Gli ultimi Romanov: inquietanti fotografie The last Romanov: creepy photographs

Delle volte il destino scrive note decifrabili solo con il trascorrere del tempo. E’ quanto accaduto con la famiglia Romanov, composta dall’ultimo Zar di Russia Nicola II, dalla sua consorte Aleksandra Fëdorovna Romanova e dai figli di loro OlgaTatjanaMarijaAnastasijaAleksej.

Questa aristocratica famiglia, una tra le più ricche e stimate al mondo, subì una lunga e tormentata prigionia all’interno di una villa, poi abbattuta, ad Ekaterinburg.

Casa Ipatev a Ekaterinburg

Casa Ipatev a Ekaterinburg

Attraverso le immagini fotografiche frutto della mia ricerca è rinvenibile attorno a ciascun componente del nucleo familiare un nefasto e oscuro alone di tristezza, abbandono, ineluttabilità.

Volti immersi in atmosfere ultraterrene intrisi di tragica rassegnazione, immortalati tuttavia in periodi non connessi alla crisi che li avrebbe coinvolti.

Durante la notte del 17 luglio 1918 il plotone di esecuzione svegliò la famiglia. Le fanciulle e il piccolo Alexei, tutti caraterizzati da una bellezza struggente e angelicata, vennero fatti scendere al pian terreno per essere sistemati in una stanza semivuota.

Il piccolo Alexei era in braccio a suo padre, le sorelle dietro. Tutti avevano compreso ciò che sarebbe accaduto, ma speravano tuttavia si trattasse di un nuovo trasferimento, dando credito alle parole proferite poco prima dai gendarmi per convincerli ad entrare nella stanza.

Furono straziati a colpi di fucile, i gioielli conservati all’interno degli indumenti intimi però fecero rimbalzare i colpi ferendo solo in superficie le ragazze. I fucili si scaricarono bruciando e martoriando i corpi delle donne agonizzanti. Alexei e le sue giovani sorelle vennero quindi pugnalati numerose inutili volte con la baionetta per essere finiti brutalmente con i calci dei fucili.  I poveri corpi vennero sezionati ed arsi all’interno di un bosco.

Nei decenni successivi al massacro più d’una donna sostenne di essere una delle figlie dello Zar rimasta miracolosamente in vita, purtroppo però quella notte nessuno tra loro riuscì a salvarsi.

Through the photographic images that are the result of my research, a nefarious and obscure halo of sadness, abandonment, and inevitability can be found around each component of the family nucleus.Faces immersed in ultraterrene atmospheres imbued with tragic resignation, immortalized however in periods not connected to the crisis that would have involved them.During the night of 17 July 1918, the firing squad roused the family. The girls and the little Alexei, all characterized by a poignant and angelic beauty, were sent down to the ground floor to be placed in a half-empty room.Little Alexei was in his father’s arms, the sisters behind. Everyone had understood what was going to happen, but they still hoped it would be a new transfer, giving credit to the words uttered shortly before by the gendarmes to convince them to enter the room.They were torn by gunfire, the jewels kept inside the undergarments, however, bounced off the blows only wounding the girls on the surface. The rifles were discharged by burning and martyring the bodies of agonized women. Alexei and her young sisters were then stabbed numerous unnecessary times with the bayonet to be finished brutally with the kicks of the guns. The poor bodies were dissected and burned inside a wood.

L'ultimo Zar di Russia nuota nudo, lasciandosi fotografare

L’ultimo Zar di Russia nuota nudo, lasciandosi fotografare

Tatjana Romanov

Tatjana Romanov

Alexei poco tempo prima di essere ucciso

Alexei poco tempo prima di essere ucciso

Una tra le ultime immagini dell'erede

Una tra le ultime immagini dell’erede

Maria Nikolaevna

Gran Duchessa Maria Nikolaevna

Due delle sorelle ri-posano con gli occhi chiusi

Due delle sorelle ri-posano con gli occhi chiusi

Anastasia e il suo autoscatto

Anastasia e il suo autoscatto

Olga e Tatjana

Olga e Tatjana

Le sorelle e il piccolo fratello

Le sorelle e il piccolo fratello

La stanza dopo il massacro

La stanza dopo il massacro

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Felix Yusupov: l’ambiguo assassino di Rasputin

Il bellissimo nobile russo Felix Yusupov reo dell’assassinio dell’enigmatico Rasputin.

Non svelò mai pubblicamente la propria omosessualità né i motivi reali che lo spinsero a uccidere il “consigliere” dello Zar.

Impunito e arricchito, condusse una vita frivola e all’eccesso, dandy aristocratico e vanitoso cercò di dar luce al proprio smodato ego dilettandosi nel campo della moda e del cinema.

Nel 1967 scrisse e codiresse il film “J’ai tué Raspoutine“, regia di Robert Hossein (nel ruolo di sua moglie Irina Romanov la bellissima ma algida Ira von Fürstenberg).

Il poster del film

Il poster del film

Da questa pellicola emerge tutta la boria e la fragilità di Felix, che in una sorta di perversa esorcizzazione del male fece rivivere attraverso gli attori istruiti ad hoc i momenti dell’assassinio.

Felix scelse personalmente i componenti del cast, e insegnò loro certi gesti, movenze eleganti e perfino alcuni tic, tipici di lui e di Irina.

Non uno psicodramma liberatorio di chi non riuscì a metabolizzare un trauma, ma l’ennesima rappresentazione narcisistica attraverso la quale immortalare se stesso tramite cloni creati con raffinata abilità.

In tal modo l’ormai vecchio Felix cercò di riconsegnare alla storia l’omicidio del carismatico guaritore siberiano facendolo passare per un gesto eroico e virile, nascondendo fino alla fine la pulsione sentimentale ed erotica che a mio avviso lo spinse a compiere il gesto.

Felix Yusupov

Felix Yusupov

Felix Yusupov con la consorte principessa Irina Alexandrova

Felix Yusupov con la consorte principessa Irina Alexandrova

Rasputin attorniato dalle sue aristocratiche seguaci poco tempo prima di essere assassinato

Rasputin attorniato dalle sue aristocratiche seguaci poco tempo prima di essere assassinato