Some of my styling. Photoshooting in Berlin.

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Some of the styling I created for a photoshooting in Berlin. Vintage clothes and accessories all from my archive.

Alcuni degli styling che ho creato per lo shooting fotografico realizzato a Berlino. Abiti e accessori d’epoca, dal mio archivio.

Photography Suzana Holtgrave

Mua – Hair Noriko Takayama

Models: Iconic Management – Berlin

in collaboration with Amanda Kastrati and Andreas Weigelt (location)

All right reserved.

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Renate Müller: the tragic antinazi Diva

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Quando un’anima nasce, le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua, nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti

“When the soul of a man is born in this country there are nets flung at it to hold it back from flight. You talk to me of nationality, language, religion. I shall try to fly by those nets”

James Joyce

Padre pubblicista e madre pittrice, un talento innato per la recitazione e una bellezza fuori dal comune, che le costerà la vita. Renate Müller nacque a Monaco il 26 aprile del 1906, e a soli 19 anni debuttò a teatro con “Ein Sommernachtstraum” (Shakespeare’s Midsummer Nights Dream) diretta da Pabst.

Trasferitasi a Berlino, nel 1929 ebbe il suo primo ruolo cinematografico in “Peter Der Matrose” (Peter the Sailor). Il successo fu immediato e fino al 1937 comparve in 25 film , tra i quali il celebre “Die Privatesekretärin”, tradotto anche in inglese e ”Viktor und Viktoria” del 1933.

La fama raggiunta, i capelli biondi, i bei occhi azzurri, destarono l’interesse del regime nazionalsocialista, che pressò Renate con sempre maggiore insistenza affinché lei divenisse il volto per i film di propaganda del partito. Numerosi quanto le richieste furono i rifiuti della bella attrice, ma la vita nella Berlino di quel tempo era difficile: sospetti, dicerie, semplici invidie di colleghe potevano essere la causa di processi sommari, deportazioni, omicidi, e Renate aveva un angoscioso segreto che doveva restare nascosto.

Così cedette alle pressioni e nel 1937 recitò in quella che sarebbe stata la sua ultima comparsa in celluloide: “Togger”, pellicola dal contenuto antisemita. Hitler fu sedotto dall’attrice, perfetta incarnazione dell’ideale di donna ariana, ma nonostante le sue lusinghe lei rifiutò di essergli amica. Goebbels insospettito da tanta distanza e dai suoi continui viaggi nella nemica città di Londra, prese a farla pedinare dalla Gestapo.

L’inconfessabile segreto emerse: Renate aveva un fidanzato, viveva in Inghilterra ed era un ebreo. Si persero così, tutto d’un tratto, le notizie sulla bella ragazza: nuove star ariane presero il suo posto sugli schermi. Si diffusero strane voci secondo le quali Renate era stata ricoverata in manicomio a seguito di ripetute crisi di nervi, abuso di alcol e di morfina. Repentino giunse il finale di questa triste storia, il 7 ottobre del 1937 l’attrice fece un lungo volo dalla finestra della sua casa a Berlino. Il corpo fu in fretta cremato presso il Wilmersdorf Krematorium per essere sepolto in gran silenzio all’interno del Parkfriedhof Lichterfelde a Berlin Steglitz. Ai tanti fan fu proibito di partecipare ai funerali, il governo cercò di placare gli animi affermando si fosse trattato di suicidio, ma dei vicini di casa della ragazza, in silenzio, dissero di averla vista precipitare dal balcone all’arrivo in cortile degli uomini della Gestapo. Molti altri, invece, giurarono che furono proprio i soldati ad aver lanciato nel vuoto l’attrice che in vita rifiutò di esser lanciata sugli schermi di un cinema maledetto.

Luciano Lapadula

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Father publicist and mother painter, an innate talent for acting and a beauty out of the ordinary, which will cost her life. Renate Müller was born in Monaco on April 26, 1906, and at the age of 19 filmaker Pabst made her debut with “Ein Sommernachtstraum” (Shakespeare’s Midsummer Nights Dream). Transferring to Berlin, in 1929 she had his first film role in “Peter Der Matrose “(Peter the Sailor). The success was immediate and until 1937 appeared in 25 films, among which the famous “Die Privatesekretärin”, also translated into English and “Viktor und Viktoria” of 1933. The fame achieved, the blonde hair, the beautiful blue eyes, aroused the interest of the National Socialist regime, which pressed Renate with increasing insistence to use her face for the nazi propaganda films. Life in Berlin – at that time – was difficult: suspicions, rumors, simple envies of colleagues could be the cause of summary trials, deportations, murders, and Renate had an anguishing secret that was to remain hidden. So he gave in to pressure and in 1937 she played in what would have been her last appearance in celluloid: “Togger”, a film with anti-Semitic content. Hitler was seduced by the actress, the perfect embodiment of the ideal of an Aryan woman, but in spite of her flattery, she refused to be his friend. Goebbels, suspicious of her distance and her constant journeys in the enemy city of London, began to  follow the woman by Gestapo. The unconfessable secret emerged: Renate had a boyfriend, lived in England and was a Jew. Thus, all of a sudden, the news about the beautiful girl was lost: new Aryan stars took their place on the screens. Strange rumors were spread that Renate had been hospitalized as a result of repeated nerve crises, alcohol abuse and morphine. The end of this sad story came to a sudden, on October 7, 1937, the actress took a long flight from the window of her house in Berlin. The body was quickly cremated at the Wilmersdorf Krematorium to be buried in great silence inside the Parkfriedhof Lichterfelde in Berlin Steglitz. To the many fans it was forbidden to attend the funeral, the government tried to appease the soul by saying it was suicide, but the girl’s neighbors, in silence, said they had seen her fall from the balcony to the men’s Gestapo. Many others, however, swore that it was the soldiers who had launched into the void the actress who in life refused to be thrown on the screens of a damn cinema

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Renate Müller: the tragic anti-nazi Diva. 1930 c.

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Crossdressing

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Amzing blue-eyed and blonde hair, she was considered to be one of the great beauties of her time. From 1932.

German postcard by Ross Verlag, no. 6450 1, 1931 1932.

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The true circumstances surrounding her death remain unclear.

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Window for a tragedy

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Divas Beyond a Veil.

Mistero, ambiguità e seduzione sono peculiarità che appartengono a molte tra le star del cinema. Da sempre, e con molta frequenza, la loro immagine conturbante è amplificata grazie all’utilizzo di veli che ricoprono il volto, conferendo carisma e magnetismo.

Il drappo di una veste, per merito del cinema e della fotografia, ha perso la funzione di mero rivestimento del corpo per esibire lo stesso con sensualità, svelandolo in segreto. Non più tessuto utile a coprire, bensì pizzo, rete, seta adoperati per svestire i soggetti fotografati, lasciando immaginare allo spettatore fattezze, carattere, atmosfere inattese e maliziose.

Lo sguardo dell’icona giunge a noi filtrato dal lembo di un tessuto prezioso, la cui grana seduce e mantiene le distanze dal piacere accennato, che resta in ombra.

Ecco alcune immagini che ho raccolto.

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Often the provocative image of Diva is amplified by the use of veils that cover her face, conferring charme and mistery. Thanks to the cinema and photography, this garment lost its only function of dress to exhibit the body with sensuality, unveiling a secret. No more useful fabrics to cover, but lace, net, silk used to undress the actress in movies and pictures, leaving viewers to imagine the features, character, atmospheres.

Gloria Swanson photographed by Edward Steichen for a 1924 Vanity Fair.:

Gloria Swanson by Edward Steichen, 1924

Gloria Swanson by Ellen Graham:

Gloria Swanson by Ellen Graham

Lili Damita @@@@@......http://www.pinterest.com/pocketmuseum/1920s-fashion-in-photographs/  ......€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€:

Lili Damita, 20s

Joan Crawford in the 1920s, Photo by Ruth Harriet Louise #1920s #lace #hat:

Joan Crawford by Ruth Harriet Louise, late 20s

Brigitte Helm| 1906-1966 | a German actress, best remembered for her dual role as Maria and her double, the Maschinenmensch, in Fritz Lang's 1927 silent film Metropolis:

Brigitte Helm, 1927

anna mae wong:

Anna May Wong, Limehouse Blues, Travis Banton, 1934

Anna May Wong -

Anna May Wong, 1934

Jean Harlow:

Jean Harlow, 30s

PETRICHOR:

Bette Davis, 30s

Classic Beauties : Marlene Dietrich:

Marlene Dietrich, 1940, John Engstead

Marlene Dietrich in

Marlene Dietrich, “Just a Gigolo” 1978

Frances Farmer, 1930s - They made a bio-film about her life (very tragic) Jessica Lang played Frasncis:

Frances Farmer early 40s

Ava Gardner:

Ava Gardner, 40s

Actress Lana Turner in a wonderful polka dot veil adorned hat, 1940s. #vintage #hats #1940s:

Lana Turner, 40s

Detail of a photo of Vivien Leigh by Cecil Beaton for Vogue, Paris, November 1944:

Vivien Leigh by Ceceil Beaton, Vogue, 1944

Gina Lollobrigida:

Gina Lollobrigida, 50s

Audrey Hepburn photographed at Ealing Studios, London, 1951 Classic Hollywood Stars:

Audrey Hepburn, Ealing Studios, London, 1951

Audrey, with the infamous Givenchy mask in How To Steal a Million. This movie is wonderful.:

Audry – Givenchy, “How to steal a Million”, 1966

Capucine in Marie-Christiane, 1953. Photo Guy Arsac:

Capucine, Guy Arsac, 1953

Marilyn Monroe photographed by Bert Stern, 1962:

Marilyn Monroe by Bert Stern, 1962

Marilyn Monroe was looked at as a fashion icon and she has also had a great impact on what we wear today.- Caroline m:

Marilyn as a Virgin?

Sophia Loren, 1960s.:

Sophia Loren, early 60s

Sophia Loren:

Sophia Loren with veil turban

Virna Lisi, reportage sul set di “Oggi, domani, dopodomani” (Eduardo De Filippo, 1965)  Photo Angelo Frontoni:

Virna Lisi, “Oggi, domani e dopodomani”, 1965

Brigitte Bardot - 1960's:

Brigitte Bardot, early 70s

Romy Schneider on the set of Le trio infernal, 1974. Photo by George Pierre. via http://hollywoodlady.tumblr.com/:

Romy Schneider, 1974, Le Trio Infernal

Silvana Mangano in Gruppo di Famiglia in un Interno (Conversation Piece):

Silvana Mangano, “Gruppo di famiglia in un interno”, 1974

I always thought that Elizabeth Taylor was so sensuous. Here she poses nude behind a sheer veil.:

Elizabeth Taylor, 70s

Catherine Deneuve on the set of The Hunger.:

Catherine Deneuve, The Hunger, 1983

Joan Collins...played a great bitch in dynasty:

Joan Collins, 80s

Charlize Theron:

Charlize Theron

Julianne Moore, “The end of the affair”, 1999

Marion Cotillard by Ellen von Unwerth:

Marion Cotillard by Ellen von Hunwerth

angelina jolie:

Angelina Jolie

suicideblonde:“ Cate Blanchett photographed by Patrick Demarchelier ”

Cate Blanchett by Patrick Demarchelier

Cate Blanchett.:

Cate Blanchett

Kirsten Dunst:

Kirsten Dunst

Keira Knightley. In my opinion, she is by far one of the most beautiful women I've ever seen! She's so classically stunning!:

Keira Knighltly, “The edge of love”, 2008

Luciano Lapadula

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DRESS UP Films: when Fashion meets Movies

Ultimamente mi è capitato di imbattermi nella serie televisiva American Horror Story, approcciandomi ad essa in maniera piuttosto critica. Il mio scetticismo è stato immediatamente sconfitto dalle vicende dei protagonisti, in particolare della quarta serie Freaks Show.
Il richiamo al film del 1932 è palese, ma ciò che ha colto maggiormente la mia attenzione è il personaggio interpretato da una splendida Jessica Lange: Elsa Mars. Proprietaria del “circo dei mostri”, ex dominatrix durante la Germania sotto regime nazista, il sogno di Elsa è arrivare al successo come la sua storica rivale Marlene Dietrich. Ed è proprio a quest’ultima che il look della Lange/Mars si ispira, oltre ad omaggiare Sir David Bowie in più di una scena.
Da questo momento in poi, completamente catturata dal suo personaggio ed effettuando ricerche, sono giunta alla conclusione che, come sempre ho sostenuto,“l’innovazione è nel passato”.
Nel corso degli anni gli stilisti si sono ispirati alle dive della “Old Hollywood” per la creazione delle loro opere, spesso in maniera impercettibile, tuttavia, per chi come me è amante del cinema è quasi inevitabile si imbatta nel riscontro di evidenti citazioni
Tra i tanti stilisti che hanno rivisitato il look delle star del Silver Screen riadattandoli nel
contemporaneo spicca il talentuoso John Galliano nelle sue creazioni per Dior ha sicuramente dato largo spazio alla sua creatività omaggiando le dive che da sempre lo hanno ispirato del cinema muto e non. Oltre lui, numerosi sono gli altri nomi del mondo della moda che hanno attinto a piene mani dai costumi del passato. Vediamone alcuni.

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Recently I toke a look at tv series American Horror Story. My skepticism was immediately defeated by the vicissitudes of the protagonists, in particular the fourth series Freaks Show. The reference to the 1932 film is obvious, but what most caught my attention is the character played by beautiful Jessica Lange: Mars Elsa. Owner of the “circus of monsters”, former dominatrix throughout Germany under the Nazi regime, the dream of Elsa to success as its historic rival Marlene Dietrich. And it is to the latter that the Lange / Mars look is inspired, as well as pay homage to Sir David Bowie in more than one scene.

From now on, completely captured by his character and searching, they came to the conclusion that, as I have always supported, “innovation is in the past.”
Over the years, the designers were inspired by the divas of “Old Hollywood” for the creation of their works, often imperceptibly, however, for people like me who loves cinema is almost inevitable to come across in the finding of obvious citations
Among the many designers who have revisited the look of the stars of the Silver Screen, the talented John Galliano in his creations for Dior has certainly given ample space to his creativity honoring the divas that have always inspired silent movie and not. Besides him, there are many other fashion names that have drawn freely from the customs of the past. Let’s see some above.

 

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John Galliano for Dior S/S 2004 VS Marlene Dietrich Venere Bionda 1932

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Elie Saab ss 2012 VS Marlene Dietrich 1971

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Jerry Hall at Tierry Mugler fashion show 1995 VS Marlene Dietrich in London, 1972

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Louise Brooks, 1927 VS Alberta Ferretti ready to wear fw 2017

Tempo fa mi recai da Luciano nel suo atelier, e tra un cambio d’abito e la visita di qualche “vicino di casa” eccentrico, lui mi mostrò una sfilata di Alexander McQueen del 1999. Kate Moss in versione ologramma fluttuava tra gli spettatori come fosse un fantasma, e il rimando a La caduta di casa Usher, film muto di Jean Epstein del 1928 estrapolato dal racconto di Poe, è stato immediato.

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Abito realizzato per Greta Garbo da Gilbert Adrian nel 1931.Thierry Mugler fashion show 1995. Sicuramente più audace e provocatorio, ma non per questo meno elegante:

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Vogue US 1997: John Galliano for Dior by Annie Leibovitz.
Le lacrime amare di Petra von Kant, Rainer Werner Fassbinder 1972:

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Catherine Deneuve in Yves Saint Laurent durante una scena del film The Hunger, Tony Scott 1983 VS Gareth Pugh F/W 2016 – ’17

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Si potrebbe continuare all’infinito, ma purtroppo questi “paragoni” stanno diventando sempre meno frequenti a causa delle “mode del momento”, mai espressione fu più deleteria per chi ama La Moda, quella Vera e Artistica.
Gli stilisti vestono “dive” come Rihanna, Lady Gaga…adattandosi ad un pubblico più “pop” e meno colto riguardo il passato. Per quel che mi concerne mai i miei occhi potrebbero adattarsi alle folte extension di Lady Gaga degne di Barbie Raperonzolo, o alle trasparenze e aderenze delle tanto acclamate sorelle Kardashian, che per la loro mancanza di eleganza forse non convincerebbero neanche un cultore del lato b come Tinto Brass.
Dove sono finite le dive di una volta? Perché una parte di pubblico deve per forza adattarsi a tale scempio quando le nostre mamme, vere icone di stile, ci avevano insegnato l’eleganza e la riservatezza? Vedo ragazze emulare tali personaggi come se il farlo costituisse di per sè un vanto, quando il vero vanto sarebbe piuttosto quello di poter seguire lezioni di stile offerte da quanti con reale competenza operino nel settore moda, permettendo a chiunque di scoprire le proprie attitudini e rinnovare il proprio stile senza necessariamente dover passare alla storia.
Come diceva Yves Saint Laurent: Le mode cambiano. Lo stile è eterno.

Francesca Paradiso.

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