaldo su cui quel credo si basò.

Ancora una volta il sesso tornò ad essere vissuto come il più terribile dei peccati, frutto proibito offerto dal demonio, tentazione irrinunciabile a cui potersi sottrarre solo mutilando e così estirpando organi e desiderio dal corpo e dall’animo. Quella fede trasse la propria identità da una alterata interpretazione del Vangelo di Matteo,  precisamente dal passo in cui è descritto il dialogo sul divorzio tra i discepoli e Cristo. Mentre loro asseriscono che per evitare la separazione, forse sarebbe meglio per l’uomo non sposare la donna, Gesù risponde: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca» (Matteo 19:11-12)

Spinti dal fanatismo più assoluto, i fedeli si convinsero che “il battesimo del fuoco” di Cristo fosse una metafora della sua castrazione, che faceva quindi del Messia il primo tra gli eunuchi. Dalla delirante rilettura dei passi biblici derivò la certezza che Adamo ed Eva fossero stati creati da Dio privi di organi sessuali e che solo dopo esser caduti in tentazione questi si sarebbero sviluppati sui loro corpi.

A indottrinare i proseliti fu il mistico fondatore della setta, Kondratij Selivanov. Il suo spaventoso motto descriveva la pratica di auto evirazione a cui si era sottoposto: «Datemi dunque la mia spada, ché tagli con la destra la testa del serpente

Serafico nell’aspetto, dotato di notevole intelligenza e grande magnetismo, segnò la storia delle Russia, terra sempre attratta da personaggi carismatici e scismi religiosi. In breve riuscì a spopolare tra le genti, passando dalla campagna ai salotti alla moda dell’aristocrazia di San Pietroburgo e Mosca. All’interno di quelle stanze, sempre al piano superiore della casa, metafora del Cielo, il santone si presentava disteso su un baldacchino, con indosso paramenti sontuosi, circondato da scenografie mistiche fortemente evocative, ossessive.

Divisi per camere in base al sesso, i presenti, tra loro molti bambini, ardevano ipnotizzati dalla presenza del “dio fatto uomo”, e in rituali che dallo spirituale sfociavano nel turpe, si abbandonavano a canti e danze scatenate, isteriche. Spesso durante queste cerimonie avveniva che i «maestri» usassero forbici e coltelli per intervenire sul corpo e sull’anima degli iniziati. Così alle donne era praticata l’amputazione del seno, e la “clitoridectomia” con l’ablazione di parte delle piccole e grandi labbra. Agli uomini, anche ai fanciulli, era invece inflitta l’asportazione dello scroto e dei testicoli. Spaventoso era il rituale del «sigillo imperiale» che invece prevedeva la completa evirazione del pene. Al termine degli interventi i nuovi eunuchi urlavano: «Cristo è risorto.»

Le oblazioni dei nobili introdussero sempre maggior denaro nelle casse dei maestri della setta, i quali assetati di ricchezza presero a ostacolarsi l’un l’altro, fino a sancire con denunce e maldicenze il proprio epilogo. Nel 1820 anche Selivanov venne arrestato, fatto che inflisse il corpo mortale agli skoptsy. Un ultimo baluardo della congrega si registrò in Romania intorno al 1880.

Kondratij, uomo che passò dalla povertà della vita contadina ai palazzi di potere degli Zar, morì a centodue anni, non riuscendo solo per poco ad assistere alla nascita di colui che avrebbe oscurato la sua presenza per fama o infamia, Grigorij Efimovič Rasputin, ma questa è un’altra storia.

Luciano Lapadula

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History repeats itself cyclically, exhibiting fragility, fears, hopes, illusions and chimeras of the human soul. So from the “thousand no more thousand” to the fire of new apocalypses the temporal space seems to be reduced to a few moments, and that dark part of the Middle Ages returns to creep into the social fabric, into religious faith.

This time we are in mid-eighteenth-century Russia, the reign of “Catherine the Great”, an empress who looked at the modernity of French thought, which at the time wanted the defeat of senselessness on the part of rationality. However, the people represented by Catherine II, largely too poor, were free from the charm of the elites as well as that of rational thought. The schism of 1656 had divided society into “new” and “old” believers, and to this last group belonged – after a hundred years – the many farmers reduced to poverty. The need for existential certainties, the hope – the only one – of a post mortem redemption, the burning conviction of a near end of humanity, were the outbreaks of the incredible and devastating return to the heretical belief from a past that was thought to have been forgotten .

The most important  sect constituted in that period was that of the word “skoptsy” which derives from the term “skopets” or castrated. It was in fact the tragic ritual of the emasculation the cornerstone on which that creed was based.

Once again sex returned to being lived as the most terrible of sins, the forbidden fruit offered by the devil, an indispensable temptation to be escaped only by mutilating and thus extirpating organs and desire from the body and soul. That faith drew its own identity from an altered interpretation of the Gospel of Matthew, precisely from the passage in which the dialogue between the disciples and Christ on divorce is described. While they assert that to avoid it, perhaps it would be better for the man not to marry the woman, Jesus answers them: “All cannot accept this saying, but only those to whom it has been given: 12 For there are a]”>[a]eunuchs who were born thus from their mother’s womb, and there are eunuchs who were made eunuchs by men, and there are eunuchs who have made themselves eunuchs for the kingdom of heaven’s sake. He who is able to accept it,let him accept it.”(Matthew 19: 11-12)

Driven by the most absolute fanaticism, the faithful were convinced that the “baptism of fire” of Christ was a metaphor of his castration, which therefore made the Messiah the first among the eunuchs. From the delirious rereading of the biblical passages came the certainty that Adam and Eve were created by God devoid of sexual organs and that only after falling into temptation would they develop on their bodies.

The mystic founder of the sect, Kondratij Selivanov, indoctrinated the proselytes. His frightful motto described the practice of self-castration to which he had submitted: “Give me then my sword, for you cut the serpent’s head with your right hand.”

Seraphic in appearance, endowed with considerable intelligence and great magnetism, he marked the history of Russia, a land always attracted by charismatic characters and religious schisms. In short, he succeeded in depopulating among the peoples, passing from the countryside to the fashionable salons of the St. Petersburg and Moscow aristocrats. Inside those rooms, always on the top floor of the house, a metaphor of Heaven, the saint stood out on a canopy, wearing sumptuous vestments, surrounded by mystical, strongly evocative, obsessive sets.

Divided into rooms based on sex, those present, among them many children, burned hypnotized by the presence of the “god made man”, and in rituals that flowed from the spiritual into the absurd, were abandoned to hysterical songs and dances. Often during these ceremonies it happened that the “masters” used scissors and knives to intervene on the body and soul of the initiates. So women were given breast amputation, and “clitoridectomy” with the ablation of part of the small and large lips. For men, even for children, the removal of the scrotum and the testicles was instead inflicted. The ritual of the “imperial seal” was rather frightening, which instead provided for the complete emasculation of the penis. At the end of the interventions the new eunuchs shouted: “Christ is risen.”

The oblations of the nobles introduced more and more money into the coffers of the masters of the sect, who, thirsty for wealth, began to obstruct one another, until their epilogue was ratified with denunciations and slander. In 1820 also Selivanov was arrested, which inflicted the mortal body on skoptsy. One last bastion of the coven was registered in Romania around 1880.

Kondratij, a man who passed from the poverty of peasant life to the palaces of power of the Tsar, died at one hundred and two years, not being able to witness the birth of one who would have obscured his presence for fame or infamy, Grigorij Efimovič Rasputin, but this is another story.

Luciano Lapadula

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Kondratii Selivanov

Kondratii Selivanov, (Кондратий Селиванов) founder of Skoptsy-movement. Drawing from early 19th cantury

from The Study of the Scopic Heresy 1844

From: “Study of the Skoptsy Heresy” – 1844

Devices for emasculating

razor blades and knives used for emasculation

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Russian man and woman portrayed in a cabinet card. she shows her amputated breasts

Skoptsy evirated boy

Sad young boy in a cabinet card shows his penis amputated according to the practice that they called “imperial seal”

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5 drawings from Andrew Loomis that look as 90s supermodels

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La riflessione sulla bellezza porta a percorrere strade impervie, in cui è facile smarrirsi nella ricerca della perfezione che lasci riconoscere il bello in senso universale e oggettivo. Da qui parte il fremito che mi ha attraversato quando ho visto i disegni di Andrew Loomis: in alcune sue opere degli anni ’40 infatti, pare l’artista abbia ritratto alcune supermodelle anni ’90 anticipandone l’immagine di 50 anni circa. Vediamo tre di questi miei confronti.

The reflection on beauty leads to travel through impervious roads, in which it is easy to lose oneself in the search for perfection that allows us to recognize beauty in a universal and objective sense. From here starts the thrill that crossed me when I saw the drawings of Andrew Loomis: in some of his artworks from 40s it seems the artist has portrayed some supermodels of the 90s anticipating the image of that kind of beauty about 50 years. We see five of these comparisons of mine.

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On the right Linda Evangelista for Christian Dior 1992 1993

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On the right Shalom Harlow in 1995

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On the right Carla Bruni for Yves Saint Laurent ss 1996

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Still Yves Saint Laurent 1996

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On the right supermodel Eva Herzigova 1993 ca

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Morphine from Belle Époque

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Mitizzazione e consumo della droga non sono fenomeni moderni, ma provengono da rituali che affondano la propria nascita molto lontano nel tempo. L’arte, nelle sue forme più disparate, ha tracciato dei precisi quadri che descrivono l’utilizzo delle sostanze stupefacenti nell’alternarsi dei periodi storici. E’ affascinante quanto accaduto sul finire dell’Ottocento, quando all’estetica della donna immersa tra corsetti e fiori delicati si alternò quella di una fatale mantide, maledetta e pericolosa. Questa nuova dimensione femminile, emancipata e seducente, destabilizzò i ruoli sociali proponendo un’immagine perversa, sfrontata, impregnata questa volta di profumi oppiacei. Analizzo di seguito una serie di immagini che riguardano la Morfina, una tra le droghe più consumate da queste eroine della perdizione durante la Belle Époque.

Mythologizing and consumption of drugs are not modern phenomena, but come from rituals that sink their birth far in time. The art, in its most disparate forms, has drawn precise pictures that describe the use of drugs in the alternation of historical periods. It is fascinating what happened at the end of the nineteenth century, when the aesthetics of the woman immersed in corsets and delicate flowers alternated with that of a fatal, damned and dangerous mantis. This new feminine dimension, emancipated and seductive, destabilized social roles by proposing a perverse, shameless image, impregnated this time with opiate perfumes. I analyze below a series of images concerning Morphine, one of the most consumed drugs by these heroines of perdition during the Belle Époque.

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Morphine Tools Kit from Victorian Era. Image Courtesy Art.co

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Morphine tools: the syringe

morphine history of drug droga belle eopque blog fashion moda blogger storia tools ad vintage illustration art Georges Moreau dit Moreau de Tours Bois le Roi 1901 ou Les Morphinées Huil

Georges Moreau, La Morphine ou Les Morphinées – Collection particulière, Paris
Expositions : Salon de 1886, Paris, n° 1703 (“La Morphine”)

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Morphine Addicts, 1887 Albert Besnard etching Rosenwald Collection

morphine history of drug droga belle eopque 1800 victorian 1890 1900 blog fashion moda blogger storia tools ad vintage illustration Eugène Grasset La vitrioleuse (1894)

Eugène Grasset La vitrioleuse, 1894

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Santiago Rusinol “Before the Morphine”, 1894

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Santiago Rusinol-“Morphine”, 1894

morphine history of drug droga belle eopque 1800 victorian 1890 1900 blog fashion moda blogger storia Eugène-Samuel Grasset 'La Morphine' 1897

Eugène-Samuel Grasset — ‘La Morphine’ 1897

1899 Quack Medicine Sufferers From Morphine Or any Drug Habit Vintage Original Print Ad

1899 Quack Medicine Sufferers From Morphine Or any Drug Habit Vintage Original Print Ad

Vittorio Matteo Corcos, La morfinomane – “The addict”, 1899. Famelica e perduta la donna dalla pelle diafana e dai capelli rossi troneggia al posto dell’uomo, avvolta in un fosco abito di veli neri. Ci fissa minacciosa, ed esibisce il suo potere calpestando il  suo trofeo.

The woman with the diaphanous skin and the red hair is dominated and lost in the place of the man, wrapped in a dark dress of black veils. The woman stares at us menacingly, and exhibits her power trampling on her trophy.

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Vittorio Matteo Corcos, La morfinomane – “The addict”, 1899

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Year 1900: Ad for Cube Morphine, published in American Druggist and Pharmaceutical Record, America’s Leading Drugs Journal

Pablo Picasso, Morphinomans. 1900

Pablo Picasso, Morphinomans. 1900

Salon, 1905 Morphine. by A. Matignon

Salon de 1905 – Morphine. By A. Matignon

Victorien du Saussais, La morphine. Vices et passions des morphinomanes (1906)

Victorien du Saussais, La morphine. Vices et passions des morphinomanes, 1906

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Morphinomane 1910 ca.

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Rudolph Valentino: history of an Icon in Fashion

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Un estratto della straordinaria storia dell’attore italo americano Rodolfo Valentino, icona cinematografica che ha lanciato stili e mode.

An excerpt of the extraordinary story of the Italian-American actor Rodolfo Valentino, a cinematographic icon that has launched styles and fashions

From my book: “The Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume”

Dal mio libro: “Il macabro e il grottesco nella Moda e nel Costume”


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Dresses from Past: 1911 – 1952

Dal mio archivio “Lerario Lapadula ” cinque preziosi e rari abiti d’epoca, esibiti durante una sfilata. Ciascuno degli indumenti rappresenta un modello della donna del proprio tempo, tra stile, carattere, dimensione sociale.

From my archive “Lerario Lapadula” five precious and rare period dresses, exhibited during a fashion show. Each of the garments represents a model of the woman of her time, between style, character and social dimension.

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AYRES & CO. Indianapolis  1911

Abito realizzato in delicata seta nera con collo in tulle di seta e pizzo chimico color avorio ornato da coralli color oro sul petto.

La linea del vestito, elegante e drammatica, rimanda all’archetipo di diva noir tipico del cinema inizi secolo. Donne ritratte in stato di altalenante passione e follia, avvolte in un aurea di mistero e connotate da note di maledettismo.

E’ questo un abito realizzato all’interno della più importante sartoria dell’Indiana in attivo per tutto il ‘900, nota anche per aver accolto tra le sue lavoranti le tantissime giovani emigranti europee. La sartoria è ora sede di un importante omonimo museo della moda.

Dress made of delicate black silk with silk tulle collar and ivory-colored chemical lace adorned with gold-colored coral on the chest.

The silhouette, elegant and dramatic, refers to the archetype of vamp lady typical of early century cinema. Women portrayed in a state of fluctuating passion and madness, wrapped in an aura of mystery and characterized by notes of malice.

This is a dress made inside the most important tailoring of Indiana in active throughout the ‘900, also known for having welcomed among its workers the many young European emigrants. The tailoring is now home to an important fashion museum of the same name.

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FLAPPER DRESS  1927

Questo vestito è realizzato in un sofisticato tulle di seta interamente ricamato con pailettes grigio perla e argento e conchiglie colorate provenienti dal lontano Oceano Pacifico. Il tutto genera dei bellissimi decori sul fondo del vestito, con un chiaro ricamo all’art-Dèco e quindi alla nuova scoperta della sfavillante cultura orientale.

This dress is made of a sophisticated silk tulle entirely embroidered with pearl and silver gray sequins together with handpainted shells coming from the distant Pacific Ocean. All this generates beautiful decorations on the bottom of the dress, with a clear embroidery to the art-Dèco and then to the new discovery of the sparkling oriental culture.

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1932

Abito da sera in crepe di seta nero con ricami in lurex oro e vivaci disegni multicolor.

Black silk crepe evening gown with gold lurex embroidery and bright multicolor designs.

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1940s – WWII

Abito in seta stampata proveniente dagli anni del secondo conflitto bellico. Il gusto è di impronta orientale, il copricapo, in lana con fiocco in seta, è in stile Art Déco.

Printed silk dress from second world war era. The taste is oriental, the headpiece, in wool with silk bow, is in Art Déco style.

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Sorelle Rossaro, Milano. 1952

Abito da gran sera datato 1952 e firmato dal marchio milanese “Sorelle Rossaro”, raro esempio di creazione di alta moda italiana appartenente a una casa di moda non più esistente che nacque durante il ventennio fascista proprio a Milano, con sede in via Montenapoleone.

Great evening gown dated 1952 and signed by  brand “Sorelle Rossaro”, Milano. This is a rare example of the creation of Italian high fashion belonging to a fashion house no longer existing that was born during the twenty years Fascist in Milan, located in via Montenapoleone.

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Galitzine: ascesa e declino della Principessa della Moda|Galitzine: Rise and Fall from a Princess of fashion

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Era una principessa e si chiamava Irene Galitzine. Come in un favola visse in una dimora a soli 50 kilometri da Mosca, immersa nel verde e nel lusso, oltre 50 stanze, tappeti, vasellami, quadri preziosi. Suo padre amava andare a caccia nei boschi, seguito da staffette a cavallo pronte a servirgli champagne ghiacciato. Bei vestiti, feste, formazione di prim’ordine segnarono l’infanzia della giovane Irene, ormai adolescente. La Rivoluzione Russa incalzava, e la famiglia degli Zar sarebbe stata di lì a poco sterminata (look Here for more) . Come tutti i nobili del posto, anche i Galitzine fuggirono cercando rifugio in Europa. Irene andò a vivere in Italia, aveva 14 anni e tra gli studi come pittrice e quelli di diplomazia estera, prevalse il suo gusto innato e prepotente per la moda, per l’eleganza. Iniziò la sua carriera a Roma, insieme all’amica Simonetta Colonna di Cesarò, al tempo Fabiani, che nel ’46 presentò la sua prima collezione. Ai lavori come Public Relator dalle Sorelle Fontana seguirono i primi indipendenti passi nella sartoria, i suoi pigiami palazzo insieme agli abiti da sera divennero in breve tempo una divisa per le donne del jet-set internazionale. Nella rara immagine proveniente dal mio archivio, Jackie Kennedy, insieme a Irene, sfoggia un miniabito in shantung di seta al teatro “La Cometa” di Roma, era il 1968.

Solo pochi giorni dopo questo evento mondano tuttavia, il tribunale accolse i ricorsi di alcuni commercianti di tessuti che vantavano dei crediti dalla casa di moda per un totale di soli 4 milioni e mezzo di lire, certo, sempre più di 2250 euro odierni, ma pur sempre una cifra irrisoria per una stilista affermata come Galitzine. Eppure il curatore fallimentare, intemperante, concesse alla stilista di portare a termine solo gli abiti ordinati dalla regina Annamaria di Grecia, dopo di che la favola della principessa sarta e stilista venuta dalla Russia si interruppe. Indefessa però, l’elegante Galitzine non si dette per vinta e riuscì a riaprire la propria casa di moda solo due anni dopo. Il marchio oggi è ancora esistente e appartiene per lo più a un mercato di nicchia, ma questa è un’altra storia.

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She was a princess and her name was Irene Galitzine. As in a fairytale lived in a house just 50 kilometers from Moscow, surrounded by greenery and luxury, over 50 rooms, carpets, precious paintings. His father, when he went hunting in the woods, was followed by riding stirrups ready to serve him chilled champagne. The Russian Revolution was pressing, and the family of the Tsar would soon be exterminated (look Here for more). Like all Russian nobility, the Galitzines also fled seeking refuge in Europe. At the age of 14, the young Irene wanted to be a painter, or to try her diplomatic career, but her innate and overbearing taste for fashion and elegance prevailed. He began his career in Rome, together with his friend Simonetta Colonna di Cesarò, at the time Fabiani, who in 1946 presented his first collection. Sisters Fontana followed the first independent steps in the tailor’s shop as her Public Relator, her palace pajamas along with evening dresses soon became a uniform for the women of the international jet-set. In the rare image from my archive, Jackie Kennedy, along with Irene, sports a silk shantung minidress at the “La Cometa” theater in Rome. Only a few days after this worldly event, however, the court upheld the appeals of some creditors – mostly textile merchants – who boasted of credits from the fashion house, for a total of only 4 and a half million, of course, more than 2250 euro today, but still a ridiculous figure for an established designer like Galitzine. yet the bankruptcy trustee did not want to feel right, granted the designer only to carry out the dresses ordered by Queen Annamaria of Greece, after which the fable of the princess, a seamstress and stylist who had come from Russia, broke off. Undaunted, however, the elegant Galitzine did not give up and managed to reopen her own fashion house only two years later. The brand today is still existing and belongs mostly to a niche market, but that’s another story.

1952

Princess Irene Galitzine strikes a pose in her atelier

Irene galitzine 1965. Foto di Elsa Haertter in Siam. 1963 c

What glamour is.

Princess Galitzine and Marella Agnelli, Atelier Galitzine inauguration day in Veneto street, Rome

With Marella Agnelli during the opening of Galitzine Atelier

Abito scultura Irene Galitzine, Harper's Bazaar, Ottobre 1966

Harper’s Bazaar, Oct 1966

Irene galitzine 1968

From my archive  rare image of princess Irene Galitzine her with Jackie Kennedy wearing her couture creation in Rome. Year 1968 (copyright)

linea italiana isa stoppi galitzine

For “Linea Italiana” – Isa Stoppi supermodel

Photo by Bugat 1972 Galitzine jacket, trousers, sweater and shoes, Borbonese belt

Photo by Bugat 1972 Galitzine jacket, trousers, sweater and shoes, Borbonese belt

Diana Ross' Mahogany

Diana Ross in Galitzine from the movie Mahogany – 1975

 

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