Galitzine: ascesa e declino della Principessa della Moda|Galitzine: Rise and Fall from a Princess of fashion

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Era una principessa e si chiamava Irene Galitzine. Come in un favola visse in una dimora a soli 50 kilometri da Mosca, immersa nel verde e nel lusso, oltre 50 stanze, tappeti, vasellami, quadri preziosi. Suo padre amava andare a caccia nei boschi, seguito da staffette a cavallo pronte a servirgli champagne ghiacciato. Bei vestiti, feste, formazione di prim’ordine segnarono l’infanzia della giovane Irene, ormai adolescente. La Rivoluzione Russa incalzava, e la famiglia degli Zar sarebbe stata di lì a poco sterminata (look Here for more) . Come tutti i nobili del posto, anche i Galitzine fuggirono cercando rifugio in Europa. Irene andò a vivere in Italia, aveva 14 anni e tra gli studi come pittrice e quelli di diplomazia estera, prevalse il suo gusto innato e prepotente per la moda, per l’eleganza. Iniziò la sua carriera a Roma, insieme all’amica Simonetta Colonna di Cesarò, al tempo Fabiani, che nel ’46 presentò la sua prima collezione. Ai lavori come Public Relator dalle Sorelle Fontana seguirono i primi indipendenti passi nella sartoria, i suoi pigiami palazzo insieme agli abiti da sera divennero in breve tempo una divisa per le donne del jet-set internazionale. Nella rara immagine proveniente dal mio archivio, Jackie Kennedy, insieme a Irene, sfoggia un miniabito in shantung di seta al teatro “La Cometa” di Roma, era il 1968.

Solo pochi giorni dopo questo evento mondano tuttavia, il tribunale accolse i ricorsi di alcuni commercianti di tessuti che vantavano dei crediti dalla casa di moda per un totale di soli 4 milioni e mezzo di lire, certo, sempre più di 2250 euro odierni, ma pur sempre una cifra irrisoria per una stilista affermata come Galitzine. Eppure il curatore fallimentare, intemperante, concesse alla stilista di portare a termine solo gli abiti ordinati dalla regina Annamaria di Grecia, dopo di che la favola della principessa sarta e stilista venuta dalla Russia si interruppe. Indefessa però, l’elegante Galitzine non si dette per vinta e riuscì a riaprire la propria casa di moda solo due anni dopo. Il marchio oggi è ancora esistente e appartiene per lo più a un mercato di nicchia, ma questa è un’altra storia.

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She was a princess and her name was Irene Galitzine. As in a fairytale lived in a house just 50 kilometers from Moscow, surrounded by greenery and luxury, over 50 rooms, carpets, precious paintings. His father, when he went hunting in the woods, was followed by riding stirrups ready to serve him chilled champagne. The Russian Revolution was pressing, and the family of the Tsar would soon be exterminated (look Here for more). Like all Russian nobility, the Galitzines also fled seeking refuge in Europe. At the age of 14, the young Irene wanted to be a painter, or to try her diplomatic career, but her innate and overbearing taste for fashion and elegance prevailed. He began his career in Rome, together with his friend Simonetta Colonna di Cesarò, at the time Fabiani, who in 1946 presented his first collection. Sisters Fontana followed the first independent steps in the tailor’s shop as her Public Relator, her palace pajamas along with evening dresses soon became a uniform for the women of the international jet-set. In the rare image from my archive, Jackie Kennedy, along with Irene, sports a silk shantung minidress at the “La Cometa” theater in Rome. Only a few days after this worldly event, however, the court upheld the appeals of some creditors – mostly textile merchants – who boasted of credits from the fashion house, for a total of only 4 and a half million, of course, more than 2250 euro today, but still a ridiculous figure for an established designer like Galitzine. yet the bankruptcy trustee did not want to feel right, granted the designer only to carry out the dresses ordered by Queen Annamaria of Greece, after which the fable of the princess, a seamstress and stylist who had come from Russia, broke off. Undaunted, however, the elegant Galitzine did not give up and managed to reopen her own fashion house only two years later. The brand today is still existing and belongs mostly to a niche market, but that’s another story.

1952

Princess Irene Galitzine strikes a pose in her atelier

Irene galitzine 1965. Foto di Elsa Haertter in Siam. 1963 c

What glamour is.

Princess Galitzine and Marella Agnelli, Atelier Galitzine inauguration day in Veneto street, Rome

With Marella Agnelli during the opening of Galitzine Atelier

Abito scultura Irene Galitzine, Harper's Bazaar, Ottobre 1966

Harper’s Bazaar, Oct 1966

Irene galitzine 1968

From my archive  rare image of princess Irene Galitzine her with Jackie Kennedy wearing her couture creation in Rome. Year 1968 (copyright)

linea italiana isa stoppi galitzine

For “Linea Italiana” – Isa Stoppi supermodel

Photo by Bugat 1972 Galitzine jacket, trousers, sweater and shoes, Borbonese belt

Photo by Bugat 1972 Galitzine jacket, trousers, sweater and shoes, Borbonese belt

Diana Ross' Mahogany

Diana Ross in Galitzine from the movie Mahogany – 1975

 

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Ten Iconic Bridal Dresses across 100 years

L’abito da sposa rappresenta per molte donne un indumento magico. È immaginato, disegnato, descritto sin dall’infanzia, e con lo scorrere del tempo il desiderio di indossarlo non si affievolisce ma aumenta. Per un giorno solo permette a chi lo indossa di trasformarsi nella romantica principessa di una favola, o in una seducente primadonna. Ho scelto per voi dieci icone che nello scorso secolo hanno segnato la storia del costume grazie al proprio abito nuziale, ispirando grandi stilisti o sartine che ne hanno rivisitato i modelli.

The wedding dress is a magical garment for many women. It is imagined, drawn, described since childhood, and with the passage of time the desire to wear it does not fade but increases. For one day only allows the wearer to turn into the romantic princess of a fairy tale, or a seductive primadonna. I chose for you ten icons that have marked the history of costume in the last century thanks to their wedding dress, inspiring great stylists or dressmakers who have revisited their models. English translation under each photo. Hope you will like. 

  1. L’attrice Lily Elsie nel 1911 indossò un prezioso abito realizzato da Lucile. Era in seta rosa pallido, ricamato con perline e adornato da pelliccia di ermellino.
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1911. Lily Elsie strikes a pose while wearing her empire wedding dress, palest pink embroidered with pearls and trimmed with ermine. Dress was created by Lucile

 

2. Mae Murray sposò il presunto principe David Mdivani nel 1926. Gli abiti si accorciavano e l’attrice alla moda indossò un bellissimo vestito in chiffon bianco latte bordato di pelliccia chiara, lungo sotto il ginocchio. Al capo  una cloche, le calzature erano del modello Mary Jane.

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1926. Mae Murray wedding dress: amazing silk crepe little dress with white fur trim. Cloche and Mary Janes for a perfect 20s style.

bridal iconic dress luciano lapadula

Iconic photo from 1926: Rudolph Valentino with Pola Negri, an amazing Mae Murray and her husband Mdivani prince

 

3. La principessa Maria José sposa in Italia il principe più bello d’Europa, Umberto II. Era l’8 gennaio del 1930, il principe dandy disegnò l’abito della bella Maria José che venne confezionato dalla sartoria Ventura.

Maria José of Italy with her bridal dress designed by her beautiful husband and tailored by Ventura. 1930.

 

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Queen Maria José of Italy. Bridal dress by Ventura, 1930

 

Altre nozze reali, nel 1931, furono quelle tra la contessa Marina Golenistcheff-Koutouzoff e il principe Dmitrij Romanov membro della famiglia degli Zar di Russia. Il padre della sposa, che per un periodo lavorò nella casa di moda Chanel a Parigi, avrà per certo avuto un ascendente sulla scelta del bel vestito in satin indossato da Marina che, appunto, fu realizzato da Madame Coco.

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Countess Marina Golenistcheff-Koutouzoff in Chanel satin bridal dress, 1931

 

4. L’attrice Linda Christian, nel 1949, sposò l’attore Tyron Power. L’abito è da sempre ritenuto come uno tra i più belli mai realizzati, fu cucito per lei dalle Sorelle Fontana, a Roma. Grazie a questa creazione l’atelier Fontana ebbe un successo internazionale.

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Actress Lynda Christian with Tyron Power in 1949. Iconic dress made by Sorelle Fontana, Rome, 1949

 

5. L’attrice Grace Kelly, nel 1956, indossò un abito passato alla storia. Realizzato dalla sua costumista Helen Rose segnò per Grace il passaggio dal mondo del cinema a quello della nobiltà, come in favola la bellissima attrice divenne una principessa.

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In 1956 Grace Kelly worn her bridal dress made by Helen Rose, becoming a princess.

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6. Jackie Kennedy, nel 1968, sposò in seconde nozze l’armatore greco Aristotele Onassis. Il miniabito fu creato dallo stilista italiano Valentino.

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V-Jackie Kennedy wedding dress

 

7. La modella Marisa Berenson, per le sue nozze con James Randall, sfoggiò un look Gipsy – Chic firmato Valentino . Era il 1976.

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8. Era il 1981 e il suo fu il matrimonio più atteso e discusso del tempo, Lady Diana sposò il principe Carlo in un opulento abito bianco con un lungo strascico di 8 metri. L’abito, barocco e prezioso, fu realizzato da Elisabeth e David Emanuel.

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Lady Diana bridal dress. 1981, made by Elisabeth e David Emanuel

 

9. Nozze principesche con un abito ispirato a quello di Lady D per la cantante Mariah Carey. Nel 1993 sposò Tommy Mottola indossando un vestito Vera Wang da $25.000.

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1993: Mariah Carey worn a dress inspired by the ones of Lady D

10.  Kate Middleton chiese a Sarah Burton  di ispirarsi all’abito indossato da Grace Kelly per quello del giorno delle proprie nozze con il principe William. Era il 2011.

In 2011 Kate Middleton worn her bridal dress inspired by the ones of Grace Kelly

 

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La Moda, il Cinema e Oltre…

Quello Moda-Cinema è uno tra i sodalizi più significativi che abbraccia lo scorso secolo congiungendolo al presente sotto forme in perpetuo mutamento.
In tal modo nel campo dell’alta moda col passare del tempo si sono registrate importanti creazioni derivanti proprio dal mondo cinematografico e che ad esso hanno apportato un notevole contributo.

Tra gli anni ’40 e i  ’50 la moda italiana si rese celebre nel mondo grazie soprattutto all’estro creativo e all’eleganza di tre artiste e sarte: Le sorelle Fontana.
Trasferitesi a Roma da un paese in provincia di Parma, iniziarono da giovanissime la scalata al successo e in breve seppero conquistare la fiducia di star hollywoodiane come Ava Gardner ed Elizabeth Taylor.
In tal modo sempre più registi, tra cui Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, si rivolsero alle tre sorelle per la realizzazione di abiti da indossare sul set dei propri film.
Il fascino irresistibile della nascente moda italiana e l’affermarsi della cinematografia nostrana segnarono indelebilmente tutti gli anni ’50, e Luciano Emmer dedicò proprio alle tre sorelle il film Le ragazze di Piazza di Spagna nel 1952.

 

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Sorelle Fontana sketch: “Le Amiche” – Michelangelo Antonioni 1955

 

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Sorelle Fontana per Anita Ekberg, “La Dolce Vita”, Federico Fellini 1960

Per Ursula Andress nel film di Elio Petri “La Decima Vittima”. Eclettiche seppero adattarsi allo stile futuristico del film, 1965:

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Sorelle Fontana per Ursula Andress

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Il celebre abito delle Sorelle Fontana detto “pretino”, Ava Gardner, 1955

Dalle Sorelle Fontana in poi numerosi altri stilisti, non solo italiani riuscirono a trovare la propria dimensione nel cinema: Luchino Visconti, regista nobile per discendenza e per caratteristiche personali, si affidò per i propri lavori alle mani del costumista Piero Tosi. L’artista, consapevole dell’eleganza e dell’attenzione ai particolari che Visconti metteva nei suoi personaggi, seppe dar vita e colore a importanti personaggi lavorando per numerose pellicole di successo internazionale, tra cui Bellissima, Il Gattopardo e Senso.

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Anna Magnani in Bellissima. Luchino Visconti, 1952

 

Colpito dal lavoro di Tosi e dal suo realismo estetico, anche Pasolini chiese la sua
collaborazione  per le riprese di Medea con Maria Callas. Il costumista riuscì ad adattarsi al “cinema sperimentale” pasoliniano tanto lontano da quello di Luchino,  e creò abiti ricchi di opulenti dettagli etnici che rievocavano le civiltà antiche del Mediterraneo e del vicino Oriente.

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Maria Callas, Medea. Piero Tosi per Pierpaolo Pasolini. 1969

 

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Nina Ricci per Claudia Cardinale. “Il Magnifico Cornuto”. Antonio Pietrangeli, 1964.

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Fausto Sarli per Lucia Bosé. Cronaca di Un Amore, Michelangelo Antonioni, 1950

 

Krizia per Mismy Farmer Il profumo della signora in nero, Francesco Barilli 1974:

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Con tocco internazionale ma rimanendo nei film di culto, Karl Lagerfeld per Jesús Franco
Necronomicon 1968:

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Le collaborazioni tra stilisti e registi cinematografici sono proseguite nel tempo e durante gli anni ’70 e ’80 si sono registrate innumerevoli testimonianze in tal senso, basti ricordare il sodalizio artistico e privato tra la bellissima attrice Catherine Deneuve e il geniale Yves Saint Laurent, ma anche esempi legati alla nostra realtà territoriale come il film di Carlo Vanzina, “Sotto il vestito niente”, 1985, in cui vegono sfoggiati straordinari e attualissimi abiti firmati  Moschino, distanti anni luce dalle creazioni firmate per la casa di moda da Jeremy Scott. Più recentemente notevoli sono stati i costumi realizzati da Giorgio Armani per la pellicola “The Neon Demon”.

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Moschino, “Sotto il Vestito Niente”, 1985

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Giorgio Armani per “The Neon Demon”, Nicolas Winding Refn, 2016

Con un tocco di sana critica intrisa di nostalgia per un’epoca che purtroppo non ho vissuto, le mie preferenze vanno al cinema-moda a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Mia mamma mi parlava spesso degli abiti indossati da Lucia Bosè e del fascino nella voce rauca di Claudia Cardinale, caratteristiche che oggigiorno non è facile trovare in altre attrici. Le riviste che sfogliamo, i film che proiettano nelle sale cinematografiche, i cartelloni pubblicitari non rappresentano altro che l’eccesso e la volgarità proprie di quest’epoca mediocre segnata dal trionfo dei “cinepanettoni” realizzati a buon mercato.
I racconti di chi ha vissuto l’epoca della Dolce Vita narrano di com’era facile vedere passeggiare per via Condotti le attrici sopracitate. Irraggiungibili sì, ma dive dotate di classe e fascino quelle eleganti signore erano Attrici consapevoli del proprio ruolo e del proprio talento.

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Claudia Cardinale nell’Atelier Sorelle Fonatana

La moda e il cinema sono due arti che devono rinnovarsi continuamente, non lo si può negare, ma a parer mio rimane impossibile sostituire attori, registi e stilisti di quell’epoca con altri di oggi, e questo è palesato dalla perenna contemporanea ricerca di spunti provenienti dal passato, che spesso si riducono a brutte copie prive di fascino. Perché siamo rapiti dai vecchi film? Perché tentiamo di rinnovare il nostro look prendendo come esempio le sfilate degli anni passati? La risposta è semplice, il presente è privo quasi del tutto di creatività e di raffinatezza, non è possibile tornare indietro nel tempo e probabilmente il mondo cinematografico attuale riflette con i suoi brutti costumi l’epoca in cui è immerso.

Francesca Paradiso

Quando si “prende” tutto dai grandi: Jeremy scott ss 2016

Seguo la moda da un punto di vista assai particolare. Non mi lascio stupire dalle mediocri creazioni realizzate per generare stupore fine a se stesso. Lo studio delle mode del passato mi permette spesso di riscontrare – come è giusto che sia – “lieson” tra mode contemporanee con altre provenienti da polverose passerelle ormai quasi del tutto dimenticate.

In questo caso tuttavia non posso esimermi dal mostrarvi quanto per la collezione Jeremy Scott ss 2016 non si tratti più di ispirazione, ma di qualcosa che a mio avviso è più simile a una brutta, bruttissima copia di creazioni ideate dai mostri sacri della moda dagli anni ’60 al 2014.

Nella passerella ho visto Enrico Coveri con i suoi disegni pop a contrasto, le sue paillettes, i suoi rosa shocking vibranti molto Barbie.

enrico coveri e el sue paillettes

Enrico Coveri, colori e disegni

Enrico Coveri, colori e disegni

Ho rivisto copie per nulla esaltanti degli abitini a trapezio proposti da Courreges nella seconda metà dei 60s, oltre che spunti attinti dalla mitica Mary Quant con i suoi colori accesi provenienti dal mondo dei cartoon (anche la borsa con la margherita è presente all’interno della collezione J. S.)

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Courreges nei ’60. Abito dalla linea a trapezio che fu ripresa anche da Gianni Versace nella metà degli anni ’90

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il “marchio” di Mary Quant

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colorate calze a pois Mary Quant – anni ’60

1960s Vintage Fashion - Paco Rabanne dress photographed by Guy Bourdin for Mademoiselle, 1966

Abito Paco Rabanne fotografato da Guy Bourdin for Mademoiselle, 1966

Ho rivisto ancora una volta i sequin dress realizzati con dischi in rhodoid come quelli ideati da Paco Rabanne 50 anni fa, riproposti negli anni a seguire da tanti altri geni della moda (tra cui Fiorucci e Coveri)

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Abiti in stile Rabanne reinterpretati da Elio Fiorucci – 1979 ca

Enrico Coveri ss 1990

Enrico Coveri ss 1990

Disegni e cromie pop art prese da Warhol a Roy Lichtenstein (che grande novità), si alternano a cromie tipiche del periodo 1967-1969, rivisitate da Fiorucci anni dopo (con tanto di parrucca cotonata color platino)

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il Pop di Fiorucci e l’acconciatura cotonata

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Contrasti Pop in questo abito A-Line anni ’60

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Abito Optical anni ’60

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il Pop di Roy Lichtenstein abbinato a pois, siamo nel 2014 – Tommy Ton

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Stampe Pop Art, come in un fumetto. Camicia Vintage anni ’80

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Stampe Pop e Pois per Gianni Versace, anni ’80

la Pop Art di Gianni Versace

la Pop Art di Gianni Versace

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Roy Lichtenstein

Non mancano i crop top corti abbinati a mini in tinta unita come quelli creati da Gianni Versace nel 1995, presa da lui anche l’ispirazione (a mio avviso) per gli abiti neri (1992) e le minigonne plissé con stampe colorate.

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le mini di Gianni Versace – 1991

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Stringato, ma anche con zip. Gianni Versace fw 1991

E poi Gigi Hadid indossa una terribile copia del top ideato da Jean Paul Gaultier sul finire degli anni ’80.

Madonna nel suo tour vestita da Jean paul Gaultier - 1990

Madonna nel suo tour vestita da Jean paul Gaultier – 1989/1990

Jean Paul Gaultier

Jean Paul Gaultier

Non manca qualcosa dall’archivio delle straordinarie Sorelle Fontana…guardate la lavorazione del tessuto, qui siamo nel 1968.

Sorelle Fontana 1968

Sorelle Fontana 1968

Le acconciature sono prese dagli anni ’60, e furono proposte identiche già nel 1992 quando vennero poi ridimensionate nei volumi per essere indossate da Cindy Crawford o Pamela Anderson.

Jean Shrimpton negli anni '60

Jean Shrimpton negli anni ’60

Cindy Crawford nel 1992

Cindy Crawford nel 1992

A voi alcune immagini e il link alla sfilata:Jeremy Scott ss 2016
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Top come JPG, gonna come Versace

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come Versace

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come Rabanne

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stampe pop art e gonne in lurex come Versace

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Sorelle Fontana…OOooops Jeremy Scott

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abitino a trapezio con stampe pop