Hairstyles Revival in time

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Le acconciature al pari degli indumenti seguono delle tendenze ben precise spesso in linea con un mood che riporta in auge fogge del passato. Ecco alcuni hairstyle che ho studiato e che sono frutto di rielaborazioni di mode più vecchie.

Hairstyles like garments follow trends often in line with a mood that makes comeback styles of the past. Here are some hairstyles that I have studied that are the result of reworkings of older fashions. Follow me for more.

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Haistyle: 1855 vs 1955

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Louise Brooks in 20s – Cher in 1972 by Richard Avedon

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Tricia Helfer for Yves Saint Laurent in 1996 vs Betty Grable in 40s

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Pageboy from 70s to now with Alice Kastrup. Ph credit Filippo Del Vita for Creem Magazine

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Rolled Hair in 70s and Guido Palau from “Hair” 2014

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1940s waves and make-up from Hedy Lamarr to contemporary Katy Perry

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Supermodel Eve Salvail in glorious 1994 vs Dior men 2018

The #bighair of #PriscillaPresley in 1968 are now on #Valentino runway

The #bighair of #PriscillaPresley in 1968 are in 2018 on #Valentino runway

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The Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume History“.

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Circassienne Fashion: Punk style from XVIII sec

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«Fu Mademoiselle Aïssé la donna che lanciò la grottesca tendenza vestimentaria denominata robe à la circassienne. Il suo destino segnò la storia del costume in modo eccezionale: proveniente dalla Circassia, nella zona del Caucaso, bella e insofferente, fu
acquistata al mercato degli schiavi a Costantinopoli dall’ambasciatore di Francia Monsieur de Ferriol. Il suo abito era aperto sul davanti e caratterizzato da ben tre cordoni per essere rialzato sino alla caviglia, maniche più corte di quelle della sottoveste, che invece aveva una cascata di pizzi che giungeva sino al polso.

Ottenuto con tessuti a forti cromie contrastanti e adornato da strisce e inserti animalier, lo stile circassienne anticipò di secoli nella propria essenza lo spirito del punk della seconda metà del Novecento.

Aggressività e stupore, rottura con gli eleganti schemi di uno stile perbenista, origine suburbana sono solo alcune delle affinità che in un volo pindarico congiungono due mondi apparentemente lontanissimi tra loro.»

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«Mademoiselle Aïssé was the woman which launched the grotesque trend called robe à la circassienne. Her destiny signed the history of costume in an exceptional way: coming from the Circassia, in the area of the Caucasus, beautiful and impatient, she was purchased at the slave market in Constantinople by the ambassador of France Monsieur de Ferriol.

Her dress was open at the front and featured from three cords to be raised up to the ankle, sleeves more short of those of the petticoat, which instead had a cascade of lace that cames to the wrist.

Obtained with fabrics with strong colors contrasting and adorned with stripes and animal inserts, the Circassian style she anticipated centuries in its essence the spirit of the punk of the second half of the twentieth century.

Aggression and amazement, break with the elegant schemes of a respectable style, suburban origin they are just some of the affinities that in a pindaric flight  join two worlds apparently very distant between them.»

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From my book:

The Macabre and the Grotesque

in Fashion and Costume

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Rudolph Valentino: history of an Icon in Fashion

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Un estratto della straordinaria storia dell’attore italo americano Rodolfo Valentino, icona cinematografica che ha lanciato stili e mode.

An excerpt of the extraordinary story of the Italian-American actor Rodolfo Valentino, a cinematographic icon that has launched styles and fashions

From my book: “The Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume”

Dal mio libro: “Il macabro e il grottesco nella Moda e nel Costume”


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Bella fino a morire: Maria Montez | When Beauty Kills

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Aladino, dal film “Arabian Nights”:

se devi lasciarci, non andare fin quando non sarai tornato

Fu attraversata da un fremito quando ascoltò la battuta, Maria Montez. Il film è “Arabian Nights” e siamo nel 1942. La bellissima attrice dominicana era all’apice del successo. I suoi occhi di brace consumavano i sogni degli uomini e le sue fotografie riempivano i loro armadietti celebrandola come una tra le prime Pin-Up hollywoodiane. Nata a Santa Cruz de Barahona nel 1912 come María Antonia Africa Gracia Vidal di Sacro Silas scelse di farsi chiamare Montez, un nome breve ma energico come la sua personalità.

Il matrimonio naufragato e il riscontro nel lavoro di modella  la spinsero ad osare, a trasferirsi ad Hollywood per sfondare nel cinema. Era disposta a tutto per raggiungere la gloria, così arrivarono piccole comparse prima, ruoli da protagonista poi. La sensuale latina divenne regina del filone cinematografico escapista, che permetteva agli spettatori una breve illusoria fuga dalla triste realtà segnata dalla guerra. Con la fine del conflitto, però, la magia si interruppe, la moda della bellezza esotica tramontò e quelle donne fatali cedettero il proprio ruolo alle attrici platinate dai sorrisi e dalle curve rassicuranti.

Maria era ancora giovane e bellissima, celebre per il suo carattere impetuoso, per il suo apparire vistoso alle feste, per la sua sfrenata ricerca di consensi. Tentò così di rimettersi in gioco in Europa, recitando in Francia e in Italia, ma quel nuovo cinema introspettivo, era distante dal suo essere carnale.

Aveva 39 anni Maria quando inaspettatamente Hollywood si ricordò di lei e la scelse per una parte. Lei, che per contratto doveva essere sempre avvenente, non ebbe il tempo di festeggiare.

Ripetendo il suo rituale di bellezza, riempì di acqua fumante la lussuosa vasca da bagno in marmo bianco, un bicchiere di cognac, le candele accese. L’America voleva la Maria di venti anni prima, doveva essere bellissima, aprì la rotella dell’acqua calda ancora un po’ di più, il vapore si condensò sui muri della stanza, sulla sua fotografia che parve scomparire man mano che il corpo della diva si immergeva per l’ultima volta nell’acqua bollente, oltre 60 gradi. Stop. Buona l’ultima.

Luciano Lapadula

 

 

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From the movie “Arabian Nights”, year 1942. Aladdin:

If you have to leave, don’t go until you come back

Maria Montez was left speechless when she listened to these words. The film is “Arabian Nights” and we are in 1942. The beautiful Dominican actress was at the height of success. Her eyes of embers consumed the dreams of men and her photographs filled their lockers celebrating her as one of the first Hollywood Pin-Ups. Born in Santa Cruz de Barahona in 1912 as María Antonia Africa Gracia Vidal of Sacro Silas chose to be called Montez, a short but energetic name like her personality. The marriage was shipwrecked and the response in the work of the model pushed her to dare, moving to Hollywood. She was willing to do anything to achieve glory, so little start played minor parts in film, then starring roles. The sensual Latina girl became the queen of the escapism movie trend, that allowed the spectators a brief illusory escape from the sad reality marked by the II world war. With the end of the conflict, however, the magic stopped, the fashion of exotic beauty went down and those fatal women gave up their role to the platinized actresses with reassuring smiles and curves. Maria was still young and beautiful, famous for her impetuous character, for her showy appearance at parties, for her unbridled search for consensus. She tried a new career in Europe, playing in France and in Italy, but that new introspective cinema was far from her being Latin, carnal. She was 39 years old when Hollywood unexpectedly chose her for a part in a movie. She, who by contract must always be attractive, did not have time to celebrate. Repeating her ritual of beauty, she filled the luxurious white marble bathtub with steaming water, a glass of cognac, and lit candles. America wanted the Maria twenty years ago, shet had to be beautiful, she opened the hot water wheel a little more, the steam condensed on the walls of the room, on her photograph that seemed to disappear as the body of the diva immersed itself for the last time in boiling water, over 60 degrees. Stop. Good the last one.

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Maria Montez as a Pin-UP

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Il mio libro allo Sporting Club | Fashion Show from my book

È stata splendida la serata trascorsa allo Sporting Club di Trani il 4 febbraio scorso. L’evento ha visto la presentazione del mio libro “Il Macabro  il Grottesco nella Moda  nel Costume“, attraverso uno scambio di domande e risposte tra me l’organizzatrice del reading la dottoressa Maria Grazia Filisio. Ho fatto sfilare la mia amica, modella e atleta Valentina Abattantuono che ha esibito quattro rari abiti d’epoca provenienti dal mio archivio “Lerario Lapadula Fashion Archives“. Un quinto abito, di epoca vittoriana, era esposto sul palco al mio fianco, nell’elegante salone. Il prossimo appuntamento è previsto per la sera del 14 febbraio, San Valentino, presso la storica “Villa Romanazzi Carducci”, il tema è dedicato all’amore e alla moda, naturalmente.

 

What a great night at the Sporting Club in Trani on February 4th . The event saw the presentation of my book “The Macabre the Grotesque in Fashion and Costume”, through an exchange of questions and answers between me the organizer of the reading Dr. Maria Grazia Filisio. I had my friend, model athlete Valentina Abattantuono, who modeled four rare period dresses from my archive “Lerario Lapadula Fashion Archives“. A fifth dress, from the Victorian era, was displayed on the stage at my side, in the elegant salon. The next appointment is scheduled for the evening of February 14, Valentine’s Day, at the historic “Villa Romanazzi Carducci”, the theme is dedicated to love and fashion, of course.

 

luciano lapadula fashion anni 20 20s

Valntina in a 20s chiffon dress, modeling an organza silk cloche, both from my Fashion Archives

il macabro libro lapadula

Valentina looks as an antique mannequin

luciano lapadula runway fashion 40s

Valentina modeling an early 40s gown, polka dot pattern, with a 40s mink fur and a velvet turban. All from myFashion Archives

valentina abattantuono luciano lapadula moda 60s sfilata fashion history

Shocking Pink Silk & Golden Lurex from 60s. Holtz. Fashion Archives Lerario Lapadula

Valentina indossa Moschino Safety Pin Dress

Valentina modling “Moschino Safety Pin Dress” 
year 1984 from my archives Fashion Archives

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History of Sex Dolls

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Spingersi oltre, ma tornare anche indietro. Rifiutare un approccio comune per dar sfogo a un “Io” diviso tra pulsione feticistica e rifiuto dei rapporti sociali. Tutto questo prende forma, e vita, nella Bambola Sessuale, che ha una storia assai antica. Da disegni e scritti si evince per certo il loro utilizzo sin dal ‘500, rapportabile a una speciale forma di parafilia detta “pigmalionismo”, consistente nel provare piacere durante il compimento di  un atto sessuale con una statua o una rappresentazione plastica del corpo umano.

Il nome che identifica questo tipo di disturbo psicosessuale trae la propria origine dalla figura mitica di Pigmalione. Il re di Cipro infatti si innamorò perdutamente di una statua da lui stesso creata, e ottene da Afrodite che la scultura fosse trasformata in donna vivente che poi sposò.

A differenza di quanto avviene con i più comuni “giocattoli sessuali”, in uso da uomini e donne anche nel Medio Evo, nel pigmalionismo la bambola è un feticcio che si sostituisce interamente all’essere umano, e l’appagamento giunge solo nel caso in cui sussistano determinate condizioni quali appunto l’inumanità, descrivendo quindi un processo psicologico molto più complesso. Scompare l’animus del rapporto e lo scambio da esso derivante, sostituito da un Super-Io che è paradossalmente anche l’esplicita affermazione di un ego svilito e incapace, annoiato, individualista.

Col trascorrere del tempo questi strumenti del piacere furono perfezionati e realizzati in  stoffa imbottita di lana, sovente al capo erano cuciti capelli veri, sul volto dipinti occhi, naso e bocca. Chiamate “dames de voyage” accompagnavano gli uomini che per varie ragioni erano costretti a vivere lontano dal gentil sesso.

Curioso quanto avvenne durante la seconda guerra mondiale, quando i soldati tedeschi avrebbero dovuto avere a propria disposizione bambole gonfiabili da poter riporre comodamente nello zaino dopo l’utilizzo. Il progetto non fu mai realizzato. Si dovrà attendere la seconda metà del ‘900 per assistere a una capillare ed efficace diffusione di bambole gonfiabili realizzate in lattice. Bionde, brune, rosse, oggi il loro aspetto umanoide sfida la perfezione, amate dai collezionisti trovano spazio nei musei, ma il loro posto preferito resta sempre nel segreto di una stanza, per un amore di plastica.

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Go further, but also return back. Reject a common approach to give vent to an “I” dividedbetween fetishistic drive and rejection of social relationships. All this takes shape, and life, in the Sex Doll, which has a very ancient history. From drawings and writings it is clear that they have been used since the 16th century, related to a special form of paraphilia called “pigmalionism”, consisting in feeling pleasure during the fulfillment of a sexual act with a statue or a plastic representation of the human body.

The name that identifies this type of psychosexual disorder derives its origin from the mythical figure of Pygmalion. The king of Cyprus in fact fell madly in love with a statue he had created, and he got from Aphrodite that the sculpture was transformed into a living woman who he later married.

Unlike what happens with the most common “sex toys”, in use by men and women even in the Middle Ages, in the pigmalionism the doll is a fetish that replaces entirely  the human bodies, and the fulfillment comes only in the case in which certain conditions exist such as inhumanity, thus describing a much more complex psychological process. Disappear the animus of the relationship and the exchange deriving from it, replaced by a superego that is also paradoxically the explicit affirmation of a debased and incapable, bored, individualistic ego.

With the passing of time these instruments of pleasure were perfected and made of woolen stuffed fabric, often the head was sewn real hair, on the face painted eyes, nose and mouth. Called “dames de voyage” accompanied the men who for various reasons were forced to live far from the fair sex.

Curious what happened during the Second World War, when German soldiers would have to have at their disposal inflatable dolls to be easily stored in the backpack after use. The project was never realized. We will have to wait for the second half of the 20th century to witness a capillary and effective diffusion of inflatable dolls made in latex. Blondes, brunettes, reds, today their humanoid appearance challenges perfection, loved by collectors find space in museums, but their favorite place always remains in the secret of a room, for a plastic love.

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Sculpted doll. 1505 ca

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Late ‘800s – early ‘900s ca – A gentleman wearing a costume embraces a mannequin

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Inflatable Doll ad from 60s

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Late 60s Inflatable Doll ad

Woody with a blow up doll 1972 ca

Woody Allen. 1972 ca

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A modern sex doll…it can cost up to £11,700

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Miley Cyrus performing live with a male Sex Doll

installation view of Sex Dolls, 2011, at Serpentine Gallery, London, 2013

Sturtevant. Sex Dolls, 2011; installation view, Sturtevant: Leaps Jumps and Bumps, 2013; Courtesy Serpentine Gallery, London. Photo: Jerry Hardman-Jones

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