Nazism and Beauty, two pictures

Sono a Berlino per lavoro, visitando il bellissimo museo di arte moderna “Berlinischegalerie” sono stato colpito da due immagini del 1940 che ritraggono rispettivamente una bambina e un giovane uomo.

I due soggetti ritornano improvvisamente ad essere in vita, raccontando attraverso gli scatti qualcosa che in modo indelebile ha segnato le loro esistenze congiungendole al presente e proiettandole al futuro.

Sono cittadini di Berlino, biondi, esteticamente appaiono perfetti, volti dai lineamenti carezzevoli, corpo maschile vigoroso e sensuale.La fanciulla appare triste, lo sguardo gioioso di bambina fissa il vuoto di un orizzonte buio. Il naso all’insù si scontra con la geometria di un sorriso spezzato, le labbra scendono verso il basso a descrivere un’allegria infranta, presagendo un declino sconfinato.

Una pericolosa vertigo stringe e risucchia l’intera esistenza di un popolo scaraventando sciagurati esseri nella più tetra delle storie da ricordare.

La ricerca della perfezione estetica volta alla supremazia della razza ariana emerge da queste due immagini con prepotenza, il culto del corpo e la celebrazione dei tratti somatici seducono lo sguardo e atterriscono l’animo.

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I’m in Berlin for business, visiting the beautiful museum of modern art “Berlinische Galerie” I was impressionated by two 1940’s images portraying a little girl and a beautiful boy, boths are from Berlin, blonds, appearing aesthetically perfect, faces are amazing, male body vigorous and sexy. The beautiful girl looks sad, joyous eyes of child looks at a creepy horizon, without lights. The research for aesthetic perfection and for the supremacy of the Aryan race emerges from these two images with arrogance, the cult of the body and the celebration of somatic seduce the eye and terrify the soul.

 

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“The Macabre and Grotesque in Fashion and Costume History”

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Quando si “prende” tutto dai grandi: Jeremy scott ss 2016

Seguo la moda da un punto di vista assai particolare. Non mi lascio stupire dalle mediocri creazioni realizzate per generare stupore fine a se stesso. Lo studio delle mode del passato mi permette spesso di riscontrare – come è giusto che sia – “lieson” tra mode contemporanee con altre provenienti da polverose passerelle ormai quasi del tutto dimenticate.

In questo caso tuttavia non posso esimermi dal mostrarvi quanto per la collezione Jeremy Scott ss 2016 non si tratti più di ispirazione, ma di qualcosa che a mio avviso è più simile a una brutta, bruttissima copia di creazioni ideate dai mostri sacri della moda dagli anni ’60 al 2014.

Nella passerella ho visto Enrico Coveri con i suoi disegni pop a contrasto, le sue paillettes, i suoi rosa shocking vibranti molto Barbie.

enrico coveri e el sue paillettes

Enrico Coveri, colori e disegni

Enrico Coveri, colori e disegni

Ho rivisto copie per nulla esaltanti degli abitini a trapezio proposti da Courreges nella seconda metà dei 60s, oltre che spunti attinti dalla mitica Mary Quant con i suoi colori accesi provenienti dal mondo dei cartoon (anche la borsa con la margherita è presente all’interno della collezione J. S.)

Life Magazine 1965 Andre Courreges fashions, 60s, 60´s

Courreges nei ’60. Abito dalla linea a trapezio che fu ripresa anche da Gianni Versace nella metà degli anni ’90

mary quant flower bag

il “marchio” di Mary Quant

mary quant anni '60

colorate calze a pois Mary Quant – anni ’60

1960s Vintage Fashion - Paco Rabanne dress photographed by Guy Bourdin for Mademoiselle, 1966

Abito Paco Rabanne fotografato da Guy Bourdin for Mademoiselle, 1966

Ho rivisto ancora una volta i sequin dress realizzati con dischi in rhodoid come quelli ideati da Paco Rabanne 50 anni fa, riproposti negli anni a seguire da tanti altri geni della moda (tra cui Fiorucci e Coveri)

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Abiti in stile Rabanne reinterpretati da Elio Fiorucci – 1979 ca

Enrico Coveri ss 1990

Enrico Coveri ss 1990

Disegni e cromie pop art prese da Warhol a Roy Lichtenstein (che grande novità), si alternano a cromie tipiche del periodo 1967-1969, rivisitate da Fiorucci anni dopo (con tanto di parrucca cotonata color platino)

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il Pop di Fiorucci e l’acconciatura cotonata

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Contrasti Pop in questo abito A-Line anni ’60

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Abito Optical anni ’60

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il Pop di Roy Lichtenstein abbinato a pois, siamo nel 2014 – Tommy Ton

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Stampe Pop Art, come in un fumetto. Camicia Vintage anni ’80

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Stampe Pop e Pois per Gianni Versace, anni ’80

la Pop Art di Gianni Versace

la Pop Art di Gianni Versace

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Roy Lichtenstein

Non mancano i crop top corti abbinati a mini in tinta unita come quelli creati da Gianni Versace nel 1995, presa da lui anche l’ispirazione (a mio avviso) per gli abiti neri (1992) e le minigonne plissé con stampe colorate.

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le mini di Gianni Versace – 1991

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Stringato, ma anche con zip. Gianni Versace fw 1991

E poi Gigi Hadid indossa una terribile copia del top ideato da Jean Paul Gaultier sul finire degli anni ’80.

Madonna nel suo tour vestita da Jean paul Gaultier - 1990

Madonna nel suo tour vestita da Jean paul Gaultier – 1989/1990

Jean Paul Gaultier

Jean Paul Gaultier

Non manca qualcosa dall’archivio delle straordinarie Sorelle Fontana…guardate la lavorazione del tessuto, qui siamo nel 1968.

Sorelle Fontana 1968

Sorelle Fontana 1968

Le acconciature sono prese dagli anni ’60, e furono proposte identiche già nel 1992 quando vennero poi ridimensionate nei volumi per essere indossate da Cindy Crawford o Pamela Anderson.

Jean Shrimpton negli anni '60

Jean Shrimpton negli anni ’60

Cindy Crawford nel 1992

Cindy Crawford nel 1992

A voi alcune immagini e il link alla sfilata:Jeremy Scott ss 2016
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Top come JPG, gonna come Versace

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come Versace

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come Rabanne

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stampe pop art e gonne in lurex come Versace

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Sorelle Fontana…OOooops Jeremy Scott

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abitino a trapezio con stampe pop







SuperTop anni ’90 come Dive del Passato

Un fenomeno di particolare interesse è quello legato alla produzione di immagini fotografiche di qualità, realizzate soprattutto durante la prima metà degli anni ’90, che ritraggono iconiche modelle a loro volta “travestite” da mitiche star del cinema.

All’interno della galleria fotografica che vi presento ho selezionato per voi alcuni tra quei look che conservano un esplicito riferimento segnico allo stile appartenuto alle più grandi star nel panorama cinematografico internazionale.

Claudia come Brigitte nella pubblicità Guess

Claudia come Brigitte nella pubblicità Guess

Cindy Crawford, una Gilda degli anni ’90

Marilyn o Eva? La Herzigova fotografata nel 1992

Marilyn o Eva?
La Herzigova fotografata nel 1992

Karen Mulder plays Marlene Dietrich on the December January 1995 cover of Vogue Paris

Karen Mulder come Marlene su Vogue 1995

linda come sophia

Linda, la più bella del reame, ricorda Sophia

Christy Turlington by Steven Meisel

Breakfast at Tiffany’s con Christy Turlington by Meisel

Dal 1938 al 2016: la Zeppa di Salvatore Ferragamo

Orgoglio italiano il bravissimo stilista calzaturiero Salvatore Ferragamo è riuscito a fondere l’arte con la necessità del cambiamento sociale e con lo stile del proprio tempo. Uno tra i più mirabili risultati in tal senso è la celeberrima calzatura disegnata per l’attrice Judy Garland nel lontano 1938.

Italian pride, the skilled footwear designer Salvatore Ferragamo has managed to merge art with the need for social change and the style of one’s own time. One of the most admirable results in this sense is the famous shoe designed for the actress Judy Garland back in 1938. It is a sandal with upper in kid, the high rounded wedge is made with several layers of cork covered with suede. Brilliant use of cork, a local product that met the favors of the leader in compliance with autarkic laws.Initially condemned and epitetted as “orthopedic shoes” the “platform shoes” found an amazing success in America and later in Italy. This type of footwear is back to being fashionable during the ’70s before and then’ 90s, not to fade almost never again from the catwalks and wardrobes of women.The style of this artistic creation is still today copied and reproduced with slight changes of the pejorative times. The one below is the proposal by Jeffrey Campbell.

Le calzature realizzate da Salvatorei Ferragamo per la bella Judy Garland - 1938

Le calzature realizzate da Salvatore Ferragamo per la bella Judy Garland – 1938

E’ un sandalo con tomaia in capretto, l’alta zeppa bombata è ricavata con vari strati di sughero ricoperti di camoscio. Geniale l’utilizzo del sughero, prodotto nostrano che incontrava i favori del duce nel rispetto delle leggi autarchiche.

Inizialmente condannate ed epitetate come “scarpe ortopediche” le “platform shoes” riscontrarono un successo strepitoso in America e successivamente in Italia. Questo tipo di calzature sono tornate ad essere alla moda durante gli anni ’70 prima e gli anni ’90 poi, per non svanire quasi mai più dalle passerelle e dagli armadi delle donne.

Lo stile di questa creazione artistica è ancora oggi copiato e riprodotto con lievi cambiamenti delle volte peggiorativi. Quella qui sotto è la proposta di Jeffrey Campbell.

Jeffrey Campbell Rainbow T-Strap Platform

Jeffrey Campbell Rainbow T-Strap Platform

Quello che invece ho fotografato a Milano è un modello proposto per questo autunno inverno che riprende l’altro del 1938, in un eterno riciclo delle idee e degli stili.

The onest  photographed in Milan, however, is a model proposed for this autumn winter that resumed the other of 1938, in an eternal recycling of ideas and styles.

Salvatore Ferragamo, Milano, f/w 2015-16

Salvatore Ferragamo, Milano, f/w 2015-16

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“The Macabre and Grotesque in Fashion and Costume History”

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Moana: dal Porno alla Santità – Moana: from porn to holiness

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L’imperatrice Teodora, Madame Du Barry, Mata Hary, Marilyn Monroe, Moana Pozzi.

Cosa hanno in comune tra loro queste donne? Non la bellezza, ma fascino e mistero che avvolgono la loro persona in un’ aurea mitica e splendente. Sono donne che hanno segnato in modo permanente le differenti  epoche storiche in cui hanno vissuto, anche o soprattutto attraverso la propria gestualità, i propri gusti vestimentari e la propria vita sessuale.

Il caso di Moana, bionda star del porno, notata anche da Federico Fellini che la scelse per un ruolo nel film “Ginger e Fred”, solca in modo evidente e nuovo la superficie del classico perbenismo dell’Italia degli anni ’80. Dopo i concorsi di bellezza e qualche provino andato male, Moana scelse la carriera nel filone della cinematografia Hard, divenendone la stella più nota nel panorama internazionale, mai raggiunta sin ora e credo mai possa esserlo in futuro.

La singolarità del caso Moana risiede tuttavia non nella sua fulgida carriera di attrice quanto nell’ascesa a star della cultura Pop. Come per coloro che la precedettero, ma differentemente per esplicitazione della propria identità lavorativa, lei fece dell’arte di amare una virtù, impiegandola in ambiti assai vari: dalle pellicole porno alla politica. Oltre ad aver lavorato al “Partito dell’Amore”, infatti Moana come Mata sedusse i più importanti e satrapi uomini politici del suo tempo carpendo loro considerevoli segreti.

Divenne così sempre più nota al pubblico di ogni genere ed età, e nelle notti degli anni ’90 era spesso ospite del “Costanzo Show” per raccontare maliarda alcuni aspetti della propria vita a morbosi spettatori e fan. Una star del pop dunque, amata dalle donne quanto dagli uomini, le une perché forse rivedevano in lei quella parte del Sé colma di eros e di proibito, gli altri perché Moana come Marilyn, incarnava il più sublime desiderio carnale.

Il mondo della moda si accorse del fenomeno, l’attrice era una macchina esplosiva che catturava l’attenzione mediatica, così nei primi anni ’90 la bionda atomica sfilò in passerella per stilisti come Fendi, Chiara Boni, e Karl Lagerfeld il quale affermò: “le donne si muovono come Moana, mica come una top model”.

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Moana Pozzi modeling Chiara Boni in early 90s

Triste l’epilogo di questa strana favola, la precoce scomparsa della Diva ha cancellato per sempre l’aspetto volgare e terreno della sua esistenza consacrandolo a figura mitica.
Moana come una moderna icona ha generato tendenze e creato look, e tutt’ora – unico esempio nella storia – la sua vita è presentata quasi come quella di una santa, rapita dalla morte mentre fluttuava in uno stato di grazia.

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La bella Moana

Continua la nostra bella a far parlare di sé, come per le grandi star di fama mondiale, c’è chi giura sia ancora viva e abbia scelto di cambiare vita, ancora una volta. C’è poi chi la vuole uccisa a causa dello spionaggio, e chi semplicemente come noi la ricorda sensuale, prorompentemente fasciata in un luccicante vestito rosso, mentre sorride alla camera e spostando la sua bella acconciatura in stile retrò ci dice “Vivi Come Se Dovessi Morire Domani e Pensa Come Se Non Dovessi Morire Mai“.

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Moana in una delle sue ultime apparizioni tv

Moana in una delle sue ultime apparizioni tv

Theodora Empress , Madame Du Barry, Mata Hary, Marilyn Monroe, Moana Pozzi.

What do these women have in common? Not the beauty, but charm and mystery that envelop their person in a golden and shining aura. They are women who have permanently marked the different historical periods in which they lived, even or especially through their gestures, their vestiges tastes and their sexual life.

The case of Moana, blonde porn star, also noticed by Federico Fellini who chose her for a role in the film “Ginger and Fred”, plots the surface of the classic respectability of Italy in the 80s in an evident and new way. After the beauty contests and some unsuccessful auditions, Moana chose a career in the film industry of Hard, becoming the star best known in the international scene, never reached so far and I never can be in the future.

The uniqueness of the Moana case lies, however, not in her brilliant career as an actress as in the rise to star of Pop culture. As for those who preceded her, but differently by explication of her own work identity, she made the art of loving a virtue, using it in very different fields: from porn films to politics. In addition to having worked at the “Party of Love”, Moana as Mata seduced the most important and satrafic politicians of her time, taking considerable secrets from them.

It became more and more known to the public of all kinds and ages, and in the nights of the 90s it was often a guest of the “Costanzo Show” to tell a few wistful aspects of their lives to morbid spectators and fans. A pop star, therefore, loved by women as much as by men, because perhaps they saw in her that part of the Self filled with eros and forbidden, the others because Moana as Marilyn, embodied the most sublime carnal desire.

The fashion system noticed the Moana phenomenon, an explosive machine that captures media attention, so in the early 90s the atomic blonde parades on the catwalk for designers like Fendi, Chiara Boni, and Karl Lagerfeld who said: “women they move like Moana, not like a supermodel “.

Sad the epilogue of this strange tale, the early disappearance of the Diva has forever erased the vulgar and earthly aspect of its existence consecrating it to a mythical figure.
Moana as a modern icon has generated trends and created look, and still – the only example in history – her life is presented almost like that of a saint, kidnapped by death while floating in a state of grace.

Our beauty continues to be talked about, as for the world famous big stars, there are those who swear are still alive and have chosen to change their lives, once again. Then there are those who want to kill her because of espionage, and who just as we remember her sensual, proromently bandaged in a shimmery red dress, while smiling at the camera and moving his beautiful hairstyle in retro style tells us “Live Like If Should I Dying Tomorrow and Thinking As If I Should Never Die “.

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