Stripes & Disorders from fashion in 1914 – 1915

 

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Quello della striscia come motivo ornamentale o pattern per indumenti merita una riflessione approfondita. Mi limito qui, in sintesi, a farvi riflettere sul ruolo che questa geometria assume nel campo della semiologia e quindi della storia del costume. La riga, la striatura, la striscia, riveste il corpo interrompendo in modo violento un “tutto” sottoesposto generando così in chi guarda l’abito – e allora chi lo indossa – un senso di confusione, misto a eccitazione e persino ricusazione. Come il simbolo di un divieto, quello di un’allerta, o come una sbarra che impedisce un passaggio, la striscia nel suo consueto bicolore, cattura l’attenzione spezzando la regola dell’uniforme: irriverente e ribelle diviene alla moda intorno al 1914 – 1915, e non a caso. La Belle Époque con la sua sfrenatezza cancella il ruolo della donna “angelo del focolare” in virtù di una nuova figura emancipata, pronta a riprendere il proprio ruolo sociale. I venti di guerra poi, soffiano tra le strade delle città, profumando l’aria di polvere da sparo. La riga così spunta violenta dalle tele di Egon Schiele e dagli abiti di Paul Poiret, comparendo sui vestiti delle signore alla moda, simbolo del tempo nuovo e della pericolosità di quello futuro.

That of the stripe as an ornamental motif or garment pattern deserves a thorough reflection. In short, I limit myself here to reflect on the role that this geometry assumes in the field of semiology and therefore of the history of customs. The line, the streak, the strip, covers the body violently interrupting a “whole” underexposed thus generating in the viewer the dress – and then the wearer – a sense of confusion, mixed with excitement and even rejection. As the symbol of a ban, that of an alert, or like a bar that prevents a passage, the strip in its usual two-color, catches the attention breaking the rule of the uniform: irreverent and rebel becomes fashionable around 1914 – 1915, and not by chance. The Belle Époque with its wilderness cancels the role of the woman “angel of the hearth” by virtue of a new emancipated figure, ready to resume its social role. The winds of war then, blow through the streets of the city, smelling the air of gunpowder. The line so violent check on the clothes of fashionable ladies, symbol of the new time and the danger of the future.

Portrait of Edith Schiele in a Striped Dress - Egon Schiele, 1915

Egon Schiele Portrait of Edith Schiele in a Striped Dress – 1915

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Egon Schiele and wife Edith (muse) with Striped Dress Sitting, ca 1915. – artwork by Schiele 1915 – Emilie Louise Flöge – 1914 – wearing one of Gustav Klimt’s dress shirts that he made just for her

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Matisse – Striped Jacket, 1914

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Viv in Blue Stripe, 1914 – Robert Henri (

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French Illustration by Georges Barbierfor Costumes Parisiens – 1914

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The Delineator – July 1914

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Fashion Plate from The Delineator – July 1914

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The Modern Priscilla, October 1915

Les Modes (Paris) 1914 Costume tailleur par Redfern

Les Modes, Paris – 1914 Costume tailleur by Redfern

Les Modes (Paris) 1914 Robe d'apres-midi par Zimmermann

Les Modes, Paris – 1914 Robe d’apres-midi byZ immermann

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1914 c. fashion for a day at the races

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Olga Skott Vänersborg – 1914, by K & A Vikner – Vänersborg Museum

1915 a fool there was

Theda Bara in a scene from the film ‘A Fool There Was’ 1915

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Theda Bara in a scene from the film ‘A Fool There Was’ 1915

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Rapsodia di una Diva – Accademia Belle Arti Perugia

Rapsodia di una Diva” è il nome che ho scelto per il prossimo lavoro di insegnamento che svolgerò il giorno 1 marzo 2017 presso l’Accademia di Belle Arti a Perugia.

La prestigiosa accademia mi ha invitato per una lectio in concomitanza con il Festival del Cinema di Spello, con cui collaboro da ormai tre anni in qualità di relatore e curatore di mostre di abiti d’epoca. Ho scelto dunque di descrivere il sinuoso intreccio che fonde il Cinema con il Costume, lasciando emergere figure inattese e sempre nuove che attraverso estetiche performanti generano mode.

Come in un canto senza età l’immagine della Diva si erge superba e altera al di sopra delle genti, inafferrabile e immersa in un’atmosfera mistica lei non può unirsi ai comuni mortali ed è costretta a vivere in un mondo immaginifico che dalla celluloide sprofonda spesso nella solitudine della realtà.

Durante il mio seminario racconterò in che modo si costruisce la “forma” di una star: trucco, acconciature, abiti, voce, movenze concorrono a realizzare il nuovo mito che folle adoranti celebrano dalla nascita del cinema ancor oggi.

Il titolo scelto per questa lezione è un mio omaggio, a distanza di cento anni, a quello di un film interpretato da una tra le prime Donne Fatali del grande schermo in Italia: Lyda Borelli. L’attrice, ritratta nella locandina, ha infatti recitato il ruolo della tragica contessa “Alba d’Oltrevita” nella pellicola “Rapsodia Satanica” per la regia di Nino Oxilia, film terminato nel 1915 e proiettato nelle sale nell’anno 1917.

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Film Poster

Svelerò percorsi inediti che riguardano la figura della protagonista, eroina maledetta il cui fascino continua, dopo un secolo, a sedurre maliardo progenie solo apparentemente mutate dallo scorrere del tempo.

Luciano Lapadula

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Hairstyle trends 2016-2017: revival from the past

La tendenza hairstyle per questo autunno-inverno è segnata dal ritorno a stili provenienti dal passato, rivisitati opportunamente da grandi stilisti dell’acconciatura. Così compaiono in passerella alcuni trend che sono stati subito adottati da star del mondo della musica e del cinema.

Un mix di stili offre a tutti la possibilità di scegliere il proprio look senza risultare fuori moda, si passa così da hairstyles caratterizzati da onde strette wet effects in chiave anni anni ’30 a volumi meno rigidi ottenuti con frisè anni ’70 e ’80. Sempre attuali gli chignon il cui effetto è “sporco” ossia disordinato, insieme alle onde più morbide presentate da Dior attraverso la supermodella Eva Herzigova in perfetto stile Grace Kelly (Dreamskin Perfect Skin Cushion SPF 50 ). In auge anche le beach waves e le acconciature afro anni ’70 proposte da Gucci, non mancano i rimandi fine ’60 con lo stile Hippie Chic. Sofisticate le rivisitazioni delle pieghe anni ’40 viste sulle passerelle di Gareth Pugh e di Kenzo, donano a chi le indossa un allure romantica e giocosa, perfetta per un look da pin up. Vediamo insieme alcune immagini significative, con le relative descrizioni.

 

The hairstyle trend for this fall-winter is marked by the return to styles from the past, suitably revisited by great stylists of the hairstyle. On the catwalk there are some trends that have been immediately adopted by the stars of the music and cinema world. A mix of styles offers everyone the possibility to choose their look without being out of fashion, thus moving from hairstyles characterized by tight waves effects in key years’ 30s to less rigid volumes obtained with frisè years ’70 and ’80. The chignons are always up-to-date with the effect of being “dirty” or disordered, together with the softer waves presented by Dior through the supermodel Eva Herzigova in perfect Grace Kelly style (Dreamskin Perfect Skin Cushion SPF 50). The beach waves and the afro-like afro hairstyles proposed by Gucci are also in vogue, as are the late 60s references to the Hippie Chic style. Sophisticated reinterpretations of the ’40s folds seen on the catwalks of Gareth Pugh and Kenzo, give the wearer a romantic and playful allure, perfect for a pin-up look. Let’s look at some significant images together with their descriptions.

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30s restyling: Marc Jacobs wet waves for a Modern Gothic Look

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Lady Gaga @ Marc Jacobs, wet waves hairdress

 

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Romantic Rètro: Dior show Eva Herzigova as a modern Grace Kelly

Céline

Knots Now by Céline fw 2016 2017

 

Dior

Knots Now in late 30s style by Dior fw 2016-2017

Valentino

80s classic revival by Valentino. Chic Knots Now fw 2017-2017

Versace

Hippie Chic waves by Versace fw 2016-2017

H&M Studio

70s hippie chic revival by H&M studio

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70s Glam Hairstyle by Gucci fw 2016-2017

Gucci

Modern 70s frisè by Gucci fw 2016-2017

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Wet Effects

Stella McCartney

30s waves by Stella McCartney fall 2016-2017

Salvatore Ferragamo

Wet waves from Salvatore Ferragamo fall 2016-2017

Prada

late 80s Ripple Effects by Prada fall 2016-2017

Jeremy Scott

Late 80s Volume by Jeremy Scott fw 2016-2017

Topshop Unique

80s rock look by Topshop Unique fw 2016-2017

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80s Punk Makeup and 40s Hairstyle by Kenzo fw 2016-2017

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Gareth Pugh fw 2016-2017: Modern Pin Up

Immagine correlata

Gareth Pugh fw 2016-2017 in love with victory rolls

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“The Macabre and Grotesque in Fashion and Costume History”

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La Suicida Punita: scienza, arte, morte | Punished Suicide: science, art, death

Visitando un museo eco di voci lontane tornano ad ammaliare orecchio e animo di quanti scelgano di affrontare un viaggio verso mondi spesso dimenticati. A Parigi, ho percorso i corridoi dell’insolito e affascinate Museo di Anatomia Patologica “Dupuytren” che ha un suo rivale in Italia nel “Morgagni” sito all’interno dell’Università degli Studi di Padova.
(ENGLISH AT THE END OF THE ARTICLE)
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Fondato nel 1870 dal medico e ricercatore Lodovico Brunetti (1813-1899), custodisce e mostra oltre 1300 reperti anatomici conservati in secco o in formalina, suddivisi per diverse categorie patologiche, risalenti a un periodo che va dalla seconda metà dell’800 agli inizi del ‘900.
Tra i tanti resti esposti all’interno del museo, ha rapito la mia attenzione il volto di una fanciulla dalla lunga e folta chioma dorata.
Emerge così la storia di una sarta padovana di soli diciotto anni, tradita e picchiata dal suo innamorato. All’alba di una fosca giornata di fine inverno dell’anno 1863 la giovane decise di suicidarsi lanciandosi nelle acque del fiume che scorre al di sotto delle finestre dell’Università. Brunetti, venuto a conoscenza della tragedia, si fece portare il corpo che era stato recuperato dal fiume attraverso l’utilizzo di uncini. Il medico ebbe in tal modo la possibilità di mettere in pratica i propri studi sperimentando sulla salma della sciagurata cucitrice il suo moderno e innovativo metodo di difesa dei resti umani dallo scorrere del tempo: la tannizzazione.
Dopo aver realizzato un calco del volto e del busto di questa ignota ragazzina, asportò dal corpo esanime i capelli e la pelle che venne sgrassata e fissata con l’acido tannico per essere in seguito riposizionata con cura, insieme alla chioma, sulla sagoma. Le orbite oculari furono riempite da due sfere di vetro che avrebbero fissato da lì in poi sguardi atterriti di ignari visitatori.
I segni lasciati dagli adunchi arpioni sul giovane corpo al momento del suo recupero dalle acque rappresentarono un problema per la resa estetica dell’opera, l’anatomista allora completò la propria creazione inserendo ai lati del busto due rami secchi da cui delle implacabili serpi mummificate si snodano con spasimo straziando il volto della giovane, insinuandosi in esso sino a svanire nella dorata chioma. Dagli occhi grondanti lacrime e sangue, ottenuto con della cera colorata, uno squarcio sull’inferno si presenta impietoso, la camicetta bianca della giovane vergine è macchiata dal rosso liquido.
Immagini: Credit Image Foto #Carlo Vannini
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Credit Image Foto #Carlo Vannini
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«Suicida Punita»: preparato tannizzato conservato presso il Museo di Anatomia Patologica dell’Universita`di Padova. 

La personificazione del castigo divino inflitto ai suicidi, considerati peccatori mortali, era realizzata, l’opera sconvolgente venne chiamata “La Suicida Punita“. I genitori della fanciulla furono convocati dal medico per vedere il risultato del suo lavoro, e asserirono questo ricordasse in maniera sbalorditiva le fattezze della ragazza.
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In un più macabro prosieguo della storia, l’opera venne scelta dall’Università per essere esibita durante l’Esposizione Universale di Parigi nel 1867 insieme a una ricerca dal nome: “Notice sur une nouvelle methode de conservation macro-microscopique des pièces anatomiques”.
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Lodovico Brunetti vinse il Grand Prix per le Arti e i Mestieri, il busto della infelice fanciulla, come nel più infausto epilogo di una favola tragica ritornò in Italia, nel museo Morgagni, dietro il fiume. Da lì, attraverso una teca di vetro, gli occhi insanguinati della suicida sconvolgono l’animo di quanti gli incontrino, un eterno castigo punisce i resti di una vita infelice lasciando un angoscioso ricordo di quell’esistenza spezzata.
La ricerca dell’anatomista è stata di recente ristampata per permettere ai tanti interessati medici e ricercatori di approfondire l’argomento trattato 150 anni fa.
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Da un angolo dimenticato del museo, all’interno di un’Università i cui corridoi brulicano di vivaci studenti, la Suicida Punita resta immobile; suo malgrado dopo decenni il proprio suicidio ci offre un singolare spunto riflessivo. La scultura macabra infatti racchiude in sé sia medicina e sperimentazione sia una rituale forma di arte incentrata sulla rappresentazione della morte. Il rispetto del cadavere cessa di esistere, l’onta del peccato diviene uno strumento utile per giustificare la ricerca e così i resti di un’esistenza tormentata si trasformano in terribile allegoria del castigo infernale. Il fascino della morte, il morboso rapporto tra philìa e neikos si vestono di scienza infrangendo il tabù delle esequie. La pulsione d’amore si trasforma in quella della distruzione. Il corpo umano smembrato e assemblato diviene improvvisamente moderno, stupisce per la propria ri-forma i visitatori dell’Esposizione Universale del 1867 i quali accettano il raccapricciante che è trasfigurato in elemento straordinario, utile, contemporaneo. L’esorcismo della morte è compiuto.
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Luciano Lapadula

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Visiting a museum, echoes of distant voices return to seduce the ear and mind of those who choose to take a trip to worlds often forgotten. In Paris, I walked the corridors of the unusual and fascinating Museum of Pathology “Dupuytren” which has a rival in Italy in “Morgagni” site within the University of Padua.  Founded in 1870 by a physician and researcher iLodovico Brunetti (1813-1899), preserves and displays over 1,300 anatomical parts of huma bodies, stored in dry or in formalin, date back to a period ranging from the Victorian era to the early ‘900 .
Among the many items on display inside the museum, it caught my attention the face of a young girl with a long, thick golden hair.
Thus emerges the story of a seamstress Paduan girl, she was just eighteen, despised and beaten by her lover. In early morning of a dark day in late winter of 1863 she decided to commit suicide by jumping into the river flowing beneath the University windows. Brunetti, became aware of the tragedy, and he wanted the young body,  brought from the river through the use of hooks. In that way, finlly, the doctor had the opportunity to put into practice his studies by experimenting on the body of the unfortunate girlr its modern and innovative method of defense of human remains by time: the tannizzazione.After making a cast of the face and upper body of this unknown girl, he takes away from the remains of her hair and skin that were tannizzati and repositioned carefully on the template. The eye sockets were filled by two glass spheres. The marks left by hooked harpoons on young body at the time of his recovery from the water represented a problem for the surrender of the work aesthetic, the anatomist then completed his creation by inserting the sides of the torso two dry branches from which the relentless snakes mummified tearing the face of the young, creeping into it up to vanish in the golden hair. From the eyes dripping blood, obtained with the colored wax, a glimpse of hell looks merciless, the white blouse of the young virgin is stained by the red liquid.
The personification of divine punishment inflicted on suicide, considered mortal sinners, was realized. The shocking opera was called “The Suicide Punished”, performed to the victim’s parents got their recognition about the staggering realism of the torso with respect to the body of the daughter. In a macabre rest of history, the work was chosen by the University to be performed during the Universal Exhibition in Paris in 1867. Lodovico Brunetti won the Grand Prix for Art and Crafts, the bust of the unfortunate girl, as in most inauspicious ending to a tragic story came back to Italy, in Morgagni museum, behind the river.
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