VETEMENTS x Levi’s denim shorts: More than Trash

Vetements collabora con lo storico marchio del denim “Levi’s” e producono un jeans per donna, modello shorts (nulla di nuovo anzi..) con una vistosa zip che partendo dal davanti si apre sul retro al centro di due (a mio avviso bruttissime) toppe.

Questo tipo di chiusura lampo non è anch’essa una novità, essendo presente da cento anni ormai su numerosi capi di lingerie dal gusto fetish, oltre che esser stata utilizzata durante gli anni del Punk prima, e del Goth poi.

Non entro nel merito del gusto rispetto al capo, discutibilissimo a mio avviso, ma sempre personale. L’aspetto che invece mi lascia perplesso, come spesso ormai accade, è nel messaggio di sponsorizzazione esercitato dal sito Vogue Italia. All’interno del social Facebook, nella sua pagina, oltre che sul sito internet istituzionale, qualcuno – mi piacerebbe tanto scoprire chi – scrive in proposito:

“Vetements ha annunciato la novità postando su Instagram uno scatto che ritrae uno dei nuovi modelli con zip posteriore aperta e lato B in bella vista. E la risposta dei follower è stata molto positiva. Del resto, nell’era digitale dove il diktat è mostrare il più possibile un tale modello non poteva che riscuotere grande successo.”

Segue questa immagine, davvero raffinata:

vetemens per levi's horrible voulgar jeans denim vogue italia trash

da Vogue Italia

Ho personalmente cercato l’indumento sul sito che si occupa della vendita, indicato da Vogue Italia. Questo pezzettino di jeans costa 850 euro.

Adesso rifletto sulle parole, che scuotono la mia coscienza, utilizzate da chi scrive per un sito che dovrebbe essere paladino delle donne prime, e dell’eleganza poi: “lato B in bella vista” .. “nell’era digitale dove il diktat è mostrare il più possibile un tale modello non poteva che riscuotere grande successo“.

L’orrore e la volgarità riducono la femminilità a un sedere esibito malamente, si scontrano con il tempo tragico in cui vive la donna, abusata, violentata, vessata, uccisa. Quel che conta è apparire, possedere una taglia XS e un sedere all’altezza di essere oscenamente esposto a tutti, con la promessa di una rapidissima ulteriore esposizione grazie a una zip tirata giù da qualcun altro dal retro di un brandello di jeans che ricordo costa 850. La mia critica, se così si può chiamare, non condanna nessuno, ma si limita sia ben chiaro, a osservare un fenomeno che è purtroppo lo specchio dei tempi che viviamo.

Luciano Lapadula

 

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Vetements collaborates with the historical brand of Denim “Levi’s” and produce jeans for women, pattern shorts (nothing new indeed ..) with a visible zip that starting from the front overlooks the back in the middle of two (ugly in my opinion) patches.

This type of zipper is not too new, being present for a hundred years attached to many lingerie items from fetish taste, as well as having been used during the years of Punk before, and Goth after. I am not interested about that kind of (ugly) shorts.

The thing that puzzles me personally, as often happens now, is the sponsorship message exercised by the Italian Vogue website. Within the social Facebook, in its page as well as on the corporate website, someone – I would love to find out who – writes: “Vetements announced the new posting on Instagram a shot that portrays one of the new models with rear zip open and the B side in plain view. and the answer of followers has been very positive. Moreover, in the digital age where the diktat is to show as much as possible such a model could only be very successful. ”

Now I reflect on the words, shaking my conscience, used by the writer for a site that should be a champion of the first women, and elegance then.

My criticism, if you can call it, does not condemn anyone, but simply mind you, to observe a phenomenon that is unfortunately the mirror of the times that we live.

Sanremo Story: i peggiori look nella storia del festival

Gli artisti in gara al Festival di Sanremo hanno spesso segnato con il proprio look la storia del costume, sia grazie a eccentrici, creativi ed eleganti outfit, che attraverso performance legate ad abiti trash e di cattivo gusto. Ecco la classifica che ho stilato per voi, tenendo in considerazione i cantanti più conosciuti. Seguirà la classifica degli artisti più eleganti e originali.

 

20. Laura Pausini nel 1993 canta “La Solitudine”, giacca stile alla marinara. Ha indossato Byblos, Armani e Philippe Plain, ma nel 1993 e nel 1994 ha scelto una serie tailleur troppo austeri e antiquati, non adatti a una giovane ragazza che appariva assai più grande della propria età.

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19. Arisa  durante l’edizione del 2015 indossa un lungo abito rosso che mette in risalto il seno che scende troppo vistosamente verso il basso. Brutto il grande fiocco sotto il collo. Lapidarie le sue parole prima dell’inizio della kermesse: “Mi vestirò come una donna che va in tv e vuole mettere in mostra la propria bellezza”. L’abito era di Fausto Puglisi che non brillò in eleganza vestendo nella stessa edizione la soubrette Belen.

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18. Lodovica Comello total look Vivetta, abito iper decorato e inadeguato alla sua personalità e alla serata, farfalle e mani sul decolleté che imitano malissimo le creazioni surrealiste di Schiaparelli degli anni ’30.

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17. Elodie, Sanremo 2017. Capelli rosa ostentati ancora come simbolo di stravaganza a distanza di 15 anni da Pink e 40 dal Punk per non andare ancor più indietro; orrenda la ricrescita visibile a un occhio attento, insieme all’abbinamento della tinta con la carnagione olivastra. L’abito Etro indossato durante la prima serata sembra una brutta copia della collezione Jean Paul Gaultier del 1994.

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16. Giusy Ferreri, non ha brillato per eleganza in nessuna delle edizioni del Festival, forse il look peggiore è quello sfoggiato durante la prima delle serate del 2017. Un tailleur Elisabetta Franchi di colore nero stampato con scritte rosse e fantasie di lipstick. Privo di maniche appare come il lavoro lasciato a metà da un sarto scocciato dalla sua stessa creazione. Brutto a mio avviso anche l’abto scelto per l’ultima esibizione della medesima edizione, un vestito lungo fantasia animalier che di sexy e fetish non ha davvero nulla.

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15. Anna Oxa in Gucci, Sanremo 1999. Non è l’ombelico esibito a fare scandalo, ma il tanga che in un look inappropriato spunta evidente dal pantalone a vita bassa. Lo stile di Tom Ford, all’epoca direttore creativo del marchio,  non era adatto per la kermesse , ma in quella edizione fece tanto discutere i media e il pubblico.

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14. Le Lollipop “meteore 2000” erano il frutto di un assemblaggio pop-mediatico. Durante l’edizione del 2002 il loro look s-batte forte agli occhi attraverso un un assemblage di indumenti più trash di quello proposto dalle Spice Girls molti anni prima. Vinsero il record della canzone stonata per intero.

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13. Syria si presenta vestita in modo inappropriato nell’edizione del del 2001, ma forse peggio in quella del 2003 quando canta “L’Amore è” indossando una tuta arabeggiante più adatta per la spiaggia, rimboccata alla caviglia sopra un paio di scarpe da ginnastica del tipo “All Star” di colore rosso.

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12. Elisa in “Luce”,  Sanremo 2001. La cantante offre al pubblico un look troppo minimale in total white, sembra appena scesa dal letto. Scalza (wow che trasgressione), i capelli appaiono disordinati e nell’insieme l’aspetto è trasandato e inadatto al palco dell’Ariston.

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11. Nino D’Angelo si sforza di essere elegante col suo caschetto in stile fine anni ’70 durante l’edizione del 1986. Canta la neomelodica “Vai”, brano dalle assai vaghe sonorità pseudo elettroniche che ricorda “Storie” di Riccardo Fogli e che fa rima tutto in “AI”. Insuperabile trash.

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10. Romina Power durante il Festival del 1987. Alla fioca voce contrappone, oltre che Al Bano, un eccentrico e lungo abito in satin rosa shocking, maniche a palloncino e cuore giallo ricamato sul petto.

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9. Anna Tatangelo, 2002, “Doppiamente Fragili”. Quindici anni e  primo posto tra le Nuove Proposte, indossa jeans a vita bassa, cinturone insipido, calzature dal modello a super punta, t-shirt bianca senza maniche decorata da un’assurda stampa di disegni gialli simili a Spongebob. Una vera ragazza di periferia.

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8. Zucchero al Festival di Sanremo del 1985 canta “Donne” vestito da contrabbandiere.

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7. Francesco Gabbani ostenta un finto disinteresse per il proprio look nell’edizione del 2017, salendo sul palco con indosso un imbarazzante golfino arancio abbinato a un jeans. Il tutto fa troppo “radical chic”. Superato e poco al passo coi tempi il travestimento da scimmia della serata seguente, peggiore di quanto in modo simile fecero gli ironici Elio e le Storie Tese nel 1996.

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6. Deborah Iurato nel 2016 indossa un abito creato dallo stilista Francesco Paolo Salerno, che dopo l’insuccesso del look scrive pubblicamente ai giornali per dissociarsi dall’immagine della cantante. L’abito risulta davvero ridondante e dal gusto discutibile, ingrassa tanto la già non esile Deborah, terribile fu il gioco “fake tatoo” ottenuto sulle braccia attraverso un’applicazione di pizzo macramè su tulle. Brutta anche l’acconciatura.

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5. Jovanotti che durante l’edizione del 1989 si presenta al festival con “Vasco”. Avrebbe voluto proporre l’immagine di un ragazzo giovane e ribelle, ma il risultato è grottesco e ridicolo, nel look più che nel brano. 23 anni, stona tutta la canzone nonostante fosse per lo più parlata. Trash e senza senso i movimenti pelvici alla Elvis dell’ultima categoria. Sfoggia un look finto trasandato, pantalone e giacca in jeans chiaro, incomprensibile cappello da cowboy. Il disco è un successo, nonostante tutto.

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4. Peggio di Lorenzo Cherubini ha fatto Francesco Salvi che nella stessa edizione si presenta sul palco indossando un impermeabile giallo mentre canta e urla accompagnato da danzatori che indossano maschere di animali. Surreale e orrendo.

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3. Marcella Bella con “Uomo Bastardo”, Sanremo 2005. Tubino nero troppo aderente con il titolo del brano che diviene una scritta ricamata in bianco a decorare le terga dell’artista. Lo stesso motivo venne ricamato in rosso sul petto, per un altro incredibile abito. Talmente trash da risultare simpatica e iconica.

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2. Adriano Pappalardo a Sanremo 2004 con “Nessun Consiglio”: ripropone il già orrendo look esibito sull’Isola dei Famosi,  cercando di dare di sé l’immagine di un uomo rude e mussoliniano, lontano dall’eleganza, quasi questa fosse un vizio deleterio per la virilità. Si presenta in pantalone modello cargo e felpone nero, nel peggior stile 2000. Terribili l’orologio e le collanine tribali che fuoriescono dalla zip.

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1. Sabrina Salerno e Jo Squillo si presentano scatenatissime e iperattive nella performance del loro brano chiamato “Siamo Donne”, tredicesimo posto ma vincitore morale dell’edizione 1991 e successo discografico dell’anno. Estetica “pornotrash”, intimo silver in pvc per un nude look provocatorio ma fuori luogo, al bikini super sgambato di Sabrina è abbinata una giacca nera con spalline decorate in paillettes multicolor. Grazie ragazze.

 

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