Elisabeth Vigée Le Brun: when art meets fashion

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Elisabeth Vigée Le Brun (1755-1842) è senza dubbio la più significativa artista donna nella Francia del Rococò. Emancipata, dotata di una raffinata bellezza e di un talento straordinario, ha ritratto personaggi illustri e alla moda durante il regno di Maria Antonietta proseguendo nel periodo Neoclassico. Ho selezionato alcune sue opere analizzando dettagli che raccontano stili e tendenze sorprendenti.

Elisabeth Vigée Le Brun (1755-1842) is undoubtedly the most significant female artist in Rococo France. Emancipated, endowed with a refined beauty and an extraordinary talent, she portrayed illustrious and fashionable characters during the reign of Marie Antoinette, continuing in that Neoclassical period that is very present in the artist’s canvases. I have selected some of her works by analyzing amazing details.

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Marie-Antoinette en grand habit de cour - 1778 - Elisabeth Louis

Marie-Antoinette en grand habit de cour 1778 Elisabeth Louise Vigée

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1794 Aglae de Gramont, née de Polignac, duchesse de Guiche by Louise Élisabeth Vigée-Lebrun

Élisabeth Vigée Le Brun, La duchesse de Guise, 1794

Élisabeth Louise Vigée Le Brun seflportrait

Élisabeth Louise Vigée Le Brun sefl-portrait 1781

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Élisabeth Louise Vigée Le Brun, Gabrielle Yolande Claude Martine de Polastron, duchesse de Polignac, 1782

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Portrait of Marie Gabrielle de Gramont, Duchesse de Caderousse, 1784 — Élisabeth Vigée Le Brun

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Baroness Bonne-Marie-Joséphine-Gabrielle Bernard de Boulainvilli

La Baronne de Crussol, 1785 Elisabeth Louise Vigee-Le brun

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Elisabeth Louise Vigee Lebrun And Her Daughter 1789

Madame Vigée-Lebrun and her daughter Jeanne Lucie Louise – 1789

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Portrait of Count Grigory Chernyshev with a Mask in His Hand 1793

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Skoptsy Sect: castration in the name of Christ – Eunuchi per il Regno dei Cieli

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La storia si ripete ciclicamente, esibendoci fragilità, paure, speranze, illusioni e chimere proprie dell’animo umano. Così dai «mille non più mille» al fuoco di nuove apocalissi lo spazio temporale pare ridursi a pochi attimi, e quella parte buia del Medio Evo torna a insinuarsi nel tessuto sociale, nella fede religiosa.

Questa volta siamo nella Russia di metà ‘700, regno di “Caterina la Grande“, imperatrice sedotta dalla modernità del pensiero francese, che voleva la sconfitta dell’insensatezza da parte della razionalità. Tuttavia il popolo rappresentato da Caterina II, in gran parte troppo povero, era avulso al fascino delle élite come a quello del pensiero razionale. Lo scisma del 1656 aveva diviso la società in “nuovi” e “vecchi” credenti, e a quest’ultima schiera appartenevano – dopo cento anni – i tanti contadini ridotti in miseria. Il bisogno di certezze esistenziali, la speranza – l’unica – di un riscatto post mortem, la convinzione accesa di una vicina fine dell’umanità, furono i focolai dell’incredibile e devastante ritorno al credo eretico proveniente da un passato che si credeva dimenticato.

La più importante tra le varie sette costituite in quel periodo fu quella degli “skoptsy” parola che deriva dal termine “skopets” ossia castrato. Fu infatti il tragico rituale dell’evirazione il caposaldo su cui quel credo si basò.

Ancora una volta il sesso tornò ad essere vissuto come il più terribile dei peccati, frutto proibito offerto dal demonio, tentazione irrinunciabile a cui potersi sottrarre solo mutilando e così estirpando organi e desiderio dal corpo e dall’animo. Quella fede trasse la propria identità da una alterata interpretazione del Vangelo di Matteo,  precisamente dal passo in cui è descritto il dialogo sul divorzio tra i discepoli e Cristo. Mentre loro asseriscono che per evitare la separazione, forse sarebbe meglio per l’uomo non sposare la donna, Gesù risponde: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca» (Matteo 19:11-12)

Spinti dal fanatismo più assoluto, i fedeli si convinsero che “il battesimo del fuoco” di Cristo fosse una metafora della sua castrazione, che faceva quindi del Messia il primo tra gli eunuchi. Dalla delirante rilettura dei passi biblici derivò la certezza che Adamo ed Eva fossero stati creati da Dio privi di organi sessuali e che solo dopo esser caduti in tentazione questi si sarebbero sviluppati sui loro corpi.

A indottrinare i proseliti fu il mistico fondatore della setta, Kondratij Selivanov. Il suo spaventoso motto descriveva la pratica di auto evirazione a cui si era sottoposto: «Datemi dunque la mia spada, ché tagli con la destra la testa del serpente

Serafico nell’aspetto, dotato di notevole intelligenza e grande magnetismo, segnò la storia delle Russia, terra sempre attratta da personaggi carismatici e scismi religiosi. In breve riuscì a spopolare tra le genti, passando dalla campagna ai salotti alla moda dell’aristocrazia di San Pietroburgo e Mosca. All’interno di quelle stanze, sempre al piano superiore della casa, metafora del Cielo, il santone si presentava disteso su un baldacchino, con indosso paramenti sontuosi, circondato da scenografie mistiche fortemente evocative, ossessive.

Divisi per camere in base al sesso, i presenti, tra loro molti bambini, ardevano ipnotizzati dalla presenza del “dio fatto uomo”, e in rituali che dallo spirituale sfociavano nel turpe, si abbandonavano a canti e danze scatenate, isteriche. Spesso durante queste cerimonie avveniva che i «maestri» usassero forbici e coltelli per intervenire sul corpo e sull’anima degli iniziati. Così alle donne era praticata l’amputazione del seno, e la “clitoridectomia” con l’ablazione di parte delle piccole e grandi labbra. Agli uomini, anche ai fanciulli, era invece inflitta l’asportazione dello scroto e dei testicoli. Spaventoso era il rituale del «sigillo imperiale» che invece prevedeva la completa evirazione del pene. Al termine degli interventi i nuovi eunuchi urlavano: «Cristo è risorto.»

Le oblazioni dei nobili introdussero sempre maggior denaro nelle casse dei maestri della setta, i quali assetati di ricchezza presero a ostacolarsi l’un l’altro, fino a sancire con denunce e maldicenze il proprio epilogo. Nel 1820 anche Selivanov venne arrestato, fatto che inflisse il corpo mortale agli skoptsy. Un ultimo baluardo della congrega si registrò in Romania intorno al 1880.

Kondratij, uomo che passò dalla povertà della vita contadina ai palazzi di potere degli Zar, morì a centodue anni, non riuscendo solo per poco ad assistere alla nascita di colui che avrebbe oscurato la sua presenza per fama o infamia, Grigorij Efimovič Rasputin, ma questa è un’altra storia.

Luciano Lapadula

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History repeats itself cyclically, exhibiting fragility, fears, hopes, illusions and chimeras of the human soul. So from the “thousand no more thousand” to the fire of new apocalypses the temporal space seems to be reduced to a few moments, and that dark part of the Middle Ages returns to creep into the social fabric, into religious faith.

This time we are in mid-eighteenth-century Russia, the reign of “Catherine the Great”, an empress who looked at the modernity of French thought, which at the time wanted the defeat of senselessness on the part of rationality. However, the people represented by Catherine II, largely too poor, were free from the charm of the elites as well as that of rational thought. The schism of 1656 had divided society into “new” and “old” believers, and to this last group belonged – after a hundred years – the many farmers reduced to poverty. The need for existential certainties, the hope – the only one – of a post mortem redemption, the burning conviction of a near end of humanity, were the outbreaks of the incredible and devastating return to the heretical belief from a past that was thought to have been forgotten .

The most important  sect constituted in that period was that of the word “skoptsy” which derives from the term “skopets” or castrated. It was in fact the tragic ritual of the emasculation the cornerstone on which that creed was based.

Once again sex returned to being lived as the most terrible of sins, the forbidden fruit offered by the devil, an indispensable temptation to be escaped only by mutilating and thus extirpating organs and desire from the body and soul. That faith drew its own identity from an altered interpretation of the Gospel of Matthew, precisely from the passage in which the dialogue between the disciples and Christ on divorce is described. While they assert that to avoid it, perhaps it would be better for the man not to marry the woman, Jesus answers them: “All cannot accept this saying, but only those to whom it has been given: 12 For there are a]”>[a]eunuchs who were born thus from their mother’s womb, and there are eunuchs who were made eunuchs by men, and there are eunuchs who have made themselves eunuchs for the kingdom of heaven’s sake. He who is able to accept it,let him accept it.”(Matthew 19: 11-12)

Driven by the most absolute fanaticism, the faithful were convinced that the “baptism of fire” of Christ was a metaphor of his castration, which therefore made the Messiah the first among the eunuchs. From the delirious rereading of the biblical passages came the certainty that Adam and Eve were created by God devoid of sexual organs and that only after falling into temptation would they develop on their bodies.

The mystic founder of the sect, Kondratij Selivanov, indoctrinated the proselytes. His frightful motto described the practice of self-castration to which he had submitted: “Give me then my sword, for you cut the serpent’s head with your right hand.”

Seraphic in appearance, endowed with considerable intelligence and great magnetism, he marked the history of Russia, a land always attracted by charismatic characters and religious schisms. In short, he succeeded in depopulating among the peoples, passing from the countryside to the fashionable salons of the St. Petersburg and Moscow aristocrats. Inside those rooms, always on the top floor of the house, a metaphor of Heaven, the saint stood out on a canopy, wearing sumptuous vestments, surrounded by mystical, strongly evocative, obsessive sets.

Divided into rooms based on sex, those present, among them many children, burned hypnotized by the presence of the “god made man”, and in rituals that flowed from the spiritual into the absurd, were abandoned to hysterical songs and dances. Often during these ceremonies it happened that the “masters” used scissors and knives to intervene on the body and soul of the initiates. So women were given breast amputation, and “clitoridectomy” with the ablation of part of the small and large lips. For men, even for children, the removal of the scrotum and the testicles was instead inflicted. The ritual of the “imperial seal” was rather frightening, which instead provided for the complete emasculation of the penis. At the end of the interventions the new eunuchs shouted: “Christ is risen.”

The oblations of the nobles introduced more and more money into the coffers of the masters of the sect, who, thirsty for wealth, began to obstruct one another, until their epilogue was ratified with denunciations and slander. In 1820 also Selivanov was arrested, which inflicted the mortal body on skoptsy. One last bastion of the coven was registered in Romania around 1880.

Kondratij, a man who passed from the poverty of peasant life to the palaces of power of the Tsar, died at one hundred and two years, not being able to witness the birth of one who would have obscured his presence for fame or infamy, Grigorij Efimovič Rasputin, but this is another story.

Luciano Lapadula

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Kondratii Selivanov

Kondratii Selivanov, (Кондратий Селиванов) founder of Skoptsy-movement. Drawing from early 19th cantury

from The Study of the Scopic Heresy 1844

From: “Study of the Skoptsy Heresy” – 1844

Devices for emasculating

razor blades and knives used for emasculation

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Russian man and woman portrayed in a cabinet card. she shows her amputated breasts

Skoptsy evirated boy

Sad young boy in a cabinet card shows his penis amputated according to the practice that they called “imperial seal”

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When Madonna was Evita

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Cinema, Moda, Musica incontrano la storia. Siamo nel 1996 e una camaleontica Madonna indossa i panni di Evita Peron, attrice e adorata First Lady argentina nell’immediato dopoguerra. Per il film, diretto da Alan Parker, Italia e Francia gareggiano tra loro in sala costumi: la sartoria romana Tirelli cura il guardaroba con Penny Rose, vestiti e tailleur ricreati su modello di quelli indossati da Evita si alternano a capi autentici anni ’40 e il New Look di Dior trionfa per la sera con autentici capolavori di alta moda.

Le pellicce indossate da Madonna sono create da Fendi, per la casa di moda un classico dai tempi di “Gruppo di Famiglia in un Interno”. Per le calzature, invece, ci si ricorda di Ferragamo, brand amato in vita dalla Peron. Nulla dunque è trascurato, le bellissime acconciature di Martin Samuel completano un aspetto il cui risultato è straordinario: il film vince l’Oscar e la costumista, per gli 85 abiti presenti nel film, si aggiudica il BAFTA.

E forse questo grande lavoro di ricerca e ricostruzione sarebbe piaciuto a Monsier Christian Dior, il quale un giorno disse:

“l’unica regina che io abbia mai vestito è stata Evita Peron”.

Luciano Lapadula

Cinema, Fashion, Music meet history. We are in 1996 and a chameleon-like Madonna wearing the clothes of Evita Peron, actress and beloved Argentine First Lady in the immediate post-war period. For the movie, directed by Alan Parker, Italy and France compete in the costumes room: the Roman tailoring Tirelli takes care of the wardrobe with Penny Rose, clothes and suits recreated on the model worn by Evita alternate with authentic ’40s and Dior’s New Look style gown for the evening with authentic high fashion masterpieces. The furs worn by Madonna are created by Fendi, for the fashion house a classic from the time of “Conversation Piece”. For the shoes, however, they remember Ferragamo, a brand loved by Peron in life. Nothing is therefore overlooked, the beautiful hairstyles of Martin Samuel complete an aspect whose result is extraordinary: the movie wins the Oscar and the costume designer, for the 85 dresses in the film, is awarded the BAFTA. And perhaps this great research work and reconstruction would have pleased Monsieur Christian Dior, who one day said:”The only queen I ever dressed was Eva Peron.”

Luciano Lapadula

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Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume – il libro di Luciano Lapadula

E’ stato pubblicato il libro da me scritto: “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume“, edito da Progedit. Nel lavoro svolto ho cercato di dar luce ad aspetti inediti che riguardano la moda e i comportamenti sociali, dal 1700 ai giorni nostri, attraverso lo studio di abiti e abitudini estreme, folli, lugubri, erotiche, sconvolgenti.  Il lavoro, lungo, mi ha impegnato come ricercatore: inediti e straordinari racconti provengono da antichi libri, riviste impolverate, fotografie singolari raccolte in giro per il mondo, interviste, abiti e accessori rimasti in soffitta per oltre un secolo.

 

This is my last book:“The Macabre and Grotesque in Fashion and Costume History” published by Progedit. In my work I tried to give light to new aspects concerning fashion and social behaviors, from 1700 to the present day, through the study of extreme, crazy, gloomy, erotic and disruptive clothes and habits. The work, long, has engaged me as a researcher: unpublished and extraordinary stories come from ancient books, dusty magazines, singular photographs collected around the world, interviews, clothes and accessories left in the attic for over a century.

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Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume Luciano Lapadula

Il volume è stato scelto dal Festival “Il Libro Possibile” ed è stato presentato la sera del 6 luglio a Polignano a Mare (Ba), sulla evocativa balconata Santa Candida. Ha presentato l’incontro l’editore Gino Dato, a moderare la ricercatrice olfattiva Francesca Dell’Oro, elegante e raffinata, emozionante durante il suo reading sulla nascita del profumo Chanel nr 5.

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Un gran numero di persone ha affollato la balconata per assistere all’evento, sul palco erano esposti due rari abiti d’epoca provenienti dal mio archivio. Uno datato 1890, l’altro 1990, erano lì per comunicare tra loro e con il pubblico.

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Un lungo applauso ha chiuso la presentazione e si è registrato un Sold Out delle copie del libro.

Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume” è disponibile in libreria, online su Amazon e al link seguente, con spedizioni gratuite.

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Maria Maddalena Piange il Cristo Morto

Attendendo la Resurrezione Arnold Böckling ritrae l’attimo del dolore atroce provocato dall’impotenza innanzi alla morte.
 
L’ineluttabilità dell’evento prevarica con violenza sull’ascetismo e il corpo di Cristo deposto si presenta come reale, marmoreo e indifeso. Irrigidito e freddo non esibisce i segni delle percosse, ma un tetro biancicore. Un drappo nero in seta scende dal capo di Maria Maddalena, e attraverso il suo braccio si estende pietoso a coprire le pudenda del cadavere. Il volto è rorido di morte, gli occhi ancora socchiusi come le labbra livide lasciano immaginare l’ultimo sguardo e l’ultimo sospiro emesso dall’uomo, strappato con ferocia all’amore di lei, che si dimena e si torce nello strazio.
Sola come il resto dell’umanità la donna ha perso la propria guida, smarrita innanzi all’ineluttabilità della morte è preda di un dolore inconsolabile che l’attanaglia e la spinge in un vortice cupo come il drappo di velo che avvolge il suo corpo. Cristo è morto, le sue membra esanimi di uomo giacciono senza più promettere miracoli e l’infedeltà della carne è svelata nel più crudele dei modi.
Luciano Lapadula
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Arnold Böckling – Maria Maddalena Piange il Cristo Morto, 1868

 

La Suicida Punita: scienza, arte, morte | Punished Suicide: science, art, death

Visitando un museo eco di voci lontane tornano ad ammaliare orecchio e animo di quanti scelgano di affrontare un viaggio verso mondi spesso dimenticati. A Parigi, ho percorso i corridoi dell’insolito e affascinate Museo di Anatomia Patologica “Dupuytren” che ha un suo rivale in Italia nel “Morgagni” sito all’interno dell’Università degli Studi di Padova.
(ENGLISH AT THE END OF THE ARTICLE)
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Fondato nel 1870 dal medico e ricercatore Lodovico Brunetti (1813-1899), custodisce e mostra oltre 1300 reperti anatomici conservati in secco o in formalina, suddivisi per diverse categorie patologiche, risalenti a un periodo che va dalla seconda metà dell’800 agli inizi del ‘900.
Tra i tanti resti esposti all’interno del museo, ha rapito la mia attenzione il volto di una fanciulla dalla lunga e folta chioma dorata.
Emerge così la storia di una sarta padovana di soli diciotto anni, tradita e picchiata dal suo innamorato. All’alba di una fosca giornata di fine inverno dell’anno 1863 la giovane decise di suicidarsi lanciandosi nelle acque del fiume che scorre al di sotto delle finestre dell’Università. Brunetti, venuto a conoscenza della tragedia, si fece portare il corpo che era stato recuperato dal fiume attraverso l’utilizzo di uncini. Il medico ebbe in tal modo la possibilità di mettere in pratica i propri studi sperimentando sulla salma della sciagurata cucitrice il suo moderno e innovativo metodo di difesa dei resti umani dallo scorrere del tempo: la tannizzazione.
Dopo aver realizzato un calco del volto e del busto di questa ignota ragazzina, asportò dal corpo esanime i capelli e la pelle che venne sgrassata e fissata con l’acido tannico per essere in seguito riposizionata con cura, insieme alla chioma, sulla sagoma. Le orbite oculari furono riempite da due sfere di vetro che avrebbero fissato da lì in poi sguardi atterriti di ignari visitatori.
I segni lasciati dagli adunchi arpioni sul giovane corpo al momento del suo recupero dalle acque rappresentarono un problema per la resa estetica dell’opera, l’anatomista allora completò la propria creazione inserendo ai lati del busto due rami secchi da cui delle implacabili serpi mummificate si snodano con spasimo straziando il volto della giovane, insinuandosi in esso sino a svanire nella dorata chioma. Dagli occhi grondanti lacrime e sangue, ottenuto con della cera colorata, uno squarcio sull’inferno si presenta impietoso, la camicetta bianca della giovane vergine è macchiata dal rosso liquido.
Immagini: Credit Image Foto #Carlo Vannini
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«Suicida Punita»: preparato tannizzato conservato presso il Museo di Anatomia Patologica dell’Universita`di Padova. 

La personificazione del castigo divino inflitto ai suicidi, considerati peccatori mortali, era realizzata, l’opera sconvolgente venne chiamata “La Suicida Punita“. I genitori della fanciulla furono convocati dal medico per vedere il risultato del suo lavoro, e asserirono questo ricordasse in maniera sbalorditiva le fattezze della ragazza.
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In un più macabro prosieguo della storia, l’opera venne scelta dall’Università per essere esibita durante l’Esposizione Universale di Parigi nel 1867 insieme a una ricerca dal nome: “Notice sur une nouvelle methode de conservation macro-microscopique des pièces anatomiques”.
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Lodovico Brunetti vinse il Grand Prix per le Arti e i Mestieri, il busto della infelice fanciulla, come nel più infausto epilogo di una favola tragica ritornò in Italia, nel museo Morgagni, dietro il fiume. Da lì, attraverso una teca di vetro, gli occhi insanguinati della suicida sconvolgono l’animo di quanti gli incontrino, un eterno castigo punisce i resti di una vita infelice lasciando un angoscioso ricordo di quell’esistenza spezzata.
La ricerca dell’anatomista è stata di recente ristampata per permettere ai tanti interessati medici e ricercatori di approfondire l’argomento trattato 150 anni fa.
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Da un angolo dimenticato del museo, all’interno di un’Università i cui corridoi brulicano di vivaci studenti, la Suicida Punita resta immobile; suo malgrado dopo decenni il proprio suicidio ci offre un singolare spunto riflessivo. La scultura macabra infatti racchiude in sé sia medicina e sperimentazione sia una rituale forma di arte incentrata sulla rappresentazione della morte. Il rispetto del cadavere cessa di esistere, l’onta del peccato diviene uno strumento utile per giustificare la ricerca e così i resti di un’esistenza tormentata si trasformano in terribile allegoria del castigo infernale. Il fascino della morte, il morboso rapporto tra philìa e neikos si vestono di scienza infrangendo il tabù delle esequie. La pulsione d’amore si trasforma in quella della distruzione. Il corpo umano smembrato e assemblato diviene improvvisamente moderno, stupisce per la propria ri-forma i visitatori dell’Esposizione Universale del 1867 i quali accettano il raccapricciante che è trasfigurato in elemento straordinario, utile, contemporaneo. L’esorcismo della morte è compiuto.
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Visiting a museum, echoes of distant voices return to seduce the ear and mind of those who choose to take a trip to worlds often forgotten. In Paris, I walked the corridors of the unusual and fascinating Museum of Pathology “Dupuytren” which has a rival in Italy in “Morgagni” site within the University of Padua.  Founded in 1870 by a physician and researcher iLodovico Brunetti (1813-1899), preserves and displays over 1,300 anatomical parts of huma bodies, stored in dry or in formalin, date back to a period ranging from the Victorian era to the early ‘900 .
Among the many items on display inside the museum, it caught my attention the face of a young girl with a long, thick golden hair.
Thus emerges the story of a seamstress Paduan girl, she was just eighteen, despised and beaten by her lover. In early morning of a dark day in late winter of 1863 she decided to commit suicide by jumping into the river flowing beneath the University windows. Brunetti, became aware of the tragedy, and he wanted the young body,  brought from the river through the use of hooks. In that way, finlly, the doctor had the opportunity to put into practice his studies by experimenting on the body of the unfortunate girlr its modern and innovative method of defense of human remains by time: the tannizzazione.After making a cast of the face and upper body of this unknown girl, he takes away from the remains of her hair and skin that were tannizzati and repositioned carefully on the template. The eye sockets were filled by two glass spheres. The marks left by hooked harpoons on young body at the time of his recovery from the water represented a problem for the surrender of the work aesthetic, the anatomist then completed his creation by inserting the sides of the torso two dry branches from which the relentless snakes mummified tearing the face of the young, creeping into it up to vanish in the golden hair. From the eyes dripping blood, obtained with the colored wax, a glimpse of hell looks merciless, the white blouse of the young virgin is stained by the red liquid.
The personification of divine punishment inflicted on suicide, considered mortal sinners, was realized. The shocking opera was called “The Suicide Punished”, performed to the victim’s parents got their recognition about the staggering realism of the torso with respect to the body of the daughter. In a macabre rest of history, the work was chosen by the University to be performed during the Universal Exhibition in Paris in 1867. Lodovico Brunetti won the Grand Prix for Art and Crafts, the bust of the unfortunate girl, as in most inauspicious ending to a tragic story came back to Italy, in Morgagni museum, behind the river.
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“The Macabre and Grotesque in Fashion and Costume History”
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Nazism and Beauty, two pictures

Sono a Berlino per lavoro, visitando il bellissimo museo di arte moderna “Berlinischegalerie” sono stato colpito da due immagini del 1940 che ritraggono rispettivamente una bambina e un giovane uomo.

I due soggetti ritornano improvvisamente ad essere in vita, raccontando attraverso gli scatti qualcosa che in modo indelebile ha segnato le loro esistenze congiungendole al presente e proiettandole al futuro.

Sono cittadini di Berlino, biondi, esteticamente appaiono perfetti, volti dai lineamenti carezzevoli, corpo maschile vigoroso e sensuale.La fanciulla appare triste, lo sguardo gioioso di bambina fissa il vuoto di un orizzonte buio. Il naso all’insù si scontra con la geometria di un sorriso spezzato, le labbra scendono verso il basso a descrivere un’allegria infranta, presagendo un declino sconfinato.

Una pericolosa vertigo stringe e risucchia l’intera esistenza di un popolo scaraventando sciagurati esseri nella più tetra delle storie da ricordare.

La ricerca della perfezione estetica volta alla supremazia della razza ariana emerge da queste due immagini con prepotenza, il culto del corpo e la celebrazione dei tratti somatici seducono lo sguardo e atterriscono l’animo.

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I’m in Berlin for business, visiting the beautiful museum of modern art “Berlinische Galerie” I was impressionated by two 1940’s images portraying a little girl and a beautiful boy, boths are from Berlin, blonds, appearing aesthetically perfect, faces are amazing, male body vigorous and sexy. The beautiful girl looks sad, joyous eyes of child looks at a creepy horizon, without lights. The research for aesthetic perfection and for the supremacy of the Aryan race emerges from these two images with arrogance, the cult of the body and the celebration of somatic seduce the eye and terrify the soul.

 

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