Italian Fashion Icons from Renaissance

luciano lapadula storia costume fashion history rinascimento blog blogger moda

Prima delle francesi le donne italiane furono considerate maestre di eleganza. L’elegante tra le eleganti, vera e propria icona rinascimentale, fu la Marchesa di Mantova Isabella d’Este Gonzaga che ideava i propri abiti e le proprie pettinature, e amava utilizzare i profumi. al punto che essa stessa si definiva “la prima perfumera del mondo”. L’Archivio di Stato di Mantova custodisce un’ampia serie di corrispondenze dei Gonzaga, e numerosi sono i riferimenti al mondo della moda, del lusso, delle tendenze vestimentarie. Insieme a Isabella, definita dai suoi contemporanei come “la prima donna del mondo”, maestre di stile di quel tempo furono sua sorella minore Beatrice, sua cognata Lucrezia Borgia, la modella Simonetta Vespucci,  chiamata la “Sans Par” per la sua eccezionale bellezza, la duchessa di Mantova Margherita Paleologa e  Laura Bentivoglio da Bologna. Erano le  italiane a lanciare mode che venivano seguite poi dalle corti del resto d’Europa, avanguardiste e attente a cambiare sempre indumento per evitare di essere imitate dalle donne di ceto inferiore. Isabella, vera pioniera, fu una tra le prime donne del proprio tempo a indossare i calzoni al di sotto delle gonne, spendeva ingenti somme di denaro per il proprio guardaroba, per i prodotti cosmetici, per le acconciature impreziosite da perle, nastri, capelli posticci. Così si scopre che già nel 1515 Francesco I di Francia chiese proprio a Isabella d’Este di inviargli una “bambola” simile a quella qui sotto (successiva), vestita secondo il suo straordinario gusto, in modo da permettere alle dame francesi di imitare quella moda. Da un altro scritto invece, si apprende che fu proprio la regina di Francia Caterina de Medici a inviare uno scampolo di tessuto in seta alla duchessa Margherita chiedendole di far realizzare, con quel tessuto, delle camicie dagli esperti artigiani mantovani. L’Italia, culla del Rinascimento, è stata un esempio di stile, eleganza, cultura per tutto il resto del mondo.

Before the French, Italian women were considered masters of elegance. The elegant among the elegants, true Renaissance icon, was the Marquise of Mantua Isabella d’Este Gonzaga who conceived her own clothes and her hairstyles, and loved to use perfumes. to the point that she was called “the first perfumera of the world”. The State Archives of Mantua, in Italy, hold a wide range of correspondences from the Gonzagas, and there are numerous references to the world of fashion, luxury and clothing trends. Together with Isabella, defined by her contemporaries as “the first woman in the world”, style masters of that time were her younger sister Beatrice, her sister-in-law Lucrezia Borgia, the Duchess of Mantua Margherita Paleologa and Laura Bentivoglio from Bologna. The Italians were launching fashions that were then followed by the courts of the rest of Europe, avant-garde and careful to always change garments to avoid being imitated by lower-class women. Isabella, a true pioneer, was one of the first women of her time to wear trousers under the skirts, she spent huge sums of money for her wardrobe, for cosmetics, for hairstyles embellished with pearls, ribbons, hair extensions. So it turns out that in 1515 king Francesco I of France asked Isabella d’Este to send him a “doll” similar to the one below, dressed according to her extraordinary taste, in order to allow the French ladies to imitate that fashion. On the other hand, we learn that it was the Queen of France, Caterina de Medici, who sent a remnant of silk fabric to the Duchess Margherita asking her to make, with that fabric, some shirts by expert Mantuan artisans. Italy, cradle of the Renaissance, was an example of style, elegance and culture for the rest of the world.

© COPYRIGHT: 

Divieto di copia e riproduzione.

Contattare l’autore per info e disponibilità

Do Not Copy. Contact the writer for info

VIDEO from my Youtube Channel:

13342989_1550322661936351_5864801821321911760_n
Leonardo Da Vinci cartone per il ritratto di Isabella d Este Museo del Louvre Parigi

Isabella D’Este – Leonardo da Vinci

Isabella_d'Este_palazzo_ducale

Portrait of Isabella d’Este

tiziano

Isabella D’Este – Tiziano – 1534-1536 c.

Portrait_believed_to_depict_Margherita_Paleologo_by_Giulio_Romano

Margherita Paleologo – Giulio Romano

Opnamedatum: 2010-01-28

Artwork by Carlo Crivelli – 1476

Bianca Maria Sforza cousin and sisterinlaw of Isabella of Aragon Duchess of Milan

Bianca Maria Sforza – Giovanni Ambrogio de Predis – 1493

luciano lapadula blog detil art hairstyle rinascimento

Stunning Detail

d87a5e172c5c6ca7a6b233de9f49aaaa

Renaissance Jewelry

f22daa4f8691932d01ed866cfe611e33--art-clothing-medieval-art

Necklaces

Bartolomeo Veneto

Lucrezia Borgia – Bartolomeo Veneto

1480_portrait_of_simonetta_vespucci_as_nymph_2k

Sandro Botticelli (1445-1510), Idealized Portrait of a Lady (Portrait of Simonetta Vespucci as Nymph), ca. 1475

Lorenzo Costa Portrait of A Woman with Pearl Necklace c1490

Lorenzo Costa – Portrait of A Woman with Pearl Necklace – c. 1490

Portrait of Giovanna degli Albizzi Tornabuoni by Domenico Ghirlandaio c1488

Portrait of Giovanna degli Albizzi Tornabuoni by Domenico Ghirlandaio c. 1488

domenico ghirlandaio Cappella tornabuoni Nascita di san giovanni battista dettaglio

Cappella Tornabuoni – Nascita di San Giovanni Battista – det. Domenico Ghirlandaio

Parmigianino_007

Antea – Parmigianino – 1535 c.

Giovan Battista Moroni 1570

Il Sarto – Giovan Battista Moroni – 1565-1570 c.

Follow Me on Instagram:
https://www.instagram.com/iamlucianolapadula/

Follow Me on Facebook:
https://www.facebook.com/lucianolapadulaofficial/

Follow Me on Youtube:
https://www.youtube.com/channel/UCXPI69uNrqeejgYR1fH9ASw

Acquista il mio libro. Clicca sull’immagine per info.
Shop my Book “The Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume”.

Click on the pic for info.

Annunci

Sunrise: behind a silent movie

sunrise movie 1927 george o'brien sexy gay men 20s silent film murnau creepy blog blogger luciano lapadula moda fashion history lampoon cinema

This song of the man and his wife is of no place and every place:

you might hear it anywhere at any time

 

Siamo nel 1927, il cinema è muto, e Murnau sceglie un modernissimo George O’Brien per il ruolo di protagonista nel suo film capolavoro “Sunrise. A song of two humans“. Al suo fianco, curiosità, Janet Gaynor, celebre per esser stata la prima attrice nella storia a vincere un Oscar, lo stesso anno del film. La pellicola è struggente, di quelle che tengono col fiato sospeso, sbilanciandosi con violenta passione tra amore e morte, che lacerano la vita comune di una coppia nella sua quiete bucolica. Il diavolo travolge l’esistenza dei due nei panni di Margaret Livingston, bellissima ed emancipata donna di città che trascina con sé il profumo della modernità e della perdizione, spingendo in un vortice di ineludibile dannazione l’uomo che le cede sedotto. Margaret personifica così il suo tempo: la celebrazione del ritmo, del caos, delle luci metropolitane e del cinema, che  seducono, ma accecano. Fuma la bella Margaret, si pettina con impeto i corti capelli alla maschietta che appaiono quasi già in stile Punk, si esibisce in lingerie, inscenando uno striptease,  indossa una cloche e le calze di seta, e prima di uscire, di sera, si fa lucidare le calzature dall’anziana madre, sottomessa dal demone della ribelle. Sono immagini di modernità anche quelle che aprono il film: un treno, una nave, mezzi di trasporto che permettono il viaggio, tema che è metafora della vita, che pervade il film impregnandolo. Il sole sorge, esso tramonta, e nel farlo trascura indolente le gioie e i dolori di chi popola la terra, la vita  prosegue “alcune volte amara, altre dolce” così come racconta la pellicola, attraverso la vicenda dei suoi protagonisti. Il moderno, la velocità, la rapidità dell’esistenza e della bellezza sono un memento mori, una vanitas che seduce grazie al fascino del male e che si esprime con un assalto alla pace di una famiglia che vive di quel che la fattoria dona loro, tra la natura che è una madre amorevole. Margaret piomba in quella immobilità e ne stravolge con furia l’amore sincero; il sensuale e virile George soccombe alle lusinghe della mantide venuta dalla rumorosa città, e la incontra di notte, in riva al lago. Lì lei lo aspetta, indossa un abito nero e ha il bel volto truccato, artefatto, illuminato dalla luna, metafora della notte, della donna, antitesi del sole, della luce. Murnau inquadra bene questa scena di tormentata passione, e sistema i due peccatori sulla sponda del lago, ulteriore allegoria che è contaminazione lasciva, e sommerge di perdizione i due amanti. “Dimmi, sei tutto mio”? Lei chiede e poi lo divora di baci, e lo opprime con il suo piano diabolico: “Vendi la fattoria e vieni con me in città”…”E mia moglie”? …. “Non potrebbe annegare”? Questa scritta terribile lacera lo schermo per poi disciogliersi tragicamente. Vorrebbe uccidere questa perversa amante, George, ma la scritta “Vieni in Città” si fa più grande e tuona nei pensieri di lui, Margaret gli descrive lo sfavillio del mondo moderno e danza al chiaro di luna, danzando un ballo nuovo, scatenato, tribale.

La povera Janet intanto è a casa e piange, e stringe a sé il suo bambino, disperata per aver perso l’amore del marito. E’ lei il simbolo del passato e della tradizione, della ruralità, di una vita sana, non indossa abiti del suo tempo, ma quelli di un’epoca trascorsa, i capelli sono raccolti in una crocchia, il volto è struccato, l’aspetto è nel complesso di stile vittoriano. Suo marito intanto ha pianificato il finto incidente: la barca rovesciata, Janet annegata, lui salvo grazie a un fuscello di canne di bambù che intanto ha già sistemato sul fondo del piccolo battello. Torna a casa, e una luce che diventa ombra compare sul muro e si allunga sul letto mentre sfinita, Janet dorme: le ante della finestra riflettono una croce che copre il corpo della donna, spaventoso presagio di una morte annunciata. George osserva sua moglie, e rivede l’acqua del lago, torbida e colpevole, un’acqua che da simbolo della genesi si trasforma in quello della dipartita.

Sorge il sole di un giorno fatidico, George sorprende sua moglie invitandola a una gita in barca, lei salta dalla gioia, si illude lui la ami davvero, ma il cane avverte l’inganno, si ribella, si agita impotente. Janet indossa l’abito buono, quello bianco, ha una stola, e sembra una sposa, si odono i suoni di una campana, rintocchi a morte, la scena è di spietata bellezza. Una volta a largo lui si avvicina per strozzarla, ma non riesce, risuona la campana, è la voce di Dio e l’uomo rinsavisce, si pente, si dispera per la sua miseria. Rema velocemente al contrario, ritorna sui suoi passi, ma Janet tornata a riva fugge straziata, lui la insegue le chiede perdono, la supplica in ogni modo. La segue in quella fuga disperata fino in città, le compra un mazzetto di fiori, la ama e lo ha riscoperto. Piange inconsolabile sua moglie, anche all’interno di un bar che è uno spazio metafisico. Piange fin quando, per strada incrociano un matrimonio. Janet strige al petto i fiori, sono loro due i veri sposi, entrano in chiesa e assistono alla celebrazione, commossi. Il prete chiede “la amerai”? E George dall’ultima fila risponde di si alla sua donna, e piange, stringendola a sé. “Perdonami”, le campane suonano, l’amore trionfa, Dio vince sul male.

Come due novelli sposi i due escono dalla chiesa, un effetto speciale trasforma le strade di città in un giardino fiorito. E’ il tempo di festeggiare, i due entrano in un salone da barba, è moderno, unisex, una commessa avvenente appare già come un pin-up degli anni ’50, cerca di sedurre l’uomo che rifiuta l’approccio. Sua moglie intanto rifugge le avances di un altro uomo, i due innamorati escono dal salone e decidono di farsi ritrarre in una fotografia, all’epoca un lusso. La semplicità di questo amore viene evidenziata quando la coppia fa cadere una piccola venere di Nike e crede di averne decollato la testa. E’ il trionfo della candidezza, del bene sul male, l’annientamento del progresso che è perdizione.

E’ tramontato il sole di questa particolare giornata, gli innamorati ritornano in barca, vogliono ancora vivere quella gioia sino a mezzanotte. Il lago è calmo, fino a che d’improvviso quella pace viene rotta da un violento temporale estivo. Le onde sono spaventose, la barca è in loro balia, e con essa il destino dei due. La notte spaventosa si impadronisce della vita dei due innamorati, mentre Margaret nella sua stanza immagina George che uccide sua moglie. L’uomo ricorda del fuscello di canne e lo lega al corpo di Janet. La barca è distrutta, i due si perdono tra le onde. Miracolosamente il forte uomo si ritrova solo, sugli scogli, è vivo. Cerca sua moglie, si dispera, non la trova. Accorre tutto il paese, Margaret che ode le urla si unisce al corteo e spia nascosta tra i rami tutta la scena. “Ce l’ha fatta” pensa Margaret che vede l’uomo dimenarsi tra la folla mentre torna in acqua a cercare la sua Janet. La trova, galleggia sull’acqua tra le canne di bambù come un’Ofelia baciata dalla morte. Il paese è in tumulto per la disgrazia, l’uomo annientato torna a casa, la scena è commovente. Margaret lo raggiunge per festeggiare, ma George quasi l’ammazza, e lei fugge spaventata via da quel paese per tornare nell’inferno della città. Quando tutto appare perduto, irrimediabile come solo la morte può essere, ecco che una nuova luce sorge, e disegna ancora una croce sul talamo vuoto. Quasi sfondano la porta gli uomini del paese che in trionfo portano da George il corpo della sua Janet: è viva! I due si stringono nel più bello degli abbracci, il sole sorge, l’amore trionfa.

Luciano Lapadula

© COPYRIGHT: 

Divieto di copia e riproduzione. Contattare l’autore per info e disponibilità

We are in 1927, cinema is silent, and Murnau chooses a very modern George O’Brien for the role of protagonist in his masterpiece film “Sunset: A song of two humans”. At his side, curiosity, Janet Gaynor, famous for being the first actress in history to win an Oscar, the same year of this movie. The film is poignant, those that hold with bated breath, unbalancing with violent passion between love and death, which tear the common life of a couple in its bucolic quiet. The devil overwhelms the existence of the couple in the role of Margaret Livingston, beautiful and emancipated city woman who drags with her the scent of modernity and perdition, pushing into a vortex of inescapable damnation the man who gives her seduced. Margaret thus personifies her time: the celebration of rhythm, chaos, metropolitan lights and cinema, which seduce but blind. She smoke cigarettes, she combs with impetuous her short hair who appear almost already in Punk style, she is in lingerie, after she wears a cloche hat and silk stockings. These are also images of modernity that open the film: a train, a ship, means of transport that allow travel, a theme that is a metaphor for life, which pervades the movie. The sun rises, it sets, and in doing so indolent neglects the joys and sorrows of those who inhabit the earth, life continues “sometimes bitter, sometimes sweet” as told by the film, through the story of its protagonists. The modern, the speed, the speed of existence and beauty are a memento mori, a vanitas that seduces thanks to the charm of evil and expresses itself with an assault on the peace of a family that lives on what the farm gives them, between nature that is a loving mother. Margaret falls into that stillness and fervently overthrows her sincere love; the sensual  George succumbs to the flattery of the mantis coming from the noisy city, and meets her at night, by the lake. There she waits for him, wearing a black dress and has a beautiful made up face, artifact, lit by the moon, metaphor of night, of woman, antithesis of the sun, of light. Murnau frames this scene of tormented passion well, and arranges the two sinners on the shore of the lake, a further allegory that is lascivious contamination, and submerges the two lovers with perdition. “Tell me, are you all mine”? She asks and then devours him of kisses, and oppresses him with his diabolical plan: “sell the farm and come with me to the city” … “And my wife”? …. “Couldn’t she get drowned?”? This terrible writing tears the screen and then dissolves tragically. He would like to kill this perverse lover,  but the writing “Come to Town” gets bigger and thunders in his thoughts, Margaret describes the sparkle of the modern world and dances in the moonlight, dancing a new dance, wild, tribal .The poor Janet is at home and cries, and hugs her child, desperate for having lost her beloved husband. She is the symbol of the past and of tradition, of rurality, of a healthy life, she does not wear clothes of her time, but those of a past age, her hair is gathered, tshe doesn’t wear make-up, the appearance it is in the Victorian style. Meanwhile, her husband has planned the fake accident: the boat overturned, Janet drowned, he saved thanks to a twig of bamboo reeds that meanwhile has already settled on the bottom of the small boat. He back home, and a light that becomes shadow appears on the wall and stretches out on the bed while exhausted, Janet sleeps: the window doors reflect a cross that covers the woman’s body, an appalling presage of an announced death. George observes his wife, and sees the water of the lake, murky and guilty, a water that was the symbol of the genesis and becomes that of the departure. The sun of a fateful day comes, George surprises his wife by inviting her to a boat trip, she leaps out of joy, she deludes him she really loves her, but the dog feels the deception, rebels, agitates helplessly. Janet wears her best dress, the white one, she has a stole, and she looks like a bride, we hear the sounds of a bell, tolling to death, the scene is of ruthless beauty. Once off he approaches to strangle her, but fails, the bell rings, it is the voice of God and the man turns away, repents, despairs for his misery. She quickly rears backwards, retraces her steps, but Janet returns to shore flees torn, he pursues her, begs her forgiveness, begs her in every way. He follows her in that desperate flight to the city, buys her a bunch of flowers, loves her and rediscovers it. His wife is inconsolable, even inside a coffee shop that is a metaphysical space. He cries until a marriage is crossed on the street.

Janet holds the flowers to the chest, they are the two real spouses, they enter inside the church and attend the celebration. The priest asks “will you love her”? And George from the last row answers yes to his woman, and cries, holding her to him. “Forgive me”, the bells ring, love triumphs, God overcomes evil.

As two newlyweds the two leave the church, a special effect transforms the city streets into a flower garden. It’s time to celebrate, the two enter a shaving salon, it’s modern, unisex, a successful saleswoman already appears as a pin-up of the 50s, trying to seduce the man who refuses the approach. His wife in the meantime he shuns the advances of another man, the two lovers leave the salon and decide to be portrayed in a photograph,  a luxury at the time. The simplicity of this love is highlighted when the couple drops a small Nike Venus and believes it has taken off its head. It is the triumph of candor, of good over evil, the annihilation of progress that is perdition.

The sun has set, it was a beautiful day, the lovers return by boat, they still want to live that joy until midnight. The lake is calm, until suddenly that peace is broken by a violent summer storm. The waves are scary, the boat is in their mercy, and with it the fate of the two. The scary night takes hold of the lives of the two lovers, while Margaret in her room imagines George while killing his wife. The man remembers the twig of reeds and ties him to Janet’s body. The boat is destroyed, the two are lost in the waves. Miraculously the strong man finds himself alone, on the rocks, he is alive. He searches for his wife, he is in despair, he can not find her. The whole village rushes, Margaret who hears the screams joins the parade and hidden spy in the branches throughout the scene. “He did it,” thinks Margart, who sees the man struggling in the crowd as he returns to the water to look for his Janet. He finds her, floating on the water among the bamboo reeds like an Ophelia kissed by death. The country is in turmoil due to the disgrace, the annihilated man returns home, the scene is moving. Margaret joins him to celebrate, but George almost kills her, and she flees scared away from that country to return to the hell of the city. When everything appears lost, irremediable as only death can be, here a new light arises, and draws a cross again on the empty thalamus. The men of the village almost break through the door, who in triumph carry the body of his Janet from George: she is alive! The two hug each other in the most beautiful hugs, the sun rises, love triumphs.

 

Luciano Lapadula ©

sunrise movie murau 1927 blog luciano lapadula blogger critic history fashion cinema film

Travel, caos, modernity

margaret livingston shoes sunrise movie murau 1927 blog luciano lapadula blogger critic history fashion cinema film 20s

The elderly mother shines shoes to her daughter

george o'brien sex symbol beautiful silent actor gay sunrise movie murau 1927 blog luciano lapadula blogger critic history fashion cinema film

Into the spiral of perdition

sunrise movie murau 1927 blog luciano lapadula blogger critic history fashion cinema film kiss silent cloche love

Are you only Mine?

Sunrise-2

Modern and hypnotic dance

IMG_20180318_140856

sunrise-11-sm

Come to Town!

sunrise movie murau 1927 blog luciano lapadula blogger critic history fashion cinema film george o'brien creepy dark gothic

Gloomy future

IMG_20180318_141806

A cross on the bed: an omen of the end

539w

A cross on the bed: an omen of the end

F._W._Murnau-Sunrise-Gaynor_and_O'Brien_on_Farm

A dazed look, a dangerous request

968full-sunrise-screenshot

Please Forgive Me

Sun03b

Will you love me forever?

IMG_20180318_144725

A new promise of love

5dd48150ab526e9fce23922c8bb5b104

a14405-8

The moment of the shipwreck

9c6ef160e6f932f4d76c24a5805f27f5

She is imagining what is happening

IMG_20180318_163148

Another cross on the bed

SunriseStill2

An hug full of love

sunrise2

New Day Come

finis sunrise the end movie 1927 aurora

Happy End

© COPYRIGHT: Do Not Copy. Contact the writer for info

Follow Me on Instagram:

https://www.instagram.com/iamlucianolapadula/

Follow Me on Facebook:

https://www.facebook.com/lucianolapadulaofficial/

Acquista il mio libro. Clicca sull’immagine per info.

Shop my Book. Click on the pic for info.

Bella fino a morire: Maria Montez | When Beauty Kills

maria montez history fashion cinema luciano lapadula old hollywood blog scrittore blogger moda insegnante historian

Aladino, dal film “Arabian Nights”:

se devi lasciarci, non andare fin quando non sarai tornato

Fu attraversata da un fremito quando ascoltò la battuta, Maria Montez. Il film è “Arabian Nights” e siamo nel 1942. La bellissima attrice dominicana era all’apice del successo. I suoi occhi di brace consumavano i sogni degli uomini e le sue fotografie riempivano i loro armadietti celebrandola come una tra le prime Pin-Up hollywoodiane. Nata a Santa Cruz de Barahona nel 1912 come María Antonia Africa Gracia Vidal di Sacro Silas scelse di farsi chiamare Montez, un nome breve ma energico come la sua personalità.

Il matrimonio naufragato e il riscontro nel lavoro di modella  la spinsero ad osare, a trasferirsi ad Hollywood per sfondare nel cinema. Era disposta a tutto per raggiungere la gloria, così arrivarono piccole comparse prima, ruoli da protagonista poi. La sensuale latina divenne regina del filone cinematografico escapista, che permetteva agli spettatori una breve illusoria fuga dalla triste realtà segnata dalla guerra. Con la fine del conflitto, però, la magia si interruppe, la moda della bellezza esotica tramontò e quelle donne fatali cedettero il proprio ruolo alle attrici platinate dai sorrisi e dalle curve rassicuranti.

Maria era ancora giovane e bellissima, celebre per il suo carattere impetuoso, per il suo apparire vistoso alle feste, per la sua sfrenata ricerca di consensi. Tentò così di rimettersi in gioco in Europa, recitando in Francia e in Italia, ma quel nuovo cinema introspettivo, era distante dal suo essere carnale.

Aveva 39 anni Maria quando inaspettatamente Hollywood si ricordò di lei e la scelse per una parte. Lei, che per contratto doveva essere sempre avvenente, non ebbe il tempo di festeggiare.

Ripetendo il suo rituale di bellezza, riempì di acqua fumante la lussuosa vasca da bagno in marmo bianco, un bicchiere di cognac, le candele accese. L’America voleva la Maria di venti anni prima, doveva essere bellissima, aprì la rotella dell’acqua calda ancora un po’ di più, il vapore si condensò sui muri della stanza, sulla sua fotografia che parve scomparire man mano che il corpo della diva si immergeva per l’ultima volta nell’acqua bollente, oltre 60 gradi. Stop. Buona l’ultima.

Luciano Lapadula

 

 

© COPYRIGHT: Do Not Copy. Contact the writer for info

Divieto di copia e riproduzione. Contattare l’autore per info e disponibilità

Follow Me on Instagram:

https://www.instagram.com/iamlucianolapadula/

Follow Me on Facebook:

https://www.facebook.com/lucianolapadulaofficial/

From the movie “Arabian Nights”, year 1942. Aladdin:

If you have to leave, don’t go until you come back

Maria Montez was left speechless when she listened to these words. The film is “Arabian Nights” and we are in 1942. The beautiful Dominican actress was at the height of success. Her eyes of embers consumed the dreams of men and her photographs filled their lockers celebrating her as one of the first Hollywood Pin-Ups. Born in Santa Cruz de Barahona in 1912 as María Antonia Africa Gracia Vidal of Sacro Silas chose to be called Montez, a short but energetic name like her personality. The marriage was shipwrecked and the response in the work of the model pushed her to dare, moving to Hollywood. She was willing to do anything to achieve glory, so little start played minor parts in film, then starring roles. The sensual Latina girl became the queen of the escapism movie trend, that allowed the spectators a brief illusory escape from the sad reality marked by the II world war. With the end of the conflict, however, the magic stopped, the fashion of exotic beauty went down and those fatal women gave up their role to the platinized actresses with reassuring smiles and curves. Maria was still young and beautiful, famous for her impetuous character, for her showy appearance at parties, for her unbridled search for consensus. She tried a new career in Europe, playing in France and in Italy, but that new introspective cinema was far from her being Latin, carnal. She was 39 years old when Hollywood unexpectedly chose her for a part in a movie. She, who by contract must always be attractive, did not have time to celebrate. Repeating her ritual of beauty, she filled the luxurious white marble bathtub with steaming water, a glass of cognac, and lit candles. America wanted the Maria twenty years ago, shet had to be beautiful, she opened the hot water wheel a little more, the steam condensed on the walls of the room, on her photograph that seemed to disappear as the body of the diva immersed itself for the last time in boiling water, over 60 degrees. Stop. Good the last one.

maria montez history fashion cinema luciano lapadula old hollywood blog scrittore blogger moda insegnante historian 1 photography

maria montez history fashion cinema luciano lapadula old hollywood blog scrittore blogger moda insegnante historian 1 photography pinup

Maria Montez as a Pin-UP

maria montez history fashion cinema luciano lapadula old hollywood blog scrittore blogger moda insegnante historian 1 photography pinup animalier leopard sexy beauty color photo

maria montez history fashion cinema luciano lapadula old hollywood blog scrittore blogger moda insegnante historian 1 photography pinup animalier leopard

© COPYRIGHT: Do Not Copy. Contact the writer for info.

Follow Me on Instagram:

https://www.instagram.com/iamlucianolapadula/

Follow Me on Facebook:

https://www.facebook.com/lucianolapadulaofficial/

Acquista il mio libro. Clicca sull’immagine per info.

Shop my Book. Click on th pic for info.

Marlene and Madonna 1933 – 1993

Madonna per la propria immagine ha sempre attinto, con bravura e intelligenza, al look di grandi dive del passato. Paragono solo una tra le tante estetiche riprodotte dalla cantante, che scelse di ispirarsi ala star Marlene Dietrich, come lei camaleontica e anticonformista.

L’attrice, nel 1933, è ritratta in una serie di scatti conturbanti e colmi di glamour, la cantante ripropose un look assai simile quando, nel 1993, fu ospite di Pippo Baudo nel programma Partita Doppia, attraverso cui sponsorizzò il proprio film Body of Evidence. Era una magnificata serata.

Luciano Lapadula

************************

Madonna has always drawn with skill and intelligence, to the look of the great divas of the past to build its image. They compare only one of many aesthetic reproduced; inspired by the singer actress, chameleon and unconventional, Marlene Dietrich.

The actress is portrayed in a series of shots in 1933, the singer revisited the same look when, in 1993, was the guest of Pippo Baudo in the program Double Match, through which sponsored her film Body of Evidence.

Le immagini:

Dietrich

Actress Marlene Dietrich in white suit aboard the SS EUROPA, in May 1933

Actress Marlene Dietrich in white suit aboard the SS EUROPA, in May 1933

 

marlene dietrich

Marlene Dietrich with her husband, Rudolf Sieber, at a train station in Paris. Amazing suit, coat, sunglasses. Suit by Chanel.

 

68caa61199bb5857e96f1f597c798fc9

Marlene Dietrich 1933, suit by Chanel

 

9a506e176dfb7def67296ec63b273856

Marlene in Chanel, 1933

cac7bff7b724aa15633f4bfbe1dcd1ae

Outift by Chanel, 1933

madonna flat cap 1993 dietrich

Madonna, Partita Doppia, January 1993

 

partitadoppia3

Madonna i RAI studios, January 1993

 

partita_doppia_04

Madonna interview by Pippo Baudo, Rai Uno, January 1993

partita_doppia_01

Madonna interview by Pippo Baudo, Rai Uno, January 1993

marlene dietrich and madonna in suit 1933 1993 rai baudo movie cinema flap hat suit trousers 30s 90s raiuno filippo crossdressing men look outfit fashion

Marlene Dietrich, January 1933 – Madonna, January 1993

© COPYRIGHT: Do Not Copy. Contact the writer for info

Divieto di copia e riproduzione. Contattare l’autore per info e disponibilità

 

Follow Me on Instagram:

https://www.instagram.com/iamlucianolapadula/

 

Follow Me on Facebook:

https://www.facebook.com/lucianolapadulaofficial/

Divas Beyond a Veil.

Mistero, ambiguità e seduzione sono peculiarità che appartengono a molte tra le star del cinema. Da sempre, e con molta frequenza, la loro immagine conturbante è amplificata grazie all’utilizzo di veli che ricoprono il volto, conferendo carisma e magnetismo.

Il drappo di una veste, per merito del cinema e della fotografia, ha perso la funzione di mero rivestimento del corpo per esibire lo stesso con sensualità, svelandolo in segreto. Non più tessuto utile a coprire, bensì pizzo, rete, seta adoperati per svestire i soggetti fotografati, lasciando immaginare allo spettatore fattezze, carattere, atmosfere inattese e maliziose.

Lo sguardo dell’icona giunge a noi filtrato dal lembo di un tessuto prezioso, la cui grana seduce e mantiene le distanze dal piacere accennato, che resta in ombra.

Ecco alcune immagini che ho raccolto.

************

Often the provocative image of Diva is amplified by the use of veils that cover her face, conferring charme and mistery. Thanks to the cinema and photography, this garment lost its only function of dress to exhibit the body with sensuality, unveiling a secret. No more useful fabrics to cover, but lace, net, silk used to undress the actress in movies and pictures, leaving viewers to imagine the features, character, atmospheres.

Gloria Swanson photographed by Edward Steichen for a 1924 Vanity Fair.:

Gloria Swanson by Edward Steichen, 1924

Gloria Swanson by Ellen Graham:

Gloria Swanson by Ellen Graham

Lili Damita @@@@@......http://www.pinterest.com/pocketmuseum/1920s-fashion-in-photographs/  ......€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€:

Lili Damita, 20s

Joan Crawford in the 1920s, Photo by Ruth Harriet Louise #1920s #lace #hat:

Joan Crawford by Ruth Harriet Louise, late 20s

Brigitte Helm| 1906-1966 | a German actress, best remembered for her dual role as Maria and her double, the Maschinenmensch, in Fritz Lang's 1927 silent film Metropolis:

Brigitte Helm, 1927

anna mae wong:

Anna May Wong, Limehouse Blues, Travis Banton, 1934

Anna May Wong -

Anna May Wong, 1934

Jean Harlow:

Jean Harlow, 30s

PETRICHOR:

Bette Davis, 30s

Classic Beauties : Marlene Dietrich:

Marlene Dietrich, 1940, John Engstead

Marlene Dietrich in

Marlene Dietrich, “Just a Gigolo” 1978

Frances Farmer, 1930s - They made a bio-film about her life (very tragic) Jessica Lang played Frasncis:

Frances Farmer early 40s

Ava Gardner:

Ava Gardner, 40s

Actress Lana Turner in a wonderful polka dot veil adorned hat, 1940s. #vintage #hats #1940s:

Lana Turner, 40s

Detail of a photo of Vivien Leigh by Cecil Beaton for Vogue, Paris, November 1944:

Vivien Leigh by Ceceil Beaton, Vogue, 1944

Gina Lollobrigida:

Gina Lollobrigida, 50s

Audrey Hepburn photographed at Ealing Studios, London, 1951 Classic Hollywood Stars:

Audrey Hepburn, Ealing Studios, London, 1951

Audrey, with the infamous Givenchy mask in How To Steal a Million. This movie is wonderful.:

Audry – Givenchy, “How to steal a Million”, 1966

Capucine in Marie-Christiane, 1953. Photo Guy Arsac:

Capucine, Guy Arsac, 1953

Marilyn Monroe photographed by Bert Stern, 1962:

Marilyn Monroe by Bert Stern, 1962

Marilyn Monroe was looked at as a fashion icon and she has also had a great impact on what we wear today.- Caroline m:

Marilyn as a Virgin?

Sophia Loren, 1960s.:

Sophia Loren, early 60s

Sophia Loren:

Sophia Loren with veil turban

Virna Lisi, reportage sul set di “Oggi, domani, dopodomani” (Eduardo De Filippo, 1965)  Photo Angelo Frontoni:

Virna Lisi, “Oggi, domani e dopodomani”, 1965

Brigitte Bardot - 1960's:

Brigitte Bardot, early 70s

Romy Schneider on the set of Le trio infernal, 1974. Photo by George Pierre. via http://hollywoodlady.tumblr.com/:

Romy Schneider, 1974, Le Trio Infernal

Silvana Mangano in Gruppo di Famiglia in un Interno (Conversation Piece):

Silvana Mangano, “Gruppo di famiglia in un interno”, 1974

I always thought that Elizabeth Taylor was so sensuous. Here she poses nude behind a sheer veil.:

Elizabeth Taylor, 70s

Catherine Deneuve on the set of The Hunger.:

Catherine Deneuve, The Hunger, 1983

Joan Collins...played a great bitch in dynasty:

Joan Collins, 80s

Charlize Theron:

Charlize Theron

Julianne Moore, “The end of the affair”, 1999

Marion Cotillard by Ellen von Unwerth:

Marion Cotillard by Ellen von Hunwerth

angelina jolie:

Angelina Jolie

suicideblonde:“ Cate Blanchett photographed by Patrick Demarchelier ”

Cate Blanchett by Patrick Demarchelier

Cate Blanchett.:

Cate Blanchett

Kirsten Dunst:

Kirsten Dunst

Keira Knightley. In my opinion, she is by far one of the most beautiful women I've ever seen! She's so classically stunning!:

Keira Knighltly, “The edge of love”, 2008

Luciano Lapadula

© COPYRIGHT: Do Not Copy. Contact the writer for info

Divieto di copia e riproduzione. Contattare l’autore per info e disponibilità

 

Follow Me on Instagram:

https://www.instagram.com/iamlucianolapadula/

 

Follow Me on Facebook:

https://www.facebook.com/lucianolapadulaofficial/