When an old photo describes a moment in life

La modella, è elegante con i suoi capelli biondi  raccolti in uno chignon illuminato da un fermaglio dorato. Indossa un maglioncino verde come la speranza mentre, dando le spalle a noi e alla camera, è immersa nella fotografia che stringe tra le mani. Contempla un ritratto in bianco e nero, sbiadito come un malinconico ricordo. 

Quest’opera d’arte è frutto del lavoro della fotogafa Frances McLaughlin-Gill, e venne pubblicato il 1′ dicembre 1946 su Vogue America. Frances fu la prima donna a ottenere un contratto come fotografa per Vogue Usa.

The model is elegant with her hair pulled back and held up with a clip. Her back is to us and to the camera, and she’s wearing a low cut evening crochet sweater, green as hope. The #atmosphere is full of feeling and #sadness. She is looking at one photo. In black and white like an old #memory.

This atrwork was made by Frances McLaughlin-Gill for Vogue, year 1946. Frances was the first female fashion photographer under contract with #Vogue

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Ph by Frances McLaughlin-Gill’s, appeared on Vogue – 1th December 1946

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“The Macabre and Grotesque in Fashion and Costume History”

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From Auschwitz to Balenciaga: ex model history

Nonostante l’esistenza avvolta da una cupa aurea, pare la vita offra ad alcuni esseri umani un sentiero illuminato dalla fortuna, consegnandoci un testamento che provoca sgomento e biasimo. Sono storie come questa, fatte di percorsi paradossali, che al buio dell’anima affiancano i lustrini dell’alta moda.

Brigitte Höss nacque in Germania il 18 agosto del 1933: una bella bambina bionda, molto più fortunata di altri suoi coetanei ebrei. Suo padre, Rudolf, era il direttore del campo di sterminio di  Auschwitz, che quei bambini e quegli ebrei li uccideva quotidianamente e con brutalità. Brigitte visse la propria infanzia passando da un campo di concentramento all’altro: Dachau fino a 5 anni, Sachsenhausen fino ai 7, e Auschwitz sino agli 11 anni. Qui abitò in una villetta lussuosa, che lei definì “il paradiso”, arredata con mobili e opere d’arte sottratte agli internati .

 

ENLGISH translation at the bottom of the page

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Auschwitz commander’s daughter Brigitte Hoss with sister and brothers

Domestici, parrucchieri, musicisti, provenivano anch’essi dal lager che confinava con il curatissimo giardino in cui la bambina passava ore di gioco, osservando i prigionieri nelle loro divise a righe. Il prato inglese era illuminato da una bella piscina con scivolo: in alcune immagini Rudolf in divisa guarda i bambini felici mentre vi si tuffano, dietro di loro si inarcano le grigie cupole del campo della morte. Da una finestra, in alto, i figli assistevano spesso allo spettacolo funereo, personificato da centinaia di donne, uomini, bambini, in fila per entrare nelle camere a gas e nei forni crematori.

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Auschwitz

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I piccoli Hoss riuniti per colazione a cento metri dal forno crematorio

Perduta la guerra e prima che potesse fuggire in Sud America, suo padre fu catturato, processato e impiccato, mentre il resto della famiglia riuscì a salvarsi. Così, in Spagna, il fosco passato di Brigitte venne occultato: nella seconda meta degli anni ’50 la bambina ariana era ormai una bella ragazza al punto che intraprese la carriera di modella per Cristobal Balenciaga. Le divise a righe vestite da ragazze come lei qualche anno prima, sparirono dai ricordi di Brigitte sotto la luce delle passerelle di uno tra i più prestigiosi marchi di moda del New Look.

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Brigitte Hoss

Il ritrovato benessere aveva spazzato il dolore dall’esistenza delle nuove generazioni, si cercò di dimenticare la disgrazia, l’olocausto, la povertà più estrema, e questo Brigitte lo fece sino alla sua morte, giunta qualche anno fa. Nelle ultime interviste rilasciate, sostenne infatti che il numero delle vittime trucidate dai nazisti impegnati nello sterminio di massa era probabilmente assai inferiore a quanto dichiarato ufficialmente, e che “Rudolf Hoss” non era un mostro, ma un soldato che eseguiva degli ordini. L’orrore della sue gesta, l’odore acre della morte che si trasformava in una grande nuvola grigia sopra il cortile, pare non abbiano turbato l’animo della ex modella, né intaccato l’immagine che aveva del padre, antieroe celebre per la propria brutalità, ma da lei definito come l’uomo più dolce del mondo.

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Rudolf Hoess with executioners

Dopo l’esperienza da Balenciaga, durata tre anni, nel 1961 Brigitte si sposò e visse utilizzando il cognome del marito, nascondendo in tal modo il proprio passato. Un ebreo fuggito in America dopo “la notte dei cristalli” le offrì un lavoro come responsabile nella sua boutique di moda a Washington. La donna serbò il proprio segreto per 40 anni, fino a quando una sera, da ubriaca, lo confessò al proprio titolare, che tuttavia non la ritenne colpevole per i crimini perpetrati dal padre. L’uomo scampato miracolosamente alla morte, fu in grado di non serbare rancore, e di prendersi cura di lei, che concludeva la propria esistenza senza aver superato, forse, il trauma di aver avuto un padre assassino.

ENGLISH:

Despite an obscure existence, life seems to offer to some humans a path illuminated by luck. There are stories like this, made of paradoxical paths, mixed from the dark of the soul to the high fashion lights. Brigitte Höss was born in Germany on August 18, 1933: a beautiful blonde girl, much more fortunate than her other Jewish peers. Her father, Rudolf, was the first commander of the Auschwitz camp, which these children and those Jews exterminated daily and brutally. The little Brigitte lived in her childhood from a concentration camp to the other: Dachau up to 5 years old, Sachsenhausen until 7, and Auschwitz up to 11 years old. Here she lived in a luxurious chalet, that she called “paradise”, furnished with furniture and works of art stolen from lager’s prisoners. Households and staffs also came from the lager bordering the beautiful garden where the little girl spent hours playing, watching the prisoners in their striped uniforms. That garden was illuminated by a beautiful pool with a slide: in some pictures Rudolf – in uniform – looks at the happy children as they plunge, the gray domes of the death camp revolve behind them. From a window upstairs, the children often attended the funeral show, embodied by hundreds of women, men, children, in a row to enter the gas chambers and crematoriums. Lost the war and before he could flee to South America, his father was captured, tried and hanged while the rest of the family escaped. So, in Spain, Brigitte’s obscure obsession was concealed: in the second half of the 1950s, the Aryan girl was now a beautiful girl and started a model career for Cristobal Balenciaga. The striped dresses dressed worned by girls, a few years ago, disappeared from Brigitte’s memories in the light of the most prestigious New Look fashion brands. The new kind of life swept away the pain from the existence of the new generations, tried to forget the misfortune, the holocaust, the most extreme poverty, and this Brigitte did so until her death a few years ago. In the latest interviews, she claimed that the number of victims killed by the Nazis involved in massacre was probably far lower than what was officially declared, and that “Rudolf Hoss” was not a monster, but a soldier who executed orders. The acrid smell of death that turned into a big gray cloud above the courtyard, seemed not to have disturbed the soul of the ex model. After three years of experience with Balenciaga, in 1961, Brigitte married and lived using her husband’s surname, hiding her past. A Jewish man who fled to America after the “Crystal Night” offered her a job as responsible in his fashion boutique in Washington. She kept her secret for 40 years, until one night she was drunk and confessed her past to the manager, but he did not consider her guilty of her father’s crimes. The man miraculously fled to death, was unable to maintain grudging and he took care of her, she was ending her own existence without perhaps overcoming the trauma of having a murderous father.

Brigitte Hoss, the daughter of Nazi Rudolph Hoss, in her Virginia home. Her father was the commandant of Auschwitz

Brigitte Hoss in her room during last years of her life. Image courtesy Getty Images.

 

 

 

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Spider Dresses in 120 years of Fashion

La visione estetica del corpo rivestito da una ragnatela ha sedotto sin dal passato l’animo di stilisti, costumisti, e di donne desiderose di apparire come sensuali e pericolose aracnidi. Ho scelto per voi alcune suggestive immagini che descrivono al meglio il rapporto tra questa simbologia e l’abito, fotografie che ci raccontano di una tipologia di femminilità che segue la moda del proprio tempo, incentrata sulla caratterizzazione della donna attraverso un erotismo fatale.

The aesthetic vision of the body covered by a spiderweb has seduced the soul of stylists, costume designers, and women who yearned to appear as sensual and dangerous arachnids. I have chosen for you some suggestive images that best describe the relationship between this symbolism and the dress, photographs that tell us about a special kind of femininity that follows the fashion of one’s own time, focused on the characterization of women through a fatal eroticism.

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Annie Harrington in late 800s

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V. Surat from Movie, 1916

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Mack Sennett bathing beauties as “sirens of the sea.” c. 1920s

Coles Phillips

Coles Phillips

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Fancy Halloween Dresses from 20s

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20s spider jumpsuit

 

Lurex and Silk Cobweb dress from 20s:

 

 

 

 

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Madeleine Vionnet – Wedding Dress – 1929- Courtesy MET

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Elegance from 30s in cobweb details

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Mae West from 30s

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Helen Bennett, Spider Dress, 1939 by Horst P. Horst

Helen Bennett, Spider Dress, 1939 by Horst P. Horst

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To the sea in 40s

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Spider Dress from 40s

Jack Herzog Web Dress

Jack Herzog 40s gown

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Jack Herzog from 40s

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New Look in Spider

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Glamour in optical cobweb from 1967

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Stunning Spider details from Christian Dior – early 70s

 

John Bates at Jean Varon ‘Cobweb_ Dress

John Bates at Jean Varon ‘Cobweb’ Dress – 1973

John Bates at Jean Varon ‘Cobweb_ Dress 1973

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Swell Farewell 80s evening dress

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Johnny Slut from Specimen during the 80s

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Giorgio Armani 1990 beaded spider dress

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Gianni Versace jumper details from 90s

John Galliano for Givenchy - Haute Couture - Summer 1996

John Galliano for Givenchy – Haute Couture – Spring Summer 1996

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John Galliano ss 1997

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Givenchy Couture by McQueen – 2000

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Schiaparelli Spring Summer 2016

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spider dress costume history moda raganela cowwbb dress

Ten Iconic Bridal Dresses across 100 years

L’abito da sposa rappresenta per molte donne un indumento magico. È immaginato, disegnato, descritto sin dall’infanzia, e con lo scorrere del tempo il desiderio di indossarlo non si affievolisce ma aumenta. Per un giorno solo permette a chi lo indossa di trasformarsi nella romantica principessa di una favola, o in una seducente primadonna. Ho scelto per voi dieci icone che nello scorso secolo hanno segnato la storia del costume grazie al proprio abito nuziale, ispirando grandi stilisti o sartine che ne hanno rivisitato i modelli.

The wedding dress is a magical garment for many women. It is imagined, drawn, described since childhood, and with the passage of time the desire to wear it does not fade but increases. For one day only allows the wearer to turn into the romantic princess of a fairy tale, or a seductive primadonna. I chose for you ten icons that have marked the history of costume in the last century thanks to their wedding dress, inspiring great stylists or dressmakers who have revisited their models. English translation under each photo. Hope you will like. 

  1. L’attrice Lily Elsie nel 1911 indossò un prezioso abito realizzato da Lucile. Era in seta rosa pallido, ricamato con perline e adornato da pelliccia di ermellino.
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1911. Lily Elsie strikes a pose while wearing her empire wedding dress, palest pink embroidered with pearls and trimmed with ermine. Dress was created by Lucile

 

2. Mae Murray sposò il presunto principe David Mdivani nel 1926. Gli abiti si accorciavano e l’attrice alla moda indossò un bellissimo vestito in chiffon bianco latte bordato di pelliccia chiara, lungo sotto il ginocchio. Al capo  una cloche, le calzature erano del modello Mary Jane.

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1926. Mae Murray wedding dress: amazing silk crepe little dress with white fur trim. Cloche and Mary Janes for a perfect 20s style.

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Iconic photo from 1926: Rudolph Valentino with Pola Negri, an amazing Mae Murray and her husband Mdivani prince

 

3. La principessa Maria José sposa in Italia il principe più bello d’Europa, Umberto II. Era l’8 gennaio del 1930, il principe dandy disegnò l’abito della bella Maria José che venne confezionato dalla sartoria Ventura.

Maria José of Italy with her bridal dress designed by her beautiful husband and tailored by Ventura. 1930.

 

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Queen Maria José of Italy. Bridal dress by Ventura, 1930

 

Altre nozze reali, nel 1931, furono quelle tra la contessa Marina Golenistcheff-Koutouzoff e il principe Dmitrij Romanov membro della famiglia degli Zar di Russia. Il padre della sposa, che per un periodo lavorò nella casa di moda Chanel a Parigi, avrà per certo avuto un ascendente sulla scelta del bel vestito in satin indossato da Marina che, appunto, fu realizzato da Madame Coco.

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Countess Marina Golenistcheff-Koutouzoff in Chanel satin bridal dress, 1931

 

4. L’attrice Linda Christian, nel 1949, sposò l’attore Tyron Power. L’abito è da sempre ritenuto come uno tra i più belli mai realizzati, fu cucito per lei dalle Sorelle Fontana, a Roma. Grazie a questa creazione l’atelier Fontana ebbe un successo internazionale.

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Actress Lynda Christian with Tyron Power in 1949. Iconic dress made by Sorelle Fontana, Rome, 1949

 

5. L’attrice Grace Kelly, nel 1956, indossò un abito passato alla storia. Realizzato dalla sua costumista Helen Rose segnò per Grace il passaggio dal mondo del cinema a quello della nobiltà, come in favola la bellissima attrice divenne una principessa.

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In 1956 Grace Kelly worn her bridal dress made by Helen Rose, becoming a princess.

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6. Jackie Kennedy, nel 1968, sposò in seconde nozze l’armatore greco Aristotele Onassis. Il miniabito fu creato dallo stilista italiano Valentino.

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7. La modella Marisa Berenson, per le sue nozze con James Randall, sfoggiò un look Gipsy – Chic firmato Valentino . Era il 1976.

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8. Era il 1981 e il suo fu il matrimonio più atteso e discusso del tempo, Lady Diana sposò il principe Carlo in un opulento abito bianco con un lungo strascico di 8 metri. L’abito, barocco e prezioso, fu realizzato da Elisabeth e David Emanuel.

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Lady Diana bridal dress. 1981, made by Elisabeth e David Emanuel

 

9. Nozze principesche con un abito ispirato a quello di Lady D per la cantante Mariah Carey. Nel 1993 sposò Tommy Mottola indossando un vestito Vera Wang da $25.000.

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1993: Mariah Carey worn a dress inspired by the ones of Lady D

10.  Kate Middleton chiese a Sarah Burton  di ispirarsi all’abito indossato da Grace Kelly per quello del giorno delle proprie nozze con il principe William. Era il 2011.

In 2011 Kate Middleton worn her bridal dress inspired by the ones of Grace Kelly

 

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Portraits of prostitutes from 100 years ago

Misterioso e schivo E.J. Bellocq nel 1910 iniziò la propria carriera di fotografo in America, dilettandosi con la realizzazione di immagini a fine commerciale. Svolse la propria attività a New Orleans, dove nel quartiere a luci rosse di Storyville realizzò centinaia di fotografie immortalando prostitute colte in pose sensuali, intime, drammatiche. Il quartiere venne distrutto nel 1917, e furono perduti anche moltissimi scatti di Bellocq, che morì in solitudine nel 1949. La gloria, postuma, lo vide trionfare solo a partire dal 1966, quando Lee Friedlander scoprì in un antiquario a New Orleans sue numerose inedite fotografie, che divennero presto oggetto di importanti mostre e pubblicazioni, tra cui Storyville Portraits (1970) e Red Light District of New Orleans (1996).

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Mysterious and shy E.J. Bellocq in 1910 began his career in USA as a photographer, delighting with the creation of images for commercial purpose. He carried out his activities in New Orleans, where he realized hundreds of photographs immortalizing prostitutes in the red light district of Storyville. They were caught in sensual poses, intimate, dramatic. The neighborhood was destroyed in 1917, and were lost too many shots of Bellocq, who died in solitude in 1949. The glory, posthumous, saw him triumph only since 1966, when Lee Friedlander discovered in an antique shop in New Orleans his numerous unpublished photographs, which soon became the subject of major exhibitions and publications, including Storyville Portraits (1970) and Red Light District of New Orleans (1996).

© COPYRIGHT Luciano Lapadula

Some photos – Alcune immagini:

Storyville Portrait, New Orleans

Storyville Portrait, New Orleans

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E’ mezzanotte, la ragazza beve mente Bellocq realizza lo scatto. Splendide le sue calze a strisce, bellissima la miniatura di un salottino esposta al piano più basso del mobiletto:

Storyville Portrait, New Orleans

it is midnight and she is drinking. I love the thumbnail of the living room located on the lower floor of the display. Love her stripes socks.

Storyville Portrait, New Orleans

Body and soul decay, no more mistery.

Storyville Portrait, New Orleans

she wears a jumpsuit

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Period Dresses from my Fashion Archives

Dear friends, here some dresses from my collection:

Lerario Lapadula Fashion Archives“.

Lerario Lapadula is a Fashion Archives that owns one of the italian largest collections

of period dresses and accessories from XVIII century to 2010.

The most important part of the collection covers the history of Made in Italy clothes.

Lerario Lapadula organizes and promotes Fashion Events,
and work as Fashion Curator.

Facebook Page: https://www.facebook.com/pg/lerariolapadula

Facebook Contact: https://www.facebook.com/lapadulaluciano

Instagram: https://www.instagram.com/lerario.lapadula/

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1909 period dress and 1909 fashion magazine. Both from our fashion archives

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1927 evening dress detail Fashion Archives Lerario Lapadula

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1937 silk evening dress. Lerario Lapadula Fashion Archives

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1938 dress Lerario Lapadula Fashion Archives

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1948. Anita di Torino dress detail. Ultra rare Made in Italy dress. Lerario Lapadula Fashion Archives

 

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Chanel tailleur detail – 1958 Fashion Archives Lerario Lapadula

 

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1960 ca Simonetta cocktail dress. Lerario Lapadula FashionArchives

 

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1967 ca Angelo Litrico silk dress polkadot pattern. Lerario Lapadula Fashion Archives

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1979 ca FIORUCCI dress  from our collection.

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ss 1987 YVES SAINT LAURENT silk dressand #supertop LINDA EVANGELISTA in our dress Fashion Archives Lerario Lapadula

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1987 KARL LAGERFELD tailleur Lerario Lapadula Fashion…

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1987 ca Paola Ferò couture evening dress. Lerario Lapadula Fashion Archives

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1988 ca Isabelle Allard Delphos Dress. Fashion Archives Lerario Lapadula

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1989 ca Moschino denim suit. Lerario Lapadula Fashion Archives

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Late 80s – Early 90s Christian Lacroix red coat Lerario Lapadula Fashion Archives

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1994 DOLCE & GABBANA silk dress Lerario Lapadula Fashion Archives

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HERMES 1947 vs LOEWE gloves!

Oggi mi è giunto il nuovo numero di #Vogue Italia, edizione Settembre 2016.

Dopo aver sfogliato appena 20 pagine mi ritrovo innanzi l’immagine pubblicitaria del brand LOEWE, all’interno della quale una modella presenta uno styling a mio avviso discutibile.

Mi balza immediatamente agli occhi il guanto nero che le fascia il braccio destro, e subito mi torna in mente una vecchia foto vista anni fa.

Il guanto realizzato da Hermès per la collezione autunno inverno del 1947.

Ritrovo l’immagine, ed ecco a voi il mio confronto.

 

Sono su #Instagram: #iamlucianolapadula

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Incredible, but reading my italian Vogue from Sept I saw an ads from LOEWE luxury brand.

I immediately thought about the collection presented by Hermès during fw 1947, I found a photograph and here comes my personal comparison. Hope you like.

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