Some of my styling. Photoshooting in Berlin.

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Some of the styling I created for a photoshooting in Berlin. Vintage clothes and accessories all from my archive.

Alcuni degli styling che ho creato per lo shooting fotografico realizzato a Berlino. Abiti e accessori d’epoca, dal mio archivio.

Photography Suzana Holtgrave

Mua – Hair Noriko Takayama

Models: Iconic Management – Berlin

in collaboration with Amanda Kastrati and Andreas Weigelt (location)

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“COOL PAST” Musica in Progressione – Progressive Contemporary Sounds

ert palumbia luciano lapadula cd blog

Oggi mi hanno chiesto di ascoltare un “disco”, è una lavoro musicale impresso su un CD che ha l’aspetto di un vinile, appunto, nero, con etichetta verde acido che fa molto 1989. Si chiama “Cool Past” ed il più esemplare dei casi in cui al titolo di un cd corrisponda una serie di tracce dall’analogo contenuto. Il progetto “Ert” è formato da Viicath, Jil, Matu: tre nomi brevi ma vigorosi come un suono tribale. E da questi tre musicisti che nasce il Cd che ho ascoltato, 4 tracce legate tra loro da un filo comune: un suono che sembra provenire da lontano, che in crescendo si sviluppa intensamente mutando forma e partitura come fosse una creatura vivente. Mi immergo in questo ascolto come in una dimensione atavica, al ritmo antico e tribale da cui deriva la techno sento alternarsi suoni metallici e suburbani, suggestioni post atomiche e vocalizzi cibernetici, esaltati da un BPM insistente, che lascia crescere l’adrenalina. Trovo questo ritmo in evoluzione, progressivo e figlio degli anni ’90, lontano dagli schemi di una costrittiva modernità che appiattisce il pathos sonoro in virtù di un adeguamento al mercato. Lo reputo tanto raffinato da immaginarlo anche fuori da un Club internazionale, perfetto per una passerella Saint Laurent.

Al primo link qui sotto. Buon ascolto.

 

Today my friends asked me to listen to a record, it is a musical work impressed on a CD that looks like a black vinyl, with acid green label that makes it so 1989s. It’s called “Cool Past” and it sounds as the most exemplary of the cases in which the title of a CD corresponds to a series of traces of the same content. The “Ert” project is formed by Viicath, Jil, Matu: three short but vigorous names like a tribal sound. And from these three musicians comes the CD that I heard, 4 tracks linked together by a common thread: a sound that seems to come from afar, which grows more and more and develops intensely changing form and score as if it were a living creature. I immerse myself in this listening as in an atavistic dimension, at the ancient and tribal rhythm from which the techno derives I can listen metallic and suburban sounds, post-atomic suggestions and cybernetic vocalizations, enhanced by an insistent BPM, which allows adrenaline to grow. I find this rhythm in evolution, progressive and son of the 90s, far from the schemes of a cheap modernity that flattens the sound pathos by virtue of an adaptation to the pop market. I consider it so refined to even imagine it outside an international Club, perfect for a Saint Laurent catwalk. At the first link below. Good listening.

SHOP – LISTEN:

COOL PAST

 

Sito Palumbia Records – ERT Project:

ERT

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COOL PAST – Ert – Palumbia Records

 

From Music to Fashion: 10 look che sono passati dalla Musica alla Moda

Un vestito in lurex, una cresta decolorata, un trucco esasperato spesso divengono alla moda per il fatto di averli visti sfoggiare da un cantante di successo. Icone rock, pop, persino provenienti dal mondo della lirica lanciano da decenni stili e tendenze adottate poi dal pubblico e talvolta rielaborate, anche a distanza di anni, da grandi nomi della moda. Di seguito ho analizzato per voi 10 look che – in ordine cronologico – raccontano questo straordinario passaggio da una dimensione all’altra.

A lurex dress, a wierd coloured hairstyle, an exasperated make-up often become fashionable due to having seen them show off by a successful singer. Rock and pop icons, even from the world of opera, have been launching for decades styles and trends adopted by the public and sometimes reworked, even after many years, by big names in fashion. Below I have analyzed for you 10 looks that – in chronological order – talks about this extraordinary passage from one dimension to another.

  1. La generazione dei “Belli e Dannati” degli anni ’50 ha tra le proprie icone musicali Elvis Presley, il quale ha ispirato altri cantanti per la scelta del proprio hairstyle, oltre che numerosi stilisti per i capi proposti in passerella. — “Bad Boys” generation from 50s: Elvis Presley’s hairstyle is so fashionable for the hipster generation.

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Elvis con la sua storica acconciatura

stash the kolors

Il cantante del gruppo The Kolors, 2015

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Roberto Cavalli ss 2013

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Elvis indossa un completo  in pelle nera

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Roberto Cavalli ss 2014

 

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Saint Laurent ss 2012

 

 

2. I costumi realizzati da Piero Tosi per la produzione cinematografica “Medea”, diretta dal poeta Pier Paolo Pasolini nel 1969, che scelse il soprano Maria Callas per il personaggio di Euripide.

Piero Tosi costumes for “Medea” movie, with soprano star Maria Callas, and Valentino collecton from ss 2014

New Maria Callas Medea Pier Paolo Pasolini

Medea e Giasone

Rivive l’Antica Grecia negli abiti disegnati da Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli per la collezione Primavera Estate 2014 di Valentino.

Costume designed by Piero Tosi for Maria Callas in Medea (1969)

Costume di Scena

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Valentino by Maria Grazia Chiuri and Pierpaolo Piccioli Spring Summer 2014 vogue italia steven meisel

Valentino ss 2014 – Vogue Italia- Ph Steven Meisel

 

3. L’iconico hairstyle indossato da Paul McCartney durante la seconda metà degli anni ’60 fu ripreso nel 1994 dalla band britannica Oasis oltre che da Calvin Klein per la sua campagna pubblicitaria del profumo Ck One, 1995 e 1998.

Paul McCarteny 60s hairstyle and Oasis mid 90s (togheter with cK adv) 

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© Iconic Haistyle from 60s to 90s

 

4. La cantante francese Francoise Hardy negli anni ’60 indossò un abito in tasselli metallici firmato Paco Rabanne. Lo stesso concetto è stato riproposto da numeri stilisti, in primis proprio da Rabanne che ne ha fatto un suo tratto distintivo. Nella foto un’immagine dalla sua sfilata ss 1997.

The French singer Francoise Hardy in the ’60s wore a dress in metal dowels signed Paco Rabanne. The same concept has been repeated by stylists, first of all by Rabanne who has made a distinctive trait. In the picture an image from his fashion show – SS 1997.

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5. Patty Pravo e la storica acconciatura cotonata alla moda nel 1968. Ciclicamente riproposta tra gli altri anche da Dior nel 2008, abbinata al medesimo Make-Up e stile vestimentario.

Iconic italian singer Patty Pravo during 1968 and same style from Dior 2008

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© Patty Pravo vs Dior ©

 

6. Gli anni ’70 con la loro musica si legano alla moda indissolubilmente. Dal Glam al Punk sino alla Disco ogni subcultura generò mode che nel tempo sono state soventemente rielaborate. Nella celebre discoteca Studio 54 fu trendy indossare abiti firmati Halston. Il brand ha fatto di quei volumi il proprio marchio di riconoscimento, confermandosi come un classico nella storia della moda.

70s disco music is inextricably linked to fashion. From Glam to the Punk till the Disco each subculture generated fashions that always comes back in fashion trend. In the famous Studio 54 disco it was trendy to wear Halston designer clothes. This brand has made these designs  its own brand of recognition, confirming itself as a classic in the history of fashion.

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Bianca Jagger  at Sudio 54: entra in discoteca su di un fiabesco cavallo bianco, indossando un maxi abito rosso fuoco

Chris Royer in a dress by Halston

Chris Royer in Halston

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Lo stilista Halston al centro insieme a Bianca Jagger, Liza Minnelli e Michael Jackson. Studio 54

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Halston fw 2011

 

 

7. Gli anni ’80 e l’immagine di Grace Jones, cantante e performer, musa di grandi stilisti tra cui Azzedine Alaïa. Memorabili i suoi look eccentrici, sensuali e dal sapore androgino.

Grace Jones, from music to fashion icon.From Azzedine Alaya to JPG 2009

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Grace Jones in Jean Paul Gaultier 1981 e una creazione Jean Paul Gaulier del 2009

 

8. Madonna ha da sempre lanciato, più di chiunque altro, stili e tendenze. Il suo amico Jean Paul Gaultier la celebrò nel 2013 quando presentò la rielaborazione del look proposto dalla cantante nel film “Cercasi Susan Disperatamente”, 1985.

Madonna has always launched styles and trends more than anyone else. Jean Paul Gaultier celebrated her style in 2013 too when he presented the reworking of the look proposed by the singer during the movie “Desperately Seeking Susan”, 1985.

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9. Tra il 1991 e il 1993 Axl Rose, leader della band Guns N’ Roses, indossò aderenti pantaloncini in lycra abbinati a bandana, anfibi e camicia tartan. L’immagine divenne subito spunto per una nuova moda, ripresa in ultimo anche da Number Nine Collection (anno 2008).

Between 1991 and 1993, Axl Rose, “Guns N ‘Roses” leader, wore tight Lycra shorts with bandana over his long blonde hair, military boots and tartan shirt. This sexy image immediately became a starting point for a new fashion, also recently taken from Number Nine Collection (2008).

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© Axl vs Number Nine ©

 

10. E come non citare i Nirvana e il Grunge, gruppo e moda simbolo dell’ultimo decennio del secolo. Il look proposto dalla band, con a capo Kurt Cobain, bello e carismatico, divenne subito una tendenza tra i giovanissimi. Su un numero di Vogue America del 1992 due supermodelle posaro per Steven Meisel indossando abiti in linea con quella tendenza che si diffuse da Seattle in quasi tutto il mondo.

And how not to mention Nirvana and Grunge, the group and fashion symbol of the last decade of the century. The look proposed by the band, led by Kurt Cobain, beautiful and charismatic perfomer, immediately became a fashion and costume trend. On a number of American Vogue 1992 two supermodels where photographed by Steven Meisel wearing clothes in line with that trend that spread from Seattle almost all over the world.

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Vogue (US) December 1992 Naomi Campbell & Kristen McMenamy Steven Meisel

Vogue (US) December 1992 Naomi Campbell & Kristen McMenamy – Steven Meisel

 

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Fashion in Punk – from my book

Subculture tra ’70 e ’80.

Alla lacerazione degli indumenti, accuratamente scelti e rielaborati, corrisponde uno squarcio esistenziale. L’abito per la cultura #Punk diviene lo strumento per evidenziare la propria immagine e il conseguente rifiuto di appartenenza alla classe borghese.

Una prima forma di Anti-Moda che suo malgrado di lì a pochi anni finirà col trasformarsi in una tendenza glamour, confermandosi nel tempo come un classico in perpetua rielaborazione.

Racconto di questa generazione nel mio libro “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume“. Edz Progedit 2017. In uscita a breve, acquistabile anche attraverso questo link:

Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume

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The laceration of carefully selected and reworked garments corresponds to an existential break-up. Thanks to Punk culture, garments becomes the instrument to highlight boys and girls images and the consequent refusal to belong to the bourgeois class. It is a first form of Anti-Fashion, which in spite of a few years will become a glamorous trend, confirming nowadays as a classic in perpetual rework. I wrote about this this generation in my book “Macabre and Grotesque in Fashion and Costume“. Edz Progedit 2017. Outbound release, also available here:

 “The Macabre and Grotesque in Fashion and Costume History”

 

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Sanremo Story: i look più belli nella storia del festival

La storia del Festival di Sanremo è fatta di canzoni, ma anche di abiti e fascino legati a figure divenute iconiche anche grazie al proprio aspetto. Ecco un classifica che riguarda i look più eleganti e originali sfoggiati dagli artisti più popolari che hanno segnato la kermesse.

 

La Classifica: 

15. Donatella Rettore a Sanremo 1986 con“Amore Stella”. L’anticonformista e insofferente Donatella rifiutò di presentarsi in gara con quel pezzo, ma venne costretta a farlo dalla sua etichetta discografica. Adottò un look straordinario e fortemente ispirato agli outfit Glam di David Bowie (di parecchi anni prima). L’abito bianco ottico è sinuoso e ha un profondissimo spacco che lascia vedere la lunga gamba velata di nero. Dal punto vita si sviluppano due immense ali rigide realizzate in tessuto bianco e materiale plastico nero “sequin” di colore nero. A un giornalista RAI che le chiese chi avrebbe vinto il Festival rispose: “Bettino Craxi”.

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14. Loredana Bertè, edizione del 1986, il brano si chiama “Re”. Abito firmato Gianni Versace e realizzato in pvc nero con borchie sulle ampie spalline. Pancione in vista e seno puntuto.  La critica insorge, la casa discografica scioglie il contratto con l’artista, ma dopo 30 anni Lady Gaga riprenderà lo stesso look.

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13. Nada, Festival 1969, la timida liceale di 15 anni canta un brano che passerà alla storia: “Ma che freddo fa”. Indossa un miniabito bianco con maniche svasate in pizzo macramè e grandi margherite. Lo stivale è aderente e bianco, l’acconciatura minimal con la riga al centro. Look Hippie Chic che si ispira allo stile giovane tanto alla moda a Parigi, a Londra e in America.

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12. Angela Brambati e Marina Occhiena, voci femminili dei Ricchi e Poveri si esibiscono nel Sanremo del 1971 con il brano “Che Sarà”. Eleganti e raffinate, bellissima l’acconciatura della “brunetta”. Gli abiti stampati a fiori sono lunghi e morbidi, svasati dal punto vita e con le maniche a sbuffo strette al polso. Lo stile è ispirato a quello proposto da Chanel durante gli anni ’30, ripreso oggi – tra gli altri – da Valentino.

 

Josè Feliciano With Ricchi E Poveri At The Sanremo Music Festival : Foto di attualità

 

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11. Nina Zilli in Vivienne Westwood a Sanremo 2012. Abito in seta blu, modello sirena. Scollo ottenuto con un elegante ripiegamento del tessuto. L’acconciatura è ispirata ai primi anni ’60. Sensuale e chic.

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10. Mietta indossa un bellissimo abito firmato Cavalli a Sanremo 2000 per presentare il brano “Fare l’Amore”. I cambi furono e tre, tutti ispirati ai figli dei fiori. Lunghi capelli con extension. Superba.

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9. Gigliola Cinquetti canta “Mistero” a Sanremo 1973. In gara con Milva che giunge seconda, la bella Gigliola non rientra tra i finalisti, ma regala al pubblico un outfit straordinario. Acconciatura minimal con riga centrale e lunghi capelli corvini che creano contrasto con la pelle chiara del volto. Abito lungo, corpino a vita bassa interamente ricamato con canottiglie e paillettes disposte per creare motivi grandi e geometrici, gonna in voile effetto nude look. L’abito potrebbe sembrare un Balmain di oggi.

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IL VIDEO:

Mistero, Gigliola Cinquetti – Sanremo 1973

 

8. Giuni Russo rifiuta di essere ospite e si presenta in gara al Festival di Sanremo del 2003. Malata quasi terminale esibisce con fierezza il capo privo ormai della sua storica chioma con ciuffo cotonato, per l’occasione tatuato all’henné. Rigoroso ed elegantissimo il tailleur firmato da Gianfranco Ferré, dalla cui giacca sfiancata fuoriesce una camicia in organza color canna di fucile. Il brano straordinario è “Morirò d’Amore”. Ovviamente non vinse. Namasté no?

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7. E’ sempre l’architetto della moda Gianfranco Ferré a vestire un’altra regina della musica, Ornella Vanoni, al Festival si Sanremo del 1989. Il brano, intenso, è “Io come farò”. L’abito è in seta rossa, lungo e sinuoso valorizza la fisicità di Ornella. Il bolero rosso è in plissé soleil.

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6. Antonella Ruggiero si esibisce insieme ai Matia Bazar durante il Festival del 1983 con “Vacanze Romane”. Il look della cantante ha il sapore del passato, del periodo della seconda guerra mondiale. I capelli sono acconciati a onde strette, l’ombretto è glacè. Al tailleur sagomato sono abbinati dei guantini a rete color cipria. Il brano, dal testo alla melodia, ben si presta alla qualità vocale di Antonella e naturalmente alla sua personalità, contribuendo a far rimanere l’artista impressa nell’immaginario iconografico sanremese.

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5. Nilla Pizzi, sempre elegantissima. Durante l’edizione del 1956 la regina del Festival indossa un abito in stile New Look di colore bianco ricamato interamente con perline.

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4. Mia Martini ritorna al Festival di Sanremo nel 1989 regalando uno tra i brani più struggenti e belli della storia della musica italiana, “Almeno tu nell’universo”. All’intensa interpretazione si abbina l’immagine raffinata di un’artista matura ed elegante. Veste abiti firmati da Armani, dal sapore un po’ retrò, accentuato dall’acconciatura raccolta a onde e da un trucco intenso. Ovviamente non viste, superata da “Esatto” di Francesco Salvi, da “Vasco” di Jovanotti (entrambi ben posizionati anche nella mia classifica dei look peggiori, vedi il post).

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3. Anna Oxa è un’artista che ha sempre amato cambiare il proprio look, passato con facilità dall’immagine ispirata al Punk dei propri esordi, a un’estetica raffinata come quella proposta durante l’edizione del 1988. Giovanissima e magnetica si esibisce in “Quando nasce un amore”, brano romantico ed emozionante che valorizza le doti canore dell’artista barese. Per l’occasione indossa abiti in seta blu elettrico creati per lei da Paolo Negrato.

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2. Milva, la “Pantera di Goro” è all’apice del proprio successo insieme a Mina, da cui si discosta per repertorio e colore nella voce, più profonda e tenebrosa. A Sanremo del 1973 si presenta con la straordinaria “Da troppo tempo” e per l’occasione indossa un abito sensuale e aderente fino al busto, interamente realizzato con paillettes nere. Il vestito amplifica l’immagine drammatica dell’artista,  esaltata anche dal make-up che ricorda le creazioni di Sarah Moon e le fotografie di Barry Lategan. Straordinaria e incompresa da un pubblico abituato a canzoni poco impegnate giunge comunque terza, e vince il titolo di “Lady Eleganza”:

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1. Patty Pravo ha fatto dell’abito, del trucco, dell’hairtsyle, parte del proprio personaggio, segnando in modo indelebile la storia della musica e del costume in Italia. Camaleontica, sensuale, misteriosa, eterea e androgina, durate l’edizione del 1984 sceglie di indossare le creazioni di un giovane e non troppo famoso stilista: Gianni Versace. Il brano “Per Una Bambola” ben si presta alla sua performance, Patty appare sulla lunga scalinata laterale del palco come un’allucinazione, illuminata – in e da – un metallico kimono argento (e poi scuro). Straordinaria l’acconciatura orientale con lunghissima treccia sul retro del capo, bellissimo il trucco delicato. Il grande ventaglio viene utilizzato dall’artista durante la propria interpretazione, accentuando la compostezza dei suoi movimenti.

Nicoletta nella sua carriera ha sempre indossato abiti straordinari, anche durante le varie edizioni del Festival a cui ha preso parte, e questo grande archivio è stato oggetto di una mostra a Palazzo Pitti. In seguito molti dei suoi costumi, incluso il favoloso kimono argento, sono stati battuti all’asta – su richiesta dell’artista –  con il ricavato devoluto a Emergency. Dimenticavo, anche Patty non ha mai vinto Sanremo, e anche per questo: Chapeau!

Luciano Lapadula

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Sanremo Story: i peggiori look nella storia del festival

Gli artisti in gara al Festival di Sanremo hanno spesso segnato con il proprio look la storia del costume, sia grazie a eccentrici, creativi ed eleganti outfit, che attraverso performance legate ad abiti trash e di cattivo gusto. Ecco la classifica che ho stilato per voi, tenendo in considerazione i cantanti più conosciuti. Seguirà la classifica degli artisti più eleganti e originali.

 

20. Laura Pausini nel 1993 canta “La Solitudine”, giacca stile alla marinara. Ha indossato Byblos, Armani e Philippe Plain, ma nel 1993 e nel 1994 ha scelto una serie tailleur troppo austeri e antiquati, non adatti a una giovane ragazza che appariva assai più grande della propria età.

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19. Arisa  durante l’edizione del 2015 indossa un lungo abito rosso che mette in risalto il seno che scende troppo vistosamente verso il basso. Brutto il grande fiocco sotto il collo. Lapidarie le sue parole prima dell’inizio della kermesse: “Mi vestirò come una donna che va in tv e vuole mettere in mostra la propria bellezza”. L’abito era di Fausto Puglisi che non brillò in eleganza vestendo nella stessa edizione la soubrette Belen.

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18. Lodovica Comello total look Vivetta, abito iper decorato e inadeguato alla sua personalità e alla serata, farfalle e mani sul decolleté che imitano malissimo le creazioni surrealiste di Schiaparelli degli anni ’30.

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17. Elodie, Sanremo 2017. Capelli rosa ostentati ancora come simbolo di stravaganza a distanza di 15 anni da Pink e 40 dal Punk per non andare ancor più indietro; orrenda la ricrescita visibile a un occhio attento, insieme all’abbinamento della tinta con la carnagione olivastra. L’abito Etro indossato durante la prima serata sembra una brutta copia della collezione Jean Paul Gaultier del 1994.

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16. Giusy Ferreri, non ha brillato per eleganza in nessuna delle edizioni del Festival, forse il look peggiore è quello sfoggiato durante la prima delle serate del 2017. Un tailleur Elisabetta Franchi di colore nero stampato con scritte rosse e fantasie di lipstick. Privo di maniche appare come il lavoro lasciato a metà da un sarto scocciato dalla sua stessa creazione. Brutto a mio avviso anche l’abto scelto per l’ultima esibizione della medesima edizione, un vestito lungo fantasia animalier che di sexy e fetish non ha davvero nulla.

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15. Anna Oxa in Gucci, Sanremo 1999. Non è l’ombelico esibito a fare scandalo, ma il tanga che in un look inappropriato spunta evidente dal pantalone a vita bassa. Lo stile di Tom Ford, all’epoca direttore creativo del marchio,  non era adatto per la kermesse , ma in quella edizione fece tanto discutere i media e il pubblico.

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14. Le Lollipop “meteore 2000” erano il frutto di un assemblaggio pop-mediatico. Durante l’edizione del 2002 il loro look s-batte forte agli occhi attraverso un un assemblage di indumenti più trash di quello proposto dalle Spice Girls molti anni prima. Vinsero il record della canzone stonata per intero.

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13. Syria si presenta vestita in modo inappropriato nell’edizione del del 2001, ma forse peggio in quella del 2003 quando canta “L’Amore è” indossando una tuta arabeggiante più adatta per la spiaggia, rimboccata alla caviglia sopra un paio di scarpe da ginnastica del tipo “All Star” di colore rosso.

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12. Elisa in “Luce”,  Sanremo 2001. La cantante offre al pubblico un look troppo minimale in total white, sembra appena scesa dal letto. Scalza (wow che trasgressione), i capelli appaiono disordinati e nell’insieme l’aspetto è trasandato e inadatto al palco dell’Ariston.

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11. Nino D’Angelo si sforza di essere elegante col suo caschetto in stile fine anni ’70 durante l’edizione del 1986. Canta la neomelodica “Vai”, brano dalle assai vaghe sonorità pseudo elettroniche che ricorda “Storie” di Riccardo Fogli e che fa rima tutto in “AI”. Insuperabile trash.

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10. Romina Power durante il Festival del 1987. Alla fioca voce contrappone, oltre che Al Bano, un eccentrico e lungo abito in satin rosa shocking, maniche a palloncino e cuore giallo ricamato sul petto.

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9. Anna Tatangelo, 2002, “Doppiamente Fragili”. Quindici anni e  primo posto tra le Nuove Proposte, indossa jeans a vita bassa, cinturone insipido, calzature dal modello a super punta, t-shirt bianca senza maniche decorata da un’assurda stampa di disegni gialli simili a Spongebob. Una vera ragazza di periferia.

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8. Zucchero al Festival di Sanremo del 1985 canta “Donne” vestito da contrabbandiere.

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7. Francesco Gabbani ostenta un finto disinteresse per il proprio look nell’edizione del 2017, salendo sul palco con indosso un imbarazzante golfino arancio abbinato a un jeans. Il tutto fa troppo “radical chic”. Superato e poco al passo coi tempi il travestimento da scimmia della serata seguente, peggiore di quanto in modo simile fecero gli ironici Elio e le Storie Tese nel 1996.

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6. Deborah Iurato nel 2016 indossa un abito creato dallo stilista Francesco Paolo Salerno, che dopo l’insuccesso del look scrive pubblicamente ai giornali per dissociarsi dall’immagine della cantante. L’abito risulta davvero ridondante e dal gusto discutibile, ingrassa tanto la già non esile Deborah, terribile fu il gioco “fake tatoo” ottenuto sulle braccia attraverso un’applicazione di pizzo macramè su tulle. Brutta anche l’acconciatura.

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5. Jovanotti che durante l’edizione del 1989 si presenta al festival con “Vasco”. Avrebbe voluto proporre l’immagine di un ragazzo giovane e ribelle, ma il risultato è grottesco e ridicolo, nel look più che nel brano. 23 anni, stona tutta la canzone nonostante fosse per lo più parlata. Trash e senza senso i movimenti pelvici alla Elvis dell’ultima categoria. Sfoggia un look finto trasandato, pantalone e giacca in jeans chiaro, incomprensibile cappello da cowboy. Il disco è un successo, nonostante tutto.

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4. Peggio di Lorenzo Cherubini ha fatto Francesco Salvi che nella stessa edizione si presenta sul palco indossando un impermeabile giallo mentre canta e urla accompagnato da danzatori che indossano maschere di animali. Surreale e orrendo.

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3. Marcella Bella con “Uomo Bastardo”, Sanremo 2005. Tubino nero troppo aderente con il titolo del brano che diviene una scritta ricamata in bianco a decorare le terga dell’artista. Lo stesso motivo venne ricamato in rosso sul petto, per un altro incredibile abito. Talmente trash da risultare simpatica e iconica.

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2. Adriano Pappalardo a Sanremo 2004 con “Nessun Consiglio”: ripropone il già orrendo look esibito sull’Isola dei Famosi,  cercando di dare di sé l’immagine di un uomo rude e mussoliniano, lontano dall’eleganza, quasi questa fosse un vizio deleterio per la virilità. Si presenta in pantalone modello cargo e felpone nero, nel peggior stile 2000. Terribili l’orologio e le collanine tribali che fuoriescono dalla zip.

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1. Sabrina Salerno e Jo Squillo si presentano scatenatissime e iperattive nella performance del loro brano chiamato “Siamo Donne”, tredicesimo posto ma vincitore morale dell’edizione 1991 e successo discografico dell’anno. Estetica “pornotrash”, intimo silver in pvc per un nude look provocatorio ma fuori luogo, al bikini super sgambato di Sabrina è abbinata una giacca nera con spalline decorate in paillettes multicolor. Grazie ragazze.

 

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