Italiani all’estero, i diari raccontano – Italians abroad, stories from their diaries – My Styling

È stato presentato in Farnesina – Roma – l’11 giugno 2019 il lavoro prodotto per conto del Ministero degli Affari Esteri che mi ha visto collaborare nella ricerca e selezione dei costumi in qualità di power dresses e stylist. Il video, realizzato da Imaginapulia, (foto backstage attore Livio Berardi) descrive con pathos i percorsi esistenziali di quanti tra fine ‘800 e ‘900 hanno abbandonato l’Italia per trasferirsi all’estero.

Riaffiorano così dagli autentici diari di queste persone – custoditi nella Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (AR).  – racconti e storie di vita che ci immergono in paure, aspettative appagate o disattese, fatica, senso di inadeguatezza e disagio, disperazione, voglia di tornare.

Nel video, oltre ai costumi, anche oggetti provenienti dal passato che ho appositamente selezionato dal mio archivio, tra questi scarpine anni ’30 per bimba in vernice nera, occhialini inizi ‘900, foulard e occhiali da sole per donna dagli anni ’50. Un pettine da viaggio, oggetti che rievocano in modo segnico quanto contenuto nei racconti di chi è partito all’estero nella speranza di una vita migliore.

The work produced on behalf of the Ministry of Foreign Affairs was presented in the Farnesina – Rome – on 11 June 2019, which saw me collaborating in the research and selection of costumes as power dresses and stylists. The video, made by Imaginapulia (backstage photo actor Livio Berardi) describes with pathos the existential paths of those between the end of the 1800s and the 1900s who left Italy to move abroad. Thus resurface from the authentic diaries of these people – kept in the National Archive Diary Foundation of Pieve Santo Stefano (AR) – describe stories and life stories that plunge us into fears, fulfilled or unfulfilled expectations, fatigue, a sense of inadequacy and unease, desperation, desire to come back.In the video, in addition to the costumes, there are also items from the past that I have specially selected from my archive, including little shoes from the 30s for girls in black patent leather, glasses from the early 1900s, scarves and sunglasses for women from the 50s. A travel comb, objects that symbolically recall what is contained in the stories of those who went abroad in the hope of a better life.

Video: I DIARI RACCONTANO

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Madeleine: la Bovary dimenticata – Madeleine: the lost Bovary

Erano trascorsi pochi anni dalla pubblicazione di “Madame Bovary”, quando Henri Bourget, nel 1889, scrisse “Le Disciple”. La nuova tragica eroina del romanzo evocava un fatto di sangue e amore avvenuto realmente qualche anno prima nelle terre dell’Africa francese.  Madeleine era tanto bella quanto sola, le sue giornate trascorrevano nel silenzio più greve di chi a trent’anni era condannato dalla vita a un’asfissiante solitudine. Suo  marito, Monsieur G., era sempre lontano per lavoro, e la sontuosa villa, il giardino, i bei vestiti, i regali, non rendevano felice la giovane.

Un bagliore improvviso illuminò la sua spenta realtà quando scoprì di essere incinta. Tutto l’amore bramato prima, traboccò tra le braccia della piccola creatura, ma il destino, feroce, le strappò quel suo unico compagno: una febbre malarica uccise il bambino lasciando cadere Madeleine in una inconsolabile disperazione. Le giornate tornarono lunghe, buie, lontano dalle feste e dai divertimenti la bella ragazza accettò di vivere in silenzio il proprio castigo.

Trascorsero così alcuni mesi, fino a quando un giorno il destino tornò a bussare alla sua porta: una vicina le chiese il favore di ospitare le sue due figlie durante l’assenza di lei, per un mese. Purtroppo però, le due piccole insieme alle loro risa innocenti introdussero nell’esistenza della sfortunata ragazza, anche il fratello maggiore: Henry. Bellezza mediterranea, baffetti neri e sguardo di fuoco, il ventiquattrenne  proveniva dalla Parigi bohemienne; romantico e struggente corteggiò senza sosta Madeleine, che cedette alle lusinghe scivolando nel vortice della più sfrenata e pericolosa passione. Gli incontri avvenivano nella casa di lei, tutte le volte che il marito era assente. Inutile per i due resistere a quella morbosa reciproca attrazione, man mano che il tempo passava la relazione pericolosa si accendeva, fin quando i due decisero di fuggire per vivere finalmente uniti.

Cercarono di accumulare del denaro per la fuga, progettata per un pomeriggio di gennaio, dopo che il giovane studente avrebbe accompagnato il marito di Madeleine alla stazione. Occorrevano 10.000 franchi, promessa di amici, banche, strozzini, tutti creditori che però quel fatidico pomeriggio d’inverno ritrattarono l’offerta, segnando il tragico epilogo di questa storia. Madeleine attese per ore l’arrivo del suo amato, fantasticando sulle terre lontane che li attendevano, ma dal sentiero, all’imbrunire Henry apparve affranto ed esibì il portafoglio vuoto, metafora di un futuro negato. Rientrarono a casa, disperati. L’assenzio non alleviò il dolore per il sogno infranto, gli amanti non sopportavano più di vivere separati.

Esausta, Madeleine implorò al giovane di tener fede a un loro vecchio giuramento: insieme per sempre, contro ogni avversità, sarebbero partiti per un viaggio più lungo. “Spara! Spara! Spara alla tempia!” Urlava Madeleine con gli occhi infuocati. Il giovane piangeva, si rifiutava di uccidere la donna che amava, ma: “Spara Codardo! Lo hai giurato sulla testa di tua madre! Spara!”. Sparò. Lei cadde sul letto, si muoveva ancora e pronunciava il nome di lui quando un secondo colpo finì i suoi tormenti. E allora il bel tenebroso rivolse l’arma contro di sé e lasciò partire il colpo sul volto. Cadde sul letto, era ancora vivo. Dei passanti udirono gli spari, i lamenti, forzarono il cancello e sfondarono la porta: i due erano vicini, lei nuda, i vestiti ordinati e ripiegati sulla sedia. Henry quasi esanime, reso irriconoscibile in volto, l’aria era profumata di polvere da sparo e le coperte gelide di sangue ancora bollente.

Dopo solo un mese ci fu il processo, il signor G. cercò in ogni modo di tener salva la propria dignità accusando il giovane di violenza e omicidio, e nonostante le lettere d’amore e le testimonianze di molti, Henry venne mandato ai lavori forzati, commutati poi dal presidente della Repubblica di Francia, Jules Grévy, in sette anni di prigione. Si persero poi le sue tracce, nulla si conosce sul resto della sua esistenza, e nulla è rimasto della storia di quest’amore maledetto.

Oggi per caso ho aperto un vecchio, impolverato, sbiadito documento e ho fatto rivivere Madeleine, che è sempre con Henry.

 

Luciano Lapadula

A few years had passed since the publication of “Madame Bovary”, when Henri Bourget, in 1889, wrote “Le Disciple”. The new tragic heroine of the novel evoked a fact of blood and love that actually took place a few years earlier in the lands of French Africa. Madeleine was as beautiful as she was alone, her days spent in the heaviest silence of those who at thirty woman were condemned by life to an asphyxiating solitude. Her husband, Monsieur G., was always away for work, and the sumptuous house, the garden, the beautiful clothes, the presents did not make the young woman happy. A sudden glow brightened her dark reality when she discovered she was pregnant. All the love coveted before, overflowed into the arms of the little creature, but fate, fierce, tore that one of her only companion: a malarial fever killed the child dropping Madeleine in an inconsolable despair. The days came back long, dark, away from parties and entertainments, the beautiful girl agreed to live in silence her own punishment. They went on for a few months, until one day the fate came knocking on her door: a neighbor asked her favor to host her two daughters during her absence for a month. Unfortunately, the two small along with their innocent laughs introduced into the existence of the unfortunate girl, even the older brother: Henry. Mediterranean beauty, black mustache and a beautiful look, the twenty-four year old came from bohemian Paris; romantic and poignant he courted non-stop Madeleine, who yielded to the flattery slipping into the vortex of the most unbridled and dangerous passion. The meetings took place in her house, whenever her husband was absent. It was useless for the two to resist that morbid mutual attraction, as time passed, the dangerous relationship lit up, until the two decided to flee to finally live united. They tried to accumulate some money for escape, planned for a January afternoon. , after the young student would have accompanied Madeleine’s husband to the station. It took 10,000 francs, a promise of friends, banks, loan sharks, all creditors, but that fateful winter afternoon retracted the offer, marking the tragic epilogue of this story. Madeleine waited for hours for the arrival of her beloved, fantasizing about the far lands that awaited them, but from the path, at dusk Henry appeared broken and exhibited his empty wallet, a metaphor for a denied future. They came home, desperate. Absinthe did not alleviate the pain of the broken dream, the lovers could not bear to live apart. So Madeleine implored the young man to keep faith with their old oath: together forever, against any adversity, they would leave for a trip more long. “Shoot! Shoot! Shoot me Now!” He shouted Madeleine with fiery eyes. The young man cried, refused to kill the woman he loved, but: “Shoot Coward! You swore it on your mother’s head! Shoot!” He fired. She fell on the bed, moved again and pronounced his name when a second shot ended her torment. And then the beautiful darkness turned the weapon against himself and let the blow start on his face. He fell on the bed, he was still alive. Passersby heard the shots, the moans, forced the gate and broke the door: the two were close, she was naked, the clothes tidied and folded on the chair. Henry almost lifeless, unrecognizable in the face, the air was smelling of gunpowder and the blankets were still bloody with blood still hot. After only a month there was the trial, Mr. G. tried in every way to preserve his dignity accusing the young man of violence and murder, and despite the love letters and testimonies of many, Henry was sent to forced labor, then commuted by the President of the Republic of France, Jules Grévy, in seven years in prison. Then his traces were lost, nothing is known about the rest of his life, and nothing is left of the story of this cursed love.Today I have opened an old, dusty, faded document and I have let revived Madeleine, who is always with Henry.

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Storia del Rossetto | History of Lipstick

Rosso come la passione, come il sangue, come il fuoco. Quella del rossetto è una storia che nasce lontano nel tempo, solca i secoli e giunge a noi inalterata nella propria prerogativa estetica: dar colore alle labbra. storia del rossetto history lipstick vision 3.0 magazine luciano lapadula lampoon modaCome in una favola, circa nel 2800 a.C. una bellissima regina sumera di nome Shubad, scelse di essere sepolta insieme a una scatola d’oro che conteneva una più preziosa polvere di colore rosso: pigmento che una volta mischiato con olio di sesamo ed essenza di rosa, era utilizzato per tingere le sue labbra. nefertiti rossetto busto lipstick storia makeup luciano lapadula moda arte cinema poesia sesso

Il popolo dell’Antico Egitto, ossessionato dalla ricerca della perfezione estetica, fece largo uso del rossetto e donne simbolo del potere come Cleopatra lo utilizzarono per apparire ancor più seducenti. La regina Nefertiti, il cui nome proviene dalla parola “Nefer” ossia bellezza, usava una pasta cosmetica ricavata dalla macerazione di coleotteri e formiche.  Il busto che la ritrae, esposto a Berlino accenna un sorriso valorizzato da un color rosso opaco, a quelle labbra carnose il marchio Louboutin ha tributato una linea di lipstick pochi anni fa. antica roma busto makeupNella Roma Antica poi il “Purpurissum” era ricavato dal solfato di mercurio per essere applicato anche sulle labbra delle statue sacre, venerate dal pubblico durante le processioni. Proibito nel Medio Evo in quanto associato al demonio e alla Vanitas, il rossetto conobbe un revival nell’epoca barocca.makeup history lipstick libro macabro grottesco sesso luciano lapadula moda La Francia di Maria Antonietta lo chiamò Rouge de Theatre, perché utilizzato per lo più durante le rappresentazioni sceniche. Fu in tal modo che il suo utilizzo iniziò a diffondersi lentamente tra le donne. Roger & Gallet crearono un primo stick da labbra intorno al 1910 ed Elizabeth Arden ne ideò e diffuse in commercio differenti nuances. elizabeth arden 20s lipstck rossetto storia filippo moda latorre marinettiParrebbe inverosimile, ma le suffragette ne fecero largo consumo per ostentare la propria identità di donna in una società estremamente maschilista; iconico e glossy nei Ruggenti anni ’20 conobbe mode diverse a seconda delle decadi. Ridisegnò le labbra nella forma di un cuore in quel decennio, per trasformale in un sorriso triste durante gli anni del secondo conflitto bellico. rouge dior 1953 rossetto lipstick teatro moda costume libro storia luciano lapadula immagine fashion glamour eleganza 50sChristian Dior nel 1953 lanciò il suo storico “Rouge Dior” che contribuì a conferire eleganza al sorriso delle donne. Marilyn Monroe ne fece un’arma di seduzione abbinandolo al neo della bellezza mentre Grace Kelly preferì toni assai più delicati. Opaco e quasi bianco durante gli anni ’60, tornò scintillante nei successivi anni della Disco. chanel lipstick makeup history storia del trucco rossettoToni fluo e accesi, ma anche gotici, furono quelli alla moda negli anni ’80, segnati da tendenze underground. Più naturale e opaco, virante al color mattone fu quello che imperversò nell’ultimo decennio del secolo breve.
La stilista Coco Chanel un giorno disse: “Se siete tristi, se avete un problema d’amore, indossate un rossetto rosso e attaccate”. Così oggi questo cosmetico continua a lasciare pericolose tracce di passione sulle camicie di tanti innamorati.

Red like passion, like blood, like fire. Lipstick history was born far in time, plows the centuries and comes to us unaltered in its own aesthetic prerogative: to give color to the lips. As in a fairytale, around 2800 BC a beautiful Sumerian queen named Shubad chose to be buried along with a gold box containing a more precious red powder: pigment that when mixed with sesame oil and rose essence, was used to dye her lips .

The people of Ancient Egypt, obsessed with the pursuit of aesthetic perfection, made extensive use of lipstick and women who symbolized power as Cleopatra used it to look even more seductive. Queen Nefertiti, whose name comes from the word “Nefer” or beauty, used a cosmetic paste derived from the maceration of beetles and ants. The bust that shows her, exhibited in Berlin, mentions a smile enhanced by an opaque red color, to those full lips the brand Louboutin has given a lipstick line a few years ago. In Ancient Rome then the “Purpurissum” was obtained from the mercury sulfate to be applied also on the lips of the sacred statues, venerated by the public during the processions. Prohibited in the Middle Ages as associated with the devil and Vanitas, the lipstick experienced a revival in the Baroque era. Marie Antoinette’s France called it Rouge de Theater, because it was mostly used during stage performances. It was in this way that its use began to spread slowly among women. Roger & Gallet created a first lipstick around 1910 and Elizabeth Arden invented and diffused different shades on the market. It would seem far-fetched, but the suffragettes made it widely used to show off their identity as women in an extremely male-dominated society; iconic and glossy in the Roaring ’20s knew different fads depending on the decades. He redesigned his lips in the shape of a heart in that decade, to turn them into a sad smile during the years of the second war. In 1953 Christian Dior launched his historical “Rouge Dior” which contributed to give elegance to the smile of women. Marilyn Monroe made it a weapon of seduction, combining it with the beauty of her beauty while Grace Kelly preferred much more delicate tones. Opaque and almost white during the ’60s, he returned sparkling in the following years of the Disco. Fluorescent and bright tones, but also gothic, were the fashionable ones in the ’80s, marked by underground trends. More natural and opaque, turning to brick color was the one that raged in the last decade of the short century.
The designer Coco Chanel one day said: “If you are sad, if you have a love problem, wear a red lipstick and attack”. So today this cosmetic continues to leave dangerous traces of passion on the shirts of so many lovers.

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