Divas of Fascist Cinema

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Il volto scolpito nel marmo, uno sguardo insieme sensuale e spietato che allude all’erotismo più feroce di quei giorni bui. Le labbra violacee evidenziano un sorriso amaro, sprezzante, fiero del proprio sublime incanto. Sono le dive del cinema fascista, in un’Italia umiliata dalla guerra regnano sulle superfici dell’illusione per regalare un sogno a chi di illusione perisce.

The face sculpted in marble, a sensual and ruthless glance that alludes to the most ferocious eroticism of those dark days. The violet lips show a bitter, contemptuous smile, proud of its own sublime charm. They are the divas of Fascist cinema, in an Italy humiliated by war thay all reigns on the surfaces of illusion to give a dream to those who are diyng by illusion.

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Alida Valli – From a Fresh Look to a Dark Lady – Venturini

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Alida Valli. Ghergo

luisa ferida

Luisa Ferida

Leda Gloria

Seductive Leda Gloria – Ghergo

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Leda Gloria – Venturini

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Elisa Cegani – Ph unknown

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Elisa Cegani from in “LA CORONA DI FERRO” di Alessandro Blasetti, 1941. Winner of Coppa Mussolini award

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Clara Calami: the first italian “Dark Lady” actress

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Clara Calamai. I think she worn Ferragamo platform shoes. Could be now

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Elsa De Giorgi – Peek-a-Boo hairstyle. Ph Venturini

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A perfect face. Elsa De Giorgi

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Amazing Beauty: Doris Duranti, the most loved by dictators

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Doris Duranti, the fascist actress, by Elio Luxardo

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Isa Mirande: the platinum italian Dietrich

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Isa Miranda, who arrived in Hollywood, was greeted with clamor by the public and by Paramount

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Skoptsy Sect: castration in the name of Christ – Eunuchi per il Regno dei Cieli

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La storia si ripete ciclicamente, esibendoci fragilità, paure, speranze, illusioni e chimere proprie dell’animo umano. Così dai «mille non più mille» al fuoco di nuove apocalissi lo spazio temporale pare ridursi a pochi attimi, e quella parte buia del Medio Evo torna a insinuarsi nel tessuto sociale, nella fede religiosa.

Questa volta siamo nella Russia di metà ‘700, regno di “Caterina la Grande“, imperatrice sedotta dalla modernità del pensiero francese, che voleva la sconfitta dell’insensatezza da parte della razionalità. Tuttavia il popolo rappresentato da Caterina II, in gran parte troppo povero, era avulso al fascino delle élite come a quello del pensiero razionale. Lo scisma del 1656 aveva diviso la società in “nuovi” e “vecchi” credenti, e a quest’ultima schiera appartenevano – dopo cento anni – i tanti contadini ridotti in miseria. Il bisogno di certezze esistenziali, la speranza – l’unica – di un riscatto post mortem, la convinzione accesa di una vicina fine dell’umanità, furono i focolai dell’incredibile e devastante ritorno al credo eretico proveniente da un passato che si credeva dimenticato.

La più importante tra le varie sette costituite in quel periodo fu quella degli “skoptsy” parola che deriva dal termine “skopets” ossia castrato. Fu infatti il tragico rituale dell’evirazione il caposaldo su cui quel credo si basò.

Ancora una volta il sesso tornò ad essere vissuto come il più terribile dei peccati, frutto proibito offerto dal demonio, tentazione irrinunciabile a cui potersi sottrarre solo mutilando e così estirpando organi e desiderio dal corpo e dall’animo. Quella fede trasse la propria identità da una alterata interpretazione del Vangelo di Matteo,  precisamente dal passo in cui è descritto il dialogo sul divorzio tra i discepoli e Cristo. Mentre loro asseriscono che per evitare la separazione, forse sarebbe meglio per l’uomo non sposare la donna, Gesù risponde: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca» (Matteo 19:11-12)

Spinti dal fanatismo più assoluto, i fedeli si convinsero che “il battesimo del fuoco” di Cristo fosse una metafora della sua castrazione, che faceva quindi del Messia il primo tra gli eunuchi. Dalla delirante rilettura dei passi biblici derivò la certezza che Adamo ed Eva fossero stati creati da Dio privi di organi sessuali e che solo dopo esser caduti in tentazione questi si sarebbero sviluppati sui loro corpi.

A indottrinare i proseliti fu il mistico fondatore della setta, Kondratij Selivanov. Il suo spaventoso motto descriveva la pratica di auto evirazione a cui si era sottoposto: «Datemi dunque la mia spada, ché tagli con la destra la testa del serpente

Serafico nell’aspetto, dotato di notevole intelligenza e grande magnetismo, segnò la storia delle Russia, terra sempre attratta da personaggi carismatici e scismi religiosi. In breve riuscì a spopolare tra le genti, passando dalla campagna ai salotti alla moda dell’aristocrazia di San Pietroburgo e Mosca. All’interno di quelle stanze, sempre al piano superiore della casa, metafora del Cielo, il santone si presentava disteso su un baldacchino, con indosso paramenti sontuosi, circondato da scenografie mistiche fortemente evocative, ossessive.

Divisi per camere in base al sesso, i presenti, tra loro molti bambini, ardevano ipnotizzati dalla presenza del “dio fatto uomo”, e in rituali che dallo spirituale sfociavano nel turpe, si abbandonavano a canti e danze scatenate, isteriche. Spesso durante queste cerimonie avveniva che i «maestri» usassero forbici e coltelli per intervenire sul corpo e sull’anima degli iniziati. Così alle donne era praticata l’amputazione del seno, e la “clitoridectomia” con l’ablazione di parte delle piccole e grandi labbra. Agli uomini, anche ai fanciulli, era invece inflitta l’asportazione dello scroto e dei testicoli. Spaventoso era il rituale del «sigillo imperiale» che invece prevedeva la completa evirazione del pene. Al termine degli interventi i nuovi eunuchi urlavano: «Cristo è risorto.»

Le oblazioni dei nobili introdussero sempre maggior denaro nelle casse dei maestri della setta, i quali assetati di ricchezza presero a ostacolarsi l’un l’altro, fino a sancire con denunce e maldicenze il proprio epilogo. Nel 1820 anche Selivanov venne arrestato, fatto che inflisse il corpo mortale agli skoptsy. Un ultimo baluardo della congrega si registrò in Romania intorno al 1880.

Kondratij, uomo che passò dalla povertà della vita contadina ai palazzi di potere degli Zar, morì a centodue anni, non riuscendo solo per poco ad assistere alla nascita di colui che avrebbe oscurato la sua presenza per fama o infamia, Grigorij Efimovič Rasputin, ma questa è un’altra storia.

Luciano Lapadula

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History repeats itself cyclically, exhibiting fragility, fears, hopes, illusions and chimeras of the human soul. So from the “thousand no more thousand” to the fire of new apocalypses the temporal space seems to be reduced to a few moments, and that dark part of the Middle Ages returns to creep into the social fabric, into religious faith.

This time we are in mid-eighteenth-century Russia, the reign of “Catherine the Great”, an empress who looked at the modernity of French thought, which at the time wanted the defeat of senselessness on the part of rationality. However, the people represented by Catherine II, largely too poor, were free from the charm of the elites as well as that of rational thought. The schism of 1656 had divided society into “new” and “old” believers, and to this last group belonged – after a hundred years – the many farmers reduced to poverty. The need for existential certainties, the hope – the only one – of a post mortem redemption, the burning conviction of a near end of humanity, were the outbreaks of the incredible and devastating return to the heretical belief from a past that was thought to have been forgotten .

The most important  sect constituted in that period was that of the word “skoptsy” which derives from the term “skopets” or castrated. It was in fact the tragic ritual of the emasculation the cornerstone on which that creed was based.

Once again sex returned to being lived as the most terrible of sins, the forbidden fruit offered by the devil, an indispensable temptation to be escaped only by mutilating and thus extirpating organs and desire from the body and soul. That faith drew its own identity from an altered interpretation of the Gospel of Matthew, precisely from the passage in which the dialogue between the disciples and Christ on divorce is described. While they assert that to avoid it, perhaps it would be better for the man not to marry the woman, Jesus answers them: “All cannot accept this saying, but only those to whom it has been given: 12 For there are a]”>[a]eunuchs who were born thus from their mother’s womb, and there are eunuchs who were made eunuchs by men, and there are eunuchs who have made themselves eunuchs for the kingdom of heaven’s sake. He who is able to accept it,let him accept it.”(Matthew 19: 11-12)

Driven by the most absolute fanaticism, the faithful were convinced that the “baptism of fire” of Christ was a metaphor of his castration, which therefore made the Messiah the first among the eunuchs. From the delirious rereading of the biblical passages came the certainty that Adam and Eve were created by God devoid of sexual organs and that only after falling into temptation would they develop on their bodies.

The mystic founder of the sect, Kondratij Selivanov, indoctrinated the proselytes. His frightful motto described the practice of self-castration to which he had submitted: “Give me then my sword, for you cut the serpent’s head with your right hand.”

Seraphic in appearance, endowed with considerable intelligence and great magnetism, he marked the history of Russia, a land always attracted by charismatic characters and religious schisms. In short, he succeeded in depopulating among the peoples, passing from the countryside to the fashionable salons of the St. Petersburg and Moscow aristocrats. Inside those rooms, always on the top floor of the house, a metaphor of Heaven, the saint stood out on a canopy, wearing sumptuous vestments, surrounded by mystical, strongly evocative, obsessive sets.

Divided into rooms based on sex, those present, among them many children, burned hypnotized by the presence of the “god made man”, and in rituals that flowed from the spiritual into the absurd, were abandoned to hysterical songs and dances. Often during these ceremonies it happened that the “masters” used scissors and knives to intervene on the body and soul of the initiates. So women were given breast amputation, and “clitoridectomy” with the ablation of part of the small and large lips. For men, even for children, the removal of the scrotum and the testicles was instead inflicted. The ritual of the “imperial seal” was rather frightening, which instead provided for the complete emasculation of the penis. At the end of the interventions the new eunuchs shouted: “Christ is risen.”

The oblations of the nobles introduced more and more money into the coffers of the masters of the sect, who, thirsty for wealth, began to obstruct one another, until their epilogue was ratified with denunciations and slander. In 1820 also Selivanov was arrested, which inflicted the mortal body on skoptsy. One last bastion of the coven was registered in Romania around 1880.

Kondratij, a man who passed from the poverty of peasant life to the palaces of power of the Tsar, died at one hundred and two years, not being able to witness the birth of one who would have obscured his presence for fame or infamy, Grigorij Efimovič Rasputin, but this is another story.

Luciano Lapadula

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Kondratii Selivanov

Kondratii Selivanov, (Кондратий Селиванов) founder of Skoptsy-movement. Drawing from early 19th cantury

from The Study of the Scopic Heresy 1844

From: “Study of the Skoptsy Heresy” – 1844

Devices for emasculating

razor blades and knives used for emasculation

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Russian man and woman portrayed in a cabinet card. she shows her amputated breasts

Skoptsy evirated boy

Sad young boy in a cabinet card shows his penis amputated according to the practice that they called “imperial seal”

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Fashion and Make-Up from Silent Movies

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Fatali, struggenti, maledette: le donne del cinema muto hanno lanciato mode dell’assurdo, che racconto nel mio libro. Per voi un breve estratto nel video.

Fatal, tormenting, cursed: the women of silent cinema have launched fashions of the absurd, which I tell in my book. A short excerpt in the video for you.

From my book: “The Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume”

Dal mio libro: “Il macabro e il grottesco nella Moda e nel Costume”


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From Auschwitz to Balenciaga: ex model history

Nonostante l’esistenza avvolta da una cupa aurea, pare la vita offra ad alcuni esseri umani un sentiero illuminato dalla fortuna, consegnandoci un testamento che provoca sgomento e biasimo. Sono storie come questa, fatte di percorsi paradossali, che al buio dell’anima affiancano i lustrini dell’alta moda.

Brigitte Höss nacque in Germania il 18 agosto del 1933: una bella bambina bionda, molto più fortunata di altri suoi coetanei ebrei. Suo padre, Rudolf, era il direttore del campo di sterminio di  Auschwitz, che quei bambini e quegli ebrei li uccideva quotidianamente e con brutalità. Brigitte visse la propria infanzia passando da un campo di concentramento all’altro: Dachau fino a 5 anni, Sachsenhausen fino ai 7, e Auschwitz sino agli 11 anni. Qui abitò in una villetta lussuosa, che lei definì “il paradiso”, arredata con mobili e opere d’arte sottratte agli internati .

 

ENLGISH translation at the bottom of the page

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Auschwitz commander's daughter brigitte hoss balenciaga model luciano lapadula

Auschwitz commander’s daughter Brigitte Hoss with sister and brothers

Domestici, parrucchieri, musicisti, provenivano anch’essi dal lager che confinava con il curatissimo giardino in cui la bambina passava ore di gioco, osservando i prigionieri nelle loro divise a righe. Il prato inglese era illuminato da una bella piscina con scivolo: in alcune immagini Rudolf in divisa guarda i bambini felici mentre vi si tuffano, dietro di loro si inarcano le grigie cupole del campo della morte. Da una finestra, in alto, i figli assistevano spesso allo spettacolo funereo, personificato da centinaia di donne, uomini, bambini, in fila per entrare nelle camere a gas e nei forni crematori.

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Auschwitz

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I piccoli Hoss riuniti per colazione a cento metri dal forno crematorio

Perduta la guerra e prima che potesse fuggire in Sud America, suo padre fu catturato, processato e impiccato, mentre il resto della famiglia riuscì a salvarsi. Così, in Spagna, il fosco passato di Brigitte venne occultato: nella seconda meta degli anni ’50 la bambina ariana era ormai una bella ragazza al punto che intraprese la carriera di modella per Cristobal Balenciaga. Le divise a righe vestite da ragazze come lei qualche anno prima, sparirono dai ricordi di Brigitte sotto la luce delle passerelle di uno tra i più prestigiosi marchi di moda del New Look.

brigitte hoess hoss nazi model modella balenciaga

Brigitte Hoss

Il ritrovato benessere aveva spazzato il dolore dall’esistenza delle nuove generazioni, si cercò di dimenticare la disgrazia, l’olocausto, la povertà più estrema, e questo Brigitte lo fece sino alla sua morte, giunta qualche anno fa. Nelle ultime interviste rilasciate, sostenne infatti che il numero delle vittime trucidate dai nazisti impegnati nello sterminio di massa era probabilmente assai inferiore a quanto dichiarato ufficialmente, e che “Rudolf Hoss” non era un mostro, ma un soldato che eseguiva degli ordini. L’orrore della sue gesta, l’odore acre della morte che si trasformava in una grande nuvola grigia sopra il cortile, pare non abbiano turbato l’animo della ex modella, né intaccato l’immagine che aveva del padre, antieroe celebre per la propria brutalità, ma da lei definito come l’uomo più dolce del mondo.

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Rudolf Hoess with executioners

Dopo l’esperienza da Balenciaga, durata tre anni, nel 1961 Brigitte si sposò e visse utilizzando il cognome del marito, nascondendo in tal modo il proprio passato. Un ebreo fuggito in America dopo “la notte dei cristalli” le offrì un lavoro come responsabile nella sua boutique di moda a Washington. La donna serbò il proprio segreto per 40 anni, fino a quando una sera, da ubriaca, lo confessò al proprio titolare, che tuttavia non la ritenne colpevole per i crimini perpetrati dal padre. L’uomo scampato miracolosamente alla morte, fu in grado di non serbare rancore, e di prendersi cura di lei, che concludeva la propria esistenza senza aver superato, forse, il trauma di aver avuto un padre assassino.

ENGLISH:

Despite an obscure existence, life seems to offer to some humans a path illuminated by luck. There are stories like this, made of paradoxical paths, mixed from the dark of the soul to the high fashion lights. Brigitte Höss was born in Germany on August 18, 1933: a beautiful blonde girl, much more fortunate than her other Jewish peers. Her father, Rudolf, was the first commander of the Auschwitz camp, which these children and those Jews exterminated daily and brutally. The little Brigitte lived in her childhood from a concentration camp to the other: Dachau up to 5 years old, Sachsenhausen until 7, and Auschwitz up to 11 years old. Here she lived in a luxurious chalet, that she called “paradise”, furnished with furniture and works of art stolen from lager’s prisoners. Households and staffs also came from the lager bordering the beautiful garden where the little girl spent hours playing, watching the prisoners in their striped uniforms. That garden was illuminated by a beautiful pool with a slide: in some pictures Rudolf – in uniform – looks at the happy children as they plunge, the gray domes of the death camp revolve behind them. From a window upstairs, the children often attended the funeral show, embodied by hundreds of women, men, children, in a row to enter the gas chambers and crematoriums. Lost the war and before he could flee to South America, his father was captured, tried and hanged while the rest of the family escaped. So, in Spain, Brigitte’s obscure obsession was concealed: in the second half of the 1950s, the Aryan girl was now a beautiful girl and started a model career for Cristobal Balenciaga. The striped dresses dressed worned by girls, a few years ago, disappeared from Brigitte’s memories in the light of the most prestigious New Look fashion brands. The new kind of life swept away the pain from the existence of the new generations, tried to forget the misfortune, the holocaust, the most extreme poverty, and this Brigitte did so until her death a few years ago. In the latest interviews, she claimed that the number of victims killed by the Nazis involved in massacre was probably far lower than what was officially declared, and that “Rudolf Hoss” was not a monster, but a soldier who executed orders. The acrid smell of death that turned into a big gray cloud above the courtyard, seemed not to have disturbed the soul of the ex model. After three years of experience with Balenciaga, in 1961, Brigitte married and lived using her husband’s surname, hiding her past. A Jewish man who fled to America after the “Crystal Night” offered her a job as responsible in his fashion boutique in Washington. She kept her secret for 40 years, until one night she was drunk and confessed her past to the manager, but he did not consider her guilty of her father’s crimes. The man miraculously fled to death, was unable to maintain grudging and he took care of her, she was ending her own existence without perhaps overcoming the trauma of having a murderous father.

Brigitte Hoss, the daughter of Nazi Rudolph Hoss, in her Virginia home. Her father was the commandant of Auschwitz

Brigitte Hoss in her room during last years of her life. Image courtesy Getty Images.

 

 

 

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VETEMENTS x Levi’s denim shorts: More than Trash

Vetements collabora con lo storico marchio del denim “Levi’s” e producono un jeans per donna, modello shorts (nulla di nuovo anzi..) con una vistosa zip che partendo dal davanti si apre sul retro al centro di due (a mio avviso bruttissime) toppe.

Questo tipo di chiusura lampo non è anch’essa una novità, essendo presente da cento anni ormai su numerosi capi di lingerie dal gusto fetish, oltre che esser stata utilizzata durante gli anni del Punk prima, e del Goth poi.

Non entro nel merito del gusto rispetto al capo, discutibilissimo a mio avviso, ma sempre personale. L’aspetto che invece mi lascia perplesso, come spesso ormai accade, è nel messaggio di sponsorizzazione esercitato dal sito Vogue Italia. All’interno del social Facebook, nella sua pagina, oltre che sul sito internet istituzionale, qualcuno – mi piacerebbe tanto scoprire chi – scrive in proposito:

“Vetements ha annunciato la novità postando su Instagram uno scatto che ritrae uno dei nuovi modelli con zip posteriore aperta e lato B in bella vista. E la risposta dei follower è stata molto positiva. Del resto, nell’era digitale dove il diktat è mostrare il più possibile un tale modello non poteva che riscuotere grande successo.”

Segue questa immagine, davvero raffinata:

vetemens per levi's horrible voulgar jeans denim vogue italia trash

da Vogue Italia

Ho personalmente cercato l’indumento sul sito che si occupa della vendita, indicato da Vogue Italia. Questo pezzettino di jeans costa 850 euro.

Adesso rifletto sulle parole, che scuotono la mia coscienza, utilizzate da chi scrive per un sito che dovrebbe essere paladino delle donne prime, e dell’eleganza poi: “lato B in bella vista” .. “nell’era digitale dove il diktat è mostrare il più possibile un tale modello non poteva che riscuotere grande successo“.

L’orrore e la volgarità riducono la femminilità a un sedere esibito malamente, si scontrano con il tempo tragico in cui vive la donna, abusata, violentata, vessata, uccisa. Quel che conta è apparire, possedere una taglia XS e un sedere all’altezza di essere oscenamente esposto a tutti, con la promessa di una rapidissima ulteriore esposizione grazie a una zip tirata giù da qualcun altro dal retro di un brandello di jeans che ricordo costa 850. La mia critica, se così si può chiamare, non condanna nessuno, ma si limita sia ben chiaro, a osservare un fenomeno che è purtroppo lo specchio dei tempi che viviamo.

Luciano Lapadula

 

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Vetements collaborates with the historical brand of Denim “Levi’s” and produce jeans for women, pattern shorts (nothing new indeed ..) with a visible zip that starting from the front overlooks the back in the middle of two (ugly in my opinion) patches.

This type of zipper is not too new, being present for a hundred years attached to many lingerie items from fetish taste, as well as having been used during the years of Punk before, and Goth after. I am not interested about that kind of (ugly) shorts.

The thing that puzzles me personally, as often happens now, is the sponsorship message exercised by the Italian Vogue website. Within the social Facebook, in its page as well as on the corporate website, someone – I would love to find out who – writes: “Vetements announced the new posting on Instagram a shot that portrays one of the new models with rear zip open and the B side in plain view. and the answer of followers has been very positive. Moreover, in the digital age where the diktat is to show as much as possible such a model could only be very successful. ”

Now I reflect on the words, shaking my conscience, used by the writer for a site that should be a champion of the first women, and elegance then.

My criticism, if you can call it, does not condemn anyone, but simply mind you, to observe a phenomenon that is unfortunately the mirror of the times that we live.

Tarakànova Princess: history of a tragedy

Bella come la più tragica tra le figure femminili nella storia, enigmatica come una sciarada senza tempo, la giovane principessa Tarakànova fece la propria comparsa sulle scene della politica nel 1772, durante il regno della Zarina Caterina II di Russia.

Alla morte di Elizaveta Petròvna, figlia di Pietro il Grande, la giovane comparve dall’ombra dell’ignoto sotto il nome di principessa Vladimirskajaasserendo di essere la figlia segreta, unica erede, della deceduta imperatrice e per tanto legittima erede al trono.

Minata nel ruolo di sovrana, Caterina II ordinò che la giovane, rifugiatasi in Italia, fosse catturata. Avrebbe dovuto occuparsi del rapimento il Conte Grigorij Orlòv, che tuttavia una volta incontrata la donna se ne innamorò perdutamente, venendo corrisposto. Giunti in Russia a bordo di una nave, il giovane cercò in ogni modo di salvarle la vita, scoperto, venne insieme a lei condannato a morte.

Come nelle favole dall’epilogo più triste, la bella principessa fu imprigionata nella fortezza dei SS. Pietro e Paolo a Pietroburgo, dove circondata da topi e avvolta dalle tenebre morì, secondo la leggenda, annegando in seguito alla storica inondazione del 1777. Altre fonti invece asseriscono la bella sia morta nella sua cella durante il 1775, malata di tisi.

Pittori, letterati e registi internazionali hanno dedicato a questo controverso e affascinante personaggio tele intense, pagine drammatiche e metri di pellicola intrisi di sentimento. Una curiosità, nel film del 1938 compaiono due artisti ancora sconosciuti: Anna Magnani, nel ruolo di un’aggressiva cameriera, e Alberto Sordi in quello di uno studente condotto al patibolo. Alberto era giovane e la barba non gli era cresciuta, dovette indossarne una posticcia realizzata dal truccatore di scena.

Ecco alcune significative immagini.

Luciano Lapadula

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As beautiful as the most tragic female figures in history, enigmatic as a timeless charade, the young princess Tarakanova made her appearance on the political scene in 1772, during the reign of the Tsarina Catherine II of Russia. On the death of the Empress Elizaveta Petròvna, daughter of Peter the Great, under the name of Vladimirskaja princess, the girl appeared from the shadows of the unknown claiming to be her secret daughter and therefore legitimate to the throne. Worried to loose her  role of Empress, Catherine II ordered that the woman, refuges in Italy, was captured by Count Grigory Orlov, who however once met the woman fell in love with her.

Once in Russia on board a ship, the young man did all he could to save her life, when their love story was discovered, the both were sentenced to death. As in the saddest tales, the beautiful princess was imprisoned in the fortress of SS. Peter and Paul, surrounded by rats and shrouded by darkness she died, according to legend, drowned after the historic flooding that took place in St. Petersburg in 1777. Other sources assert she ed in her cell in 1775. Painters, writers and international filmmakers dedicated to this controversial and fascinating character, intense paintings, dramatic pages and meters of film soaked feeling.

 Here are a few pictures.

Luciano Lapadula

Risultati immagini per TARAKANOVA Grigorij Danilevskij

“La principessa Tarakànova”, Gregorij Danilevskij, 1883

FLAVITSKY princesa tarakànova dying in prison luciano lapadula wordpress blog fashion macabre book

Konstantin Flavitsky: Princess Tarakanova, drowning in the Peter and Paul Fortress at the Time of the Flood, c. 1864, oil on canvas. State Tretyakov Gallery, Moscow.

FLAVITSKY, Konstantin Dmitriyevich (1830-1866) Princess Tarakanova, in the Peter and Paul Fortress at the Time of the Flood, detail 1864

Konstantin Dmitriyevich FLAVITSKY, (1830-1866) Princess Tarakanova, dying in the Peter and Paul Fortress at the Time of the Flood, detail 1864

princess-tarakanova v.mikulina movie 1910

Frame from a movie by Kaj Hansen e A.Maitre. “Pincess tarakanova”, with V. Mikulina, 1910

Tarakanova is a 1930 French historical drama film directed by Raymond Bernard and starring Édith Jéhanne

Tarakanova Movie Poster,1930 French historical drama film directed by Raymond Bernard and starring Édith Jéhanne

Édith Jéhanne in Tarankova movie frame

tarankova poster

Tarakanova Movie Poster

Édith Jéhanne in Tarankova

Édith Jéhanne in Tarankova, 1930

tarakanovie poster movie film

Poster from the movie, 1930

tarakanova movie poster

Poster from the Movie, 1930

pricesa tarakanova 1938 movie poster

Princesa Tarakanova, 1938. Cast movie: Annie Verany and Pierre Richard Willm, Pricesa Tarakanova, with the collaboration of filmaker Mario Soldati

Mario Soldati anna magnani alberto sordi la principessa tarakanova film postr 1938

Fedor Ozep with Mario Soldati, Fascism ads movie poster, 1938 Italian edt

Tarakanova movie 1938 french editions

Princess Tarakanova, French Poster edt, 1939

Édith Jéhanne tarakanova

Édith Jéhanne as Soeur Dosithée in Tarakanova,1930

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Portraits of prostitutes from 100 years ago

Misterioso e schivo E.J. Bellocq nel 1910 iniziò la propria carriera di fotografo in America, dilettandosi con la realizzazione di immagini a fine commerciale. Svolse la propria attività a New Orleans, dove nel quartiere a luci rosse di Storyville realizzò centinaia di fotografie immortalando prostitute colte in pose sensuali, intime, drammatiche. Il quartiere venne distrutto nel 1917, e furono perduti anche moltissimi scatti di Bellocq, che morì in solitudine nel 1949. La gloria, postuma, lo vide trionfare solo a partire dal 1966, quando Lee Friedlander scoprì in un antiquario a New Orleans sue numerose inedite fotografie, che divennero presto oggetto di importanti mostre e pubblicazioni, tra cui Storyville Portraits (1970) e Red Light District of New Orleans (1996).

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Mysterious and shy E.J. Bellocq in 1910 began his career in USA as a photographer, delighting with the creation of images for commercial purpose. He carried out his activities in New Orleans, where he realized hundreds of photographs immortalizing prostitutes in the red light district of Storyville. They were caught in sensual poses, intimate, dramatic. The neighborhood was destroyed in 1917, and were lost too many shots of Bellocq, who died in solitude in 1949. The glory, posthumous, saw him triumph only since 1966, when Lee Friedlander discovered in an antique shop in New Orleans his numerous unpublished photographs, which soon became the subject of major exhibitions and publications, including Storyville Portraits (1970) and Red Light District of New Orleans (1996).

© COPYRIGHT Luciano Lapadula

Some photos – Alcune immagini:

Storyville Portrait, New Orleans

Storyville Portrait, New Orleans

Risultati immagini per e. j. bellocq

Risultati immagini

E’ mezzanotte, la ragazza beve mente Bellocq realizza lo scatto. Splendide le sue calze a strisce, bellissima la miniatura di un salottino esposta al piano più basso del mobiletto:

Storyville Portrait, New Orleans

it is midnight and she is drinking. I love the thumbnail of the living room located on the lower floor of the display. Love her stripes socks.

Storyville Portrait, New Orleans

Body and soul decay, no more mistery.

Storyville Portrait, New Orleans

she wears a jumpsuit

Immagine correlata

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