STYLES – GENRES – DISGUISES: Bari International Gender film festival

Il prossimo 25 settembre alle ore 15.00 prende il via la conferenza dedicata al tema Gender in occasione del Bari International Film Festival,rassegna che esamina, ricerca, studia,capolavori della storia del cinema in rapporto a genere, identità e orientamento sessuale. Location di questo evento lo storico Palazzo delle Poste di Bari in Piazza Cesare Battisti, 1. Il palazzo è sede dell’Università degli Studi ed è un meraviglioso esempio dell’architettura razionalista fascista, Luciano Lapadula – storico della moda e scrittore – analizzerà il tema “Stili – Generi – Travestimenti“. Lo studio dei segni legati alla moda, al trucco, alle acconciature che a partire dal 1968 hanno diviso e mescolato generi e simbologia sessuale, da Twiggy a Bowie, da Coccinelle ad Amanda Lear. L’intervento di Luciano Lapadula è tratto dal suo libro “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume“, acquistabile al link: https://www.progedit.com/libro-589.html

 

Salone centrale centro studenti_1palazzo poste luciano lapasula storia moda bari

Ex Palazzo delle Poste di bari – veduta interna

On September 25th at 3.00 pm, the Gender conference will start afor Bari International Film Festival, a review that examines, researches, studies, masterpieces of the history of cinema in relation to gender, identity and sexual orientation. Inside the historic Palazzo delle Poste in Bari (Cesare Battisti Sq, 1), a marvelous example of the fascist rationalist art, Luciano Lapadula – fashion historian and writer – will analyze the theme “Styles – Genres – Disguises”. The study of signs related to fashion, makeup, hairstyles that since 1968 has divided and mixed genres and sexual symbology, from Twiggy to Bowie, from Coccinelle to Amanda Lear. Luciano Lapadula’s speech is based on his book “The Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume“, available at the following link: https://www.progedit.com/libro-589.html

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william dafoe

Willem Dafoe all’inaugurazione del Festival

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Divas of Fascist Cinema

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Il volto scolpito nel marmo, uno sguardo insieme sensuale e spietato che allude all’erotismo più feroce di quei giorni bui. Le labbra violacee evidenziano un sorriso amaro, sprezzante, fiero del proprio sublime incanto. Sono le dive del cinema fascista, in un’Italia umiliata dalla guerra regnano sulle superfici dell’illusione per regalare un sogno a chi di illusione perisce.

The face sculpted in marble, a sensual and ruthless glance that alludes to the most ferocious eroticism of those dark days. The violet lips show a bitter, contemptuous smile, proud of its own sublime charm. They are the divas of Fascist cinema, in an Italy humiliated by war thay all reigns on the surfaces of illusion to give a dream to those who are diyng by illusion.

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Alida Valli – From a Fresh Look to a Dark Lady – Venturini

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Alida Valli. Ghergo

luisa ferida

Luisa Ferida

Leda Gloria

Seductive Leda Gloria – Ghergo

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Leda Gloria – Venturini

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Elisa Cegani – Ph unknown

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Elisa Cegani from in “LA CORONA DI FERRO” di Alessandro Blasetti, 1941. Winner of Coppa Mussolini award

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Clara Calami: the first italian “Dark Lady” actress

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Clara Calamai. I think she worn Ferragamo platform shoes. Could be now

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Elsa De Giorgi – Peek-a-Boo hairstyle. Ph Venturini

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A perfect face. Elsa De Giorgi

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Amazing Beauty: Doris Duranti, the most loved by dictators

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Doris Duranti, the fascist actress, by Elio Luxardo

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Isa Mirande: the platinum italian Dietrich

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Isa Miranda, who arrived in Hollywood, was greeted with clamor by the public and by Paramount

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Rudolph Valentino: history of an Icon in Fashion

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Un estratto della straordinaria storia dell’attore italo americano Rodolfo Valentino, icona cinematografica che ha lanciato stili e mode.

An excerpt of the extraordinary story of the Italian-American actor Rodolfo Valentino, a cinematographic icon that has launched styles and fashions

From my book: “The Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume”

Dal mio libro: “Il macabro e il grottesco nella Moda e nel Costume”


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Sunrise: behind a silent movie

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This song of the man and his wife is of no place and every place:

you might hear it anywhere at any time

 

Siamo nel 1927, il cinema è muto, e Murnau sceglie un modernissimo George O’Brien per il ruolo di protagonista nel suo film capolavoro “Sunrise. A song of two humans“. Al suo fianco, curiosità, Janet Gaynor, celebre per esser stata la prima attrice nella storia a vincere un Oscar, lo stesso anno del film. La pellicola è struggente, di quelle che tengono col fiato sospeso, sbilanciandosi con violenta passione tra amore e morte, che lacerano la vita comune di una coppia nella sua quiete bucolica. Il diavolo travolge l’esistenza dei due nei panni di Margaret Livingston, bellissima ed emancipata donna di città che trascina con sé il profumo della modernità e della perdizione, spingendo in un vortice di ineludibile dannazione l’uomo che le cede sedotto. Margaret personifica così il suo tempo: la celebrazione del ritmo, del caos, delle luci metropolitane e del cinema, che  seducono, ma accecano. Fuma la bella Margaret, si pettina con impeto i corti capelli alla maschietta che appaiono quasi già in stile Punk, si esibisce in lingerie, inscenando uno striptease,  indossa una cloche e le calze di seta, e prima di uscire, di sera, si fa lucidare le calzature dall’anziana madre, sottomessa dal demone della ribelle. Sono immagini di modernità anche quelle che aprono il film: un treno, una nave, mezzi di trasporto che permettono il viaggio, tema che è metafora della vita, che pervade il film impregnandolo. Il sole sorge, esso tramonta, e nel farlo trascura indolente le gioie e i dolori di chi popola la terra, la vita  prosegue “alcune volte amara, altre dolce” così come racconta la pellicola, attraverso la vicenda dei suoi protagonisti. Il moderno, la velocità, la rapidità dell’esistenza e della bellezza sono un memento mori, una vanitas che seduce grazie al fascino del male e che si esprime con un assalto alla pace di una famiglia che vive di quel che la fattoria dona loro, tra la natura che è una madre amorevole. Margaret piomba in quella immobilità e ne stravolge con furia l’amore sincero; il sensuale e virile George soccombe alle lusinghe della mantide venuta dalla rumorosa città, e la incontra di notte, in riva al lago. Lì lei lo aspetta, indossa un abito nero e ha il bel volto truccato, artefatto, illuminato dalla luna, metafora della notte, della donna, antitesi del sole, della luce. Murnau inquadra bene questa scena di tormentata passione, e sistema i due peccatori sulla sponda del lago, ulteriore allegoria che è contaminazione lasciva, e sommerge di perdizione i due amanti. “Dimmi, sei tutto mio”? Lei chiede e poi lo divora di baci, e lo opprime con il suo piano diabolico: “Vendi la fattoria e vieni con me in città”…”E mia moglie”? …. “Non potrebbe annegare”? Questa scritta terribile lacera lo schermo per poi disciogliersi tragicamente. Vorrebbe uccidere questa perversa amante, George, ma la scritta “Vieni in Città” si fa più grande e tuona nei pensieri di lui, Margaret gli descrive lo sfavillio del mondo moderno e danza al chiaro di luna, danzando un ballo nuovo, scatenato, tribale.

La povera Janet intanto è a casa e piange, e stringe a sé il suo bambino, disperata per aver perso l’amore del marito. E’ lei il simbolo del passato e della tradizione, della ruralità, di una vita sana, non indossa abiti del suo tempo, ma quelli di un’epoca trascorsa, i capelli sono raccolti in una crocchia, il volto è struccato, l’aspetto è nel complesso di stile vittoriano. Suo marito intanto ha pianificato il finto incidente: la barca rovesciata, Janet annegata, lui salvo grazie a un fuscello di canne di bambù che intanto ha già sistemato sul fondo del piccolo battello. Torna a casa, e una luce che diventa ombra compare sul muro e si allunga sul letto mentre sfinita, Janet dorme: le ante della finestra riflettono una croce che copre il corpo della donna, spaventoso presagio di una morte annunciata. George osserva sua moglie, e rivede l’acqua del lago, torbida e colpevole, un’acqua che da simbolo della genesi si trasforma in quello della dipartita.

Sorge il sole di un giorno fatidico, George sorprende sua moglie invitandola a una gita in barca, lei salta dalla gioia, si illude lui la ami davvero, ma il cane avverte l’inganno, si ribella, si agita impotente. Janet indossa l’abito buono, quello bianco, ha una stola, e sembra una sposa, si odono i suoni di una campana, rintocchi a morte, la scena è di spietata bellezza. Una volta a largo lui si avvicina per strozzarla, ma non riesce, risuona la campana, è la voce di Dio e l’uomo rinsavisce, si pente, si dispera per la sua miseria. Rema velocemente al contrario, ritorna sui suoi passi, ma Janet tornata a riva fugge straziata, lui la insegue le chiede perdono, la supplica in ogni modo. La segue in quella fuga disperata fino in città, le compra un mazzetto di fiori, la ama e lo ha riscoperto. Piange inconsolabile sua moglie, anche all’interno di un bar che è uno spazio metafisico. Piange fin quando, per strada incrociano un matrimonio. Janet strige al petto i fiori, sono loro due i veri sposi, entrano in chiesa e assistono alla celebrazione, commossi. Il prete chiede “la amerai”? E George dall’ultima fila risponde di si alla sua donna, e piange, stringendola a sé. “Perdonami”, le campane suonano, l’amore trionfa, Dio vince sul male.

Come due novelli sposi i due escono dalla chiesa, un effetto speciale trasforma le strade di città in un giardino fiorito. E’ il tempo di festeggiare, i due entrano in un salone da barba, è moderno, unisex, una commessa avvenente appare già come un pin-up degli anni ’50, cerca di sedurre l’uomo che rifiuta l’approccio. Sua moglie intanto rifugge le avances di un altro uomo, i due innamorati escono dal salone e decidono di farsi ritrarre in una fotografia, all’epoca un lusso. La semplicità di questo amore viene evidenziata quando la coppia fa cadere una piccola venere di Nike e crede di averne decollato la testa. E’ il trionfo della candidezza, del bene sul male, l’annientamento del progresso che è perdizione.

E’ tramontato il sole di questa particolare giornata, gli innamorati ritornano in barca, vogliono ancora vivere quella gioia sino a mezzanotte. Il lago è calmo, fino a che d’improvviso quella pace viene rotta da un violento temporale estivo. Le onde sono spaventose, la barca è in loro balia, e con essa il destino dei due. La notte spaventosa si impadronisce della vita dei due innamorati, mentre Margaret nella sua stanza immagina George che uccide sua moglie. L’uomo ricorda del fuscello di canne e lo lega al corpo di Janet. La barca è distrutta, i due si perdono tra le onde. Miracolosamente il forte uomo si ritrova solo, sugli scogli, è vivo. Cerca sua moglie, si dispera, non la trova. Accorre tutto il paese, Margaret che ode le urla si unisce al corteo e spia nascosta tra i rami tutta la scena. “Ce l’ha fatta” pensa Margaret che vede l’uomo dimenarsi tra la folla mentre torna in acqua a cercare la sua Janet. La trova, galleggia sull’acqua tra le canne di bambù come un’Ofelia baciata dalla morte. Il paese è in tumulto per la disgrazia, l’uomo annientato torna a casa, la scena è commovente. Margaret lo raggiunge per festeggiare, ma George quasi l’ammazza, e lei fugge spaventata via da quel paese per tornare nell’inferno della città. Quando tutto appare perduto, irrimediabile come solo la morte può essere, ecco che una nuova luce sorge, e disegna ancora una croce sul talamo vuoto. Quasi sfondano la porta gli uomini del paese che in trionfo portano da George il corpo della sua Janet: è viva! I due si stringono nel più bello degli abbracci, il sole sorge, l’amore trionfa.

Luciano Lapadula

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We are in 1927, cinema is silent, and Murnau chooses a very modern George O’Brien for the role of protagonist in his masterpiece film “Sunset: A song of two humans”. At his side, curiosity, Janet Gaynor, famous for being the first actress in history to win an Oscar, the same year of this movie. The film is poignant, those that hold with bated breath, unbalancing with violent passion between love and death, which tear the common life of a couple in its bucolic quiet. The devil overwhelms the existence of the couple in the role of Margaret Livingston, beautiful and emancipated city woman who drags with her the scent of modernity and perdition, pushing into a vortex of inescapable damnation the man who gives her seduced. Margaret thus personifies her time: the celebration of rhythm, chaos, metropolitan lights and cinema, which seduce but blind. She smoke cigarettes, she combs with impetuous her short hair who appear almost already in Punk style, she is in lingerie, after she wears a cloche hat and silk stockings. These are also images of modernity that open the film: a train, a ship, means of transport that allow travel, a theme that is a metaphor for life, which pervades the movie. The sun rises, it sets, and in doing so indolent neglects the joys and sorrows of those who inhabit the earth, life continues “sometimes bitter, sometimes sweet” as told by the film, through the story of its protagonists. The modern, the speed, the speed of existence and beauty are a memento mori, a vanitas that seduces thanks to the charm of evil and expresses itself with an assault on the peace of a family that lives on what the farm gives them, between nature that is a loving mother. Margaret falls into that stillness and fervently overthrows her sincere love; the sensual  George succumbs to the flattery of the mantis coming from the noisy city, and meets her at night, by the lake. There she waits for him, wearing a black dress and has a beautiful made up face, artifact, lit by the moon, metaphor of night, of woman, antithesis of the sun, of light. Murnau frames this scene of tormented passion well, and arranges the two sinners on the shore of the lake, a further allegory that is lascivious contamination, and submerges the two lovers with perdition. “Tell me, are you all mine”? She asks and then devours him of kisses, and oppresses him with his diabolical plan: “sell the farm and come with me to the city” … “And my wife”? …. “Couldn’t she get drowned?”? This terrible writing tears the screen and then dissolves tragically. He would like to kill this perverse lover,  but the writing “Come to Town” gets bigger and thunders in his thoughts, Margaret describes the sparkle of the modern world and dances in the moonlight, dancing a new dance, wild, tribal .The poor Janet is at home and cries, and hugs her child, desperate for having lost her beloved husband. She is the symbol of the past and of tradition, of rurality, of a healthy life, she does not wear clothes of her time, but those of a past age, her hair is gathered, tshe doesn’t wear make-up, the appearance it is in the Victorian style. Meanwhile, her husband has planned the fake accident: the boat overturned, Janet drowned, he saved thanks to a twig of bamboo reeds that meanwhile has already settled on the bottom of the small boat. He back home, and a light that becomes shadow appears on the wall and stretches out on the bed while exhausted, Janet sleeps: the window doors reflect a cross that covers the woman’s body, an appalling presage of an announced death. George observes his wife, and sees the water of the lake, murky and guilty, a water that was the symbol of the genesis and becomes that of the departure. The sun of a fateful day comes, George surprises his wife by inviting her to a boat trip, she leaps out of joy, she deludes him she really loves her, but the dog feels the deception, rebels, agitates helplessly. Janet wears her best dress, the white one, she has a stole, and she looks like a bride, we hear the sounds of a bell, tolling to death, the scene is of ruthless beauty. Once off he approaches to strangle her, but fails, the bell rings, it is the voice of God and the man turns away, repents, despairs for his misery. She quickly rears backwards, retraces her steps, but Janet returns to shore flees torn, he pursues her, begs her forgiveness, begs her in every way. He follows her in that desperate flight to the city, buys her a bunch of flowers, loves her and rediscovers it. His wife is inconsolable, even inside a coffee shop that is a metaphysical space. He cries until a marriage is crossed on the street.

Janet holds the flowers to the chest, they are the two real spouses, they enter inside the church and attend the celebration. The priest asks “will you love her”? And George from the last row answers yes to his woman, and cries, holding her to him. “Forgive me”, the bells ring, love triumphs, God overcomes evil.

As two newlyweds the two leave the church, a special effect transforms the city streets into a flower garden. It’s time to celebrate, the two enter a shaving salon, it’s modern, unisex, a successful saleswoman already appears as a pin-up of the 50s, trying to seduce the man who refuses the approach. His wife in the meantime he shuns the advances of another man, the two lovers leave the salon and decide to be portrayed in a photograph,  a luxury at the time. The simplicity of this love is highlighted when the couple drops a small Nike Venus and believes it has taken off its head. It is the triumph of candor, of good over evil, the annihilation of progress that is perdition.

The sun has set, it was a beautiful day, the lovers return by boat, they still want to live that joy until midnight. The lake is calm, until suddenly that peace is broken by a violent summer storm. The waves are scary, the boat is in their mercy, and with it the fate of the two. The scary night takes hold of the lives of the two lovers, while Margaret in her room imagines George while killing his wife. The man remembers the twig of reeds and ties him to Janet’s body. The boat is destroyed, the two are lost in the waves. Miraculously the strong man finds himself alone, on the rocks, he is alive. He searches for his wife, he is in despair, he can not find her. The whole village rushes, Margaret who hears the screams joins the parade and hidden spy in the branches throughout the scene. “He did it,” thinks Margart, who sees the man struggling in the crowd as he returns to the water to look for his Janet. He finds her, floating on the water among the bamboo reeds like an Ophelia kissed by death. The country is in turmoil due to the disgrace, the annihilated man returns home, the scene is moving. Margaret joins him to celebrate, but George almost kills her, and she flees scared away from that country to return to the hell of the city. When everything appears lost, irremediable as only death can be, here a new light arises, and draws a cross again on the empty thalamus. The men of the village almost break through the door, who in triumph carry the body of his Janet from George: she is alive! The two hug each other in the most beautiful hugs, the sun rises, love triumphs.

 

Luciano Lapadula ©

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Travel, caos, modernity

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The elderly mother shines shoes to her daughter

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Into the spiral of perdition

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Are you only Mine?

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Modern and hypnotic dance

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Come to Town!

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Gloomy future

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A cross on the bed: an omen of the end

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A cross on the bed: an omen of the end

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A dazed look, a dangerous request

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Please Forgive Me

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Will you love me forever?

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A new promise of love

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The moment of the shipwreck

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She is imagining what is happening

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Another cross on the bed

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An hug full of love

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New Day Come

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Happy End

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Bella fino a morire: Maria Montez | When Beauty Kills

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Aladino, dal film “Arabian Nights”:

se devi lasciarci, non andare fin quando non sarai tornato

Fu attraversata da un fremito quando ascoltò la battuta, Maria Montez. Il film è “Arabian Nights” e siamo nel 1942. La bellissima attrice dominicana era all’apice del successo. I suoi occhi di brace consumavano i sogni degli uomini e le sue fotografie riempivano i loro armadietti celebrandola come una tra le prime Pin-Up hollywoodiane. Nata a Santa Cruz de Barahona nel 1912 come María Antonia Africa Gracia Vidal di Sacro Silas scelse di farsi chiamare Montez, un nome breve ma energico come la sua personalità.

Il matrimonio naufragato e il riscontro nel lavoro di modella  la spinsero ad osare, a trasferirsi ad Hollywood per sfondare nel cinema. Era disposta a tutto per raggiungere la gloria, così arrivarono piccole comparse prima, ruoli da protagonista poi. La sensuale latina divenne regina del filone cinematografico escapista, che permetteva agli spettatori una breve illusoria fuga dalla triste realtà segnata dalla guerra. Con la fine del conflitto, però, la magia si interruppe, la moda della bellezza esotica tramontò e quelle donne fatali cedettero il proprio ruolo alle attrici platinate dai sorrisi e dalle curve rassicuranti.

Maria era ancora giovane e bellissima, celebre per il suo carattere impetuoso, per il suo apparire vistoso alle feste, per la sua sfrenata ricerca di consensi. Tentò così di rimettersi in gioco in Europa, recitando in Francia e in Italia, ma quel nuovo cinema introspettivo, era distante dal suo essere carnale.

Aveva 39 anni Maria quando inaspettatamente Hollywood si ricordò di lei e la scelse per una parte. Lei, che per contratto doveva essere sempre avvenente, non ebbe il tempo di festeggiare.

Ripetendo il suo rituale di bellezza, riempì di acqua fumante la lussuosa vasca da bagno in marmo bianco, un bicchiere di cognac, le candele accese. L’America voleva la Maria di venti anni prima, doveva essere bellissima, aprì la rotella dell’acqua calda ancora un po’ di più, il vapore si condensò sui muri della stanza, sulla sua fotografia che parve scomparire man mano che il corpo della diva si immergeva per l’ultima volta nell’acqua bollente, oltre 60 gradi. Stop. Buona l’ultima.

Luciano Lapadula

 

 

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From the movie “Arabian Nights”, year 1942. Aladdin:

If you have to leave, don’t go until you come back

Maria Montez was left speechless when she listened to these words. The film is “Arabian Nights” and we are in 1942. The beautiful Dominican actress was at the height of success. Her eyes of embers consumed the dreams of men and her photographs filled their lockers celebrating her as one of the first Hollywood Pin-Ups. Born in Santa Cruz de Barahona in 1912 as María Antonia Africa Gracia Vidal of Sacro Silas chose to be called Montez, a short but energetic name like her personality. The marriage was shipwrecked and the response in the work of the model pushed her to dare, moving to Hollywood. She was willing to do anything to achieve glory, so little start played minor parts in film, then starring roles. The sensual Latina girl became the queen of the escapism movie trend, that allowed the spectators a brief illusory escape from the sad reality marked by the II world war. With the end of the conflict, however, the magic stopped, the fashion of exotic beauty went down and those fatal women gave up their role to the platinized actresses with reassuring smiles and curves. Maria was still young and beautiful, famous for her impetuous character, for her showy appearance at parties, for her unbridled search for consensus. She tried a new career in Europe, playing in France and in Italy, but that new introspective cinema was far from her being Latin, carnal. She was 39 years old when Hollywood unexpectedly chose her for a part in a movie. She, who by contract must always be attractive, did not have time to celebrate. Repeating her ritual of beauty, she filled the luxurious white marble bathtub with steaming water, a glass of cognac, and lit candles. America wanted the Maria twenty years ago, shet had to be beautiful, she opened the hot water wheel a little more, the steam condensed on the walls of the room, on her photograph that seemed to disappear as the body of the diva immersed itself for the last time in boiling water, over 60 degrees. Stop. Good the last one.

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Maria Montez as a Pin-UP

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Renate Müller: the tragic antinazi Diva

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Quando un’anima nasce, le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua, nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti

“When the soul of a man is born in this country there are nets flung at it to hold it back from flight. You talk to me of nationality, language, religion. I shall try to fly by those nets”

James Joyce

Padre pubblicista e madre pittrice, un talento innato per la recitazione e una bellezza fuori dal comune, che le costerà la vita. Renate Müller nacque a Monaco il 26 aprile del 1906, e a soli 19 anni debuttò a teatro con “Ein Sommernachtstraum” (Shakespeare’s Midsummer Nights Dream) diretta da Pabst.

Trasferitasi a Berlino, nel 1929 ebbe il suo primo ruolo cinematografico in “Peter Der Matrose” (Peter the Sailor). Il successo fu immediato e fino al 1937 comparve in 25 film , tra i quali il celebre “Die Privatesekretärin”, tradotto anche in inglese e ”Viktor und Viktoria” del 1933.

La fama raggiunta, i capelli biondi, i bei occhi azzurri, destarono l’interesse del regime nazionalsocialista, che pressò Renate con sempre maggiore insistenza affinché lei divenisse il volto per i film di propaganda del partito. Numerosi quanto le richieste furono i rifiuti della bella attrice, ma la vita nella Berlino di quel tempo era difficile: sospetti, dicerie, semplici invidie di colleghe potevano essere la causa di processi sommari, deportazioni, omicidi, e Renate aveva un angoscioso segreto che doveva restare nascosto.

Così cedette alle pressioni e nel 1937 recitò in quella che sarebbe stata la sua ultima comparsa in celluloide: “Togger”, pellicola dal contenuto antisemita. Hitler fu sedotto dall’attrice, perfetta incarnazione dell’ideale di donna ariana, ma nonostante le sue lusinghe lei rifiutò di essergli amica. Goebbels insospettito da tanta distanza e dai suoi continui viaggi nella nemica città di Londra, prese a farla pedinare dalla Gestapo.

L’inconfessabile segreto emerse: Renate aveva un fidanzato, viveva in Inghilterra ed era un ebreo. Si persero così, tutto d’un tratto, le notizie sulla bella ragazza: nuove star ariane presero il suo posto sugli schermi. Si diffusero strane voci secondo le quali Renate era stata ricoverata in manicomio a seguito di ripetute crisi di nervi, abuso di alcol e di morfina. Repentino giunse il finale di questa triste storia, il 7 ottobre del 1937 l’attrice fece un lungo volo dalla finestra della sua casa a Berlino. Il corpo fu in fretta cremato presso il Wilmersdorf Krematorium per essere sepolto in gran silenzio all’interno del Parkfriedhof Lichterfelde a Berlin Steglitz. Ai tanti fan fu proibito di partecipare ai funerali, il governo cercò di placare gli animi affermando si fosse trattato di suicidio, ma dei vicini di casa della ragazza, in silenzio, dissero di averla vista precipitare dal balcone all’arrivo in cortile degli uomini della Gestapo. Molti altri, invece, giurarono che furono proprio i soldati ad aver lanciato nel vuoto l’attrice che in vita rifiutò di esser lanciata sugli schermi di un cinema maledetto.

Luciano Lapadula

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Father publicist and mother painter, an innate talent for acting and a beauty out of the ordinary, which will cost her life. Renate Müller was born in Monaco on April 26, 1906, and at the age of 19 filmaker Pabst made her debut with “Ein Sommernachtstraum” (Shakespeare’s Midsummer Nights Dream). Transferring to Berlin, in 1929 she had his first film role in “Peter Der Matrose “(Peter the Sailor). The success was immediate and until 1937 appeared in 25 films, among which the famous “Die Privatesekretärin”, also translated into English and “Viktor und Viktoria” of 1933. The fame achieved, the blonde hair, the beautiful blue eyes, aroused the interest of the National Socialist regime, which pressed Renate with increasing insistence to use her face for the nazi propaganda films. Life in Berlin – at that time – was difficult: suspicions, rumors, simple envies of colleagues could be the cause of summary trials, deportations, murders, and Renate had an anguishing secret that was to remain hidden. So he gave in to pressure and in 1937 she played in what would have been her last appearance in celluloid: “Togger”, a film with anti-Semitic content. Hitler was seduced by the actress, the perfect embodiment of the ideal of an Aryan woman, but in spite of her flattery, she refused to be his friend. Goebbels, suspicious of her distance and her constant journeys in the enemy city of London, began to  follow the woman by Gestapo. The unconfessable secret emerged: Renate had a boyfriend, lived in England and was a Jew. Thus, all of a sudden, the news about the beautiful girl was lost: new Aryan stars took their place on the screens. Strange rumors were spread that Renate had been hospitalized as a result of repeated nerve crises, alcohol abuse and morphine. The end of this sad story came to a sudden, on October 7, 1937, the actress took a long flight from the window of her house in Berlin. The body was quickly cremated at the Wilmersdorf Krematorium to be buried in great silence inside the Parkfriedhof Lichterfelde in Berlin Steglitz. To the many fans it was forbidden to attend the funeral, the government tried to appease the soul by saying it was suicide, but the girl’s neighbors, in silence, said they had seen her fall from the balcony to the men’s Gestapo. Many others, however, swore that it was the soldiers who had launched into the void the actress who in life refused to be thrown on the screens of a damn cinema

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Renate Müller: the tragic anti-nazi Diva. 1930 c.

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Amzing blue-eyed and blonde hair, she was considered to be one of the great beauties of her time. From 1932.

German postcard by Ross Verlag, no. 6450 1, 1931 1932.

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The true circumstances surrounding her death remain unclear.

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Window for a tragedy

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Machismo in T-Shirt from Old Hollywood

Gli indumenti hanno tra le loro principali funzioni quella di esaltare alcuni aspetti propri di chi li indossa. Questo codice dell’abito riveste ancor più importanza nell’ambito cinematografico, settore in cui attori e attrici vestono panni spesso distanti dalla propria reale personalità, permettendo alla finzione scenica di trasformarsi in una dimensione oggettiva. Così, alcuni di questi abiti nel tempo sono divenuti iconici, legando a loro stessi un sottolinguaggio ricolmo di significati anche erotici. E’ questo il caso della canottiera, che nel mondo del cinema ha da sempre assunto un ruolo fondamentale per conferire appeal e sensualità all’estetica di aitanti attori, da Hollywood all’Italia. un tram chiamato desiderio
Tra questi l’immagine più voluttuosa, virile e popolare è quella di Marlon Brando nel film del 1951 “Un Tram che si chiama Desiderio”, che ha confermato l’importante ruolo di questo indumento nell’immaginario erotico collettivo. Estetica machista che l’attore ribadisce nel successivo “Fronte del Porto”, anno 1954, e che porterà una lunga e ancora attiva serie di emulazione da parte di star anche italiane. Prima del “Bad Boy” Marlon, furono numerosi gli attori che indossarono canottiere virtualmente impregnate di testosterone. Vediamone alcuni.

 

Among the main functions of the garments there is the highlight of some aspects from the wearer. This dress code is even more important in the film industry, a sector in which actors and actresses wear clothes often far from their real personality, allowing the stage fiction to become an objective dimension. Thus, some of these dresses have become iconic over time, linking to themselves a sublanguage full of erotic meanings. This is the case of the undershirt, which in the world of cinema has always played a fundamental role in conferring appeal and sensuality to the aesthetics of abounding actors, from Hollywood to Italy.
Among these, the most voluptuous and popular image is the ones of Marlon Brando in the 1951 film “A streetcar named Desidere”, which confirmed the important role of this garment in the popular erotic imaginary. An aesthetic that the actor reaffirms in the following “Front of the Port”, year 1954, and which will bring a long and still active series of emulations by Italian stars. Before the “Bad Boy” Marlon, there were numerous actors wearing sensuals tank tops. Let’s see some.

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L’attore Rodolfo Valentino che dall’Italia approdò a Hollywood. Attraverso la propria immagine generò l’appellativo Latin Lover

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Ramon Novarro, estetica in cui androginia e machismo crearono un dualismo magico ed erotico

 

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L’attore Buster Keaton durante gli anni ’20, celebre per la sua mimica e il suo talento acrobatico espresso nelle gag che hanno fatto scuola nel mondo del cinema

 

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Anticipò di quasi trent’anni l’estetica di Marlon Brando l’attore Gary Cooper nel film “Half a Bride”, anno 1928

 

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Glabro e sexy la star di Hollywood Clark Gable nel film  “Dancing Lady”, anno 1933

 

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Virile e mastodontico Burt Lancaster nel film “The Killer” del 1940

 

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Ricorda tanto Gary Cooper l’italiano Massimo Girotti nel film “Ossessione” di Luchino Visconti, anno 1943

 

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Ritorna il mondo segnico proposto da Gary Cooper nel 1928 attraverso l’intensa ed erotica immagine del sex symbol Marlon Brandon nel film “Un tram che si chiama Desiderio (A Streetcar named Desire)”, 1951

 

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Paul Newman, nel 1960, esibì il proprio fisico scolpito. L’occasione  fu il film “La gatta sul tetto che scotta”

 

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Ancora una volta Luchino Visconti ricorre all’immaginario legato all’estetica del sesso e della canottiera, facendo indossare l’indumento all’attore Renato Salvatori nel film “Rocco e i suoi fratelli”. 1960

 

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Rock Hudson nel film “The Spiral Road”, 1962,  presentò un’estetica insieme sensuale e detersa dal grasso e dal sudore. Arriverà presto la Beat Generation e la figura dell’uomo Macho non sarà più così alla moda

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